Congo

Repubblica Democratica del Congo: ebola, guerra e carestia

di Luca Mario Nejrotti

Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) si sta diffondendo quella che è già la seconda epidemia più grave di ebola, con 471 casi e 273 decessi registrati.

Una risposta decisa.

Anche se il governo, la World Health Organization (WHO), e gli alleati internazionali hanno condotto una campagna tempestiva d’intervento, anche attraverso un vaccino sperimentale, i casi sono raddoppiati in ottobre (vedi, vedi e vedi).

Le epidemie di Ebola, quando incontrollate, possono diffondersi rapidamente, e se la violenza nel paese si intensificasse (vedi), potrebbe compromettere una risposta efficace.

Intanto, nell’ultimo periodo molti casi hanno origini ignote e questo denuncia il fatto che il tracciamento dei contatti con persone malate non funziona, o è comunque troppo impreciso: dopo decenni di crisi umanitarie, la sfiducia della comunità è profonda, la condivisione di informazioni e la cooperazione sono molto scarse.

L’apocalisse.

È amaramente ironico che nel paese africano più ricco di risorse minerarie, gran parte delle quali fondamentali per l’industria tecnologica moderna, si assista all’azione concomitante di tre cavalieri dell’apocalisse: alla guerra civile si aggiunge la carestia (dovuta anche alle periodiche invasioni di bruchi, non controllati a causa dei continui disordini che agitano il paese) e la malattia.

L’incertezza dovuta alle elezioni previste per il 23 dicembre impedisce una risposta concertata tra governo e partner internazionali e la sicurezza delle missioni umanitarie non è garantita.

Raccomandazioni chiave.

L’articolo su Jama riporta alcuni spunti importanti, frutto della consultazione di esperti di salute pubblica, assistenza umanitaria, sicurezza, antropologia e diritti umani. Si tratta di proposte di interventi coordinati, diretti dall’OMS e dal governo nazionale in modo da impedire lo svilupparsi di iniziative indipendenti e puntuali che comporterebbero uno spreco di risorse e un potenziale peggioramento della crisi.

In primo luogo, è necessaria una risposta politica internazionale e locale d’alto livello: si dovrebbero coinvolgere tutte le parti, inclusa la RDC e l’Unione africana, per impedire gli attacchi armati da parte delle milizie agli operatori sanitari e per raggiungere una maggiore preparazione negli Stati vicini; è inoltre necessario un piano di emergenza per sostenere la risposta se la sicurezza peggiora.

Sarà poi indispensabile un dispiegamento di forze e risorse maggiore: gli Stati Uniti, insieme agli altri alleati e alle Nazioni Unite, dovrebbero sviluppare un piano per schierare personale sanitario nel Nord Kivu prima che i focolai degenerino in una crisi internazionale del virus.

Non bisogna dimenticare le risorse locali: gli istituti sanitari e di ricerca congolesi hanno un bagaglio di esperienza sul trattamento di epidemie che può essere sfruttato a patto di fornire a questi istituti le risorse necessarie per svolgere a pieno regime la propria attività.

Ragionare sul lungo periodo.

L’epidemia sembra destinata a durare: è quindi importante che gli interventi siano pianificati sul lungo periodo, formando nuovi operatori sanitari a sostenere una risposta prolungata al diffondersi dell’ebola e pianificando strutture e protocolli per gestire queste epidemie anche in futuro.

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ha raggiunto un nodo pericoloso, la sfida per il futuro è quella di creare gli strumenti per reagire e combattere il diffondersi di malattie in contesti in cui l’insicurezza militare ostacola i normali protocolli d’intervento.

 

Fonti.

http://www.meteoweb.eu/2018/12/ebola-congo-virus-casi-morti/1190065/

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2717586

https://www.tpi.it/2018/06/06/repubblica-democratica-congo-cosa-succede/

https://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2018/10/17/news/ebola_in_congo_-209172750/