I bambini più piccoli in una classe hanno più probabilità di ricevere una diagnosi di ADHD

All’interno di una classe, i bambini più piccoli sono quelli che hanno più possibilità di ricevere una diagnosi di ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), quando in realtà, secondo uno studio pubblicato recentemente online, il loro comportamento irrequieto può essere dovuto alla relativa immaturità.

In molte scuole degli USA c’è un termine, fissato al primo settembre, per iscrivere i bambini negli asili. I bambini nati ad agosto entrano per un soffio, mentre quelli nati a settembre devono aspettare l’anno successivo.

“Potete senza dubbio immaginare come due bambini della stessa classe. ma con quasi un anno di differenza. possano essere visti in modo diverso dall’insegnante o dal personale che deve valutarli” dice il dottor Anupam Jena della Harvard Medical School. “Un anno di differenza, quando se ne hanno cinque o sei, significa molto.”

Basandosi su un campione di circa 400.000 bambini, il New England Journal of Medicine riporta che quelli nati ad agosto hanno circa il 35% di possibilità in più di ricevere una diagnosi di ADHD e di essere curati di conseguenza.

L’ADHD viene diagnosticato nello 0,8% dei bambini nati in agosto, contro lo 0,6 di quelli nati in settembre. A livello nazionale le diagnosi di ADHD si aggirano intorno al 5%, ma il dato include bambini dai 2 ai 17 anni, mentre questo studio si concentra su quelli dai 4 ai 7.

I ricercatori non hanno riscontrato questa discrepanza negli Stati che non adottano il termine per le iscrizioni a settembre, né hanno individuato nei nati ad agosto altre differenze a livello medico.

L’effetto di questo sistema di iscrizioni spiega solo una piccola parte dei casi di ADHD. Per i ragazzi nati in agosto, secondo Jena, circa una diagnosi su quattro può risultare scorretta. “Gli insegnanti, i consulenti, i presidi dovrebbero essere consapevoli di questa possibilità.”

Il personale scolastico è quello più incline a parlare di ADHD e suggerire che i genitori facciano visitare i figli da un pediatra.

Jeffrey Newcorn, psichiatra e pediatra del Mount Sinai Medical Center di New York, dove dirige il reparto dedicato all’ADHD e ai disturbi dell’apprendimento, sostiene che lo studio sia utile ma sottolinea come si debba essere estremamente prudenti nel parlare di diagnosi sbagliate per i bambini più piccoli: potrebbero forse essere diagnosi precoci, a cui si sarebbe comunque arrivati nel giro di un anno o due.

Secondo il professor Stephen Hinshaw, ricercatore di Berkeley, nonostante questo non sia il primo studio sull’argomento risulta più credibile a causa del vasto campione utilizzato, ricavato inoltre da registri assicurativi e quindi da dati oggettivi.

Questi risultati sottolineano le carenze nel sistema di valutazione dell’ADHD, continua Hinshaw: “In effetti, sono molti i fattori che in un bambino possono portare a una erronea diagnosi di ADHD: traumi, classi sovraffollate, patologie come ad esempio l’epilessia, o altre condizioni di origine psichiatrica come ansia e depressione.”

Basandosi sui dati della assicurazioni mediche, però, si possono tralasciare dati importanti. “Non sappiamo poi molto sul ‘come’ e sul ‘perché’ di questi risultati” afferma Meredith Bergey, sociologa alla Villanova University. “È davvero difficile capire come si sia arrivati a queste diagnosi, basandosi semplicemente su dati assicurativi.”

Quella di ADHD non è una diagnosi semplice come può essere quella di un’otite. Bergey sostiene che dovrebbe esserci un processo molto più ponderato. “Che succederebbe se l’insegnante partecipasse alla diagnosi insieme ai genitori e ai medici?” Si avrebbe la possibilità di una conclusione maggiormente informata, che tenga conto di fattori potenzialmente importanti come l’età del bambino.


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