Cambiamenti climatici: gas serra ancora in crescita

di Luca Mario Nejrotti

Il 2018 sarà, secondo gli esperti, il peggiore per la produzione dei gas responsabili dei cambiamenti climatici: Cina e USA tra i principali colpevoli delle emissioni di CO2.

Troppo tardi.

Nonostante alcuni deboli segni positivi, come l’anticipo della Cina sui traguardi di taglio alle emissioni inquinanti (vedi), la situazione appare disperata: secondo i dati del Global Carbon Project (vedi e vedi) le emissioni dopo alcuni anni di stasi avranno raggiunto livelli massimi nel 2018. Colpa di Cina e USA, ma anche della deforestazione incontrollata e dello sfruttamento intensivo degli allevamenti in tutto il globo.

Proprio in questi giorni si è riunito il COP24 in Polonia (vedi). La conferenza mondiale sul clima dell’ONU dovrebbe dettare l’ultima stringente tabella di marcia per salvare il pianeta.

Il problema, dopo gli accordi di Parigi, è meramente politico: tagliare significativamente le emissioni di CO2 significa affossare un intero settore produttivo, quello dei combustibili fossili. Ovviamente nel contempo si favorirebbe quello delle energie pulite, ma la riconversione richiederebbe capacità e volontà, da parte dei decisori politici, che in parte mancano proprio e in parte non si vogliono applicare, per eludere le inevitabili tensioni sociali che si accompagnerebbero a questo mutamento radicale.

Problema globale.

È sicuramente vero che la Cina è il principale produttore di anidride carbonica e che gli USA, ritirandosi dagli accordi di Parigi hanno forse vibrato un colpo mortale alla possibilità di mitigare il cambiamento climatico (vedi); in Brasile il nuovo governo conservatore probabilmente non metterà la protezione della Foresta amazzonica tra le proprie priorità e l’India, a causa del programma di sviluppo governativo che vuole portare elettricità alla popolazione che ancora non vi ha accesso, ha incrementato il proprio consumo di carbone.

È, però, anche vero, più vicino a noi, che proprio la Polonia, dove si svolge il COP24, è il principale produttore di carbone d’Europa, una nazione in cui 4 abitazioni su 5 si scaldano grazie a questo combustibile. La Germania, che pure aderisce ai protocolli parigini, usa il carbone come fonte d’energia privilegiata e la Francia non solo continua ad affidarsi al nucleare, che da tempo non è più considerato una valida alternativa ai combustibili fossili, ma possiede decine di centrali a carbone in tutto il mondo.

Inoltre, nel momento in cui il governo francese ha deciso di introdurre una tassazione sui combustibili fossili, con conseguente aumento del prezzo del diesel di 6,5 centesimi di euro al litro, come suggerito dai protocolli di protezione dell’ambiente, l’intera nazione è insorta ed è stata messa a ferro e fuoco, obbligando Macron a capitolare (vedi). Colpa dei decisori politici che non hanno fornito gli strumenti per comprendere la necessità delle nuove regole, e che nemmeno hanno proposto valide alternative e protezioni perché queste norme non pesassero sulle tasche della popolazione.

Alcuni successi.

D’altronde si segnalano investimenti da parte dei governi e delle imprese nel settore dell’energia eolica e solare: in alcuni luoghi, oggi, il costo della costruzione di nuovi impianti solari o generatori eolici è competitivo con le nuove centrali a carbone.
Tuttavia, spesso la crescita dell’energia solare ed eolica soddisfa una domanda aggiuntiva di energia elettrica nelle economie in crescita, piuttosto che mettere fuori produzione vecchi impianti a carbone. Quindi non si ha necessariamente una riduzione delle emissioni di CO2 (vedi).

Il caso della Francia è un monito ai decisori politici di cui il congresso polacco dovrà tenere conto: le strategie di protezione dell’ambiente non possono essere calate dall’alto su una popolazione che ha vissuto lo sfruttamento industriale e si vede ora toccare nel vivo dei pochi privilegi guadagnati per arginare i danni che quello stesso sfruttamento ha causato. Occorrono piuttosto politiche integrate che tengano conto dei bisogni della popolazione e propongano valide alternative.

La sfida ambientale si complica e il tempo si riduce sempre di più.

Fonti.

http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/clima-lonu-applaude-alla-cina-tagli-alle-emissioni-raggiunti-tre-anni-danticipo/

https://valori.it/emissioni-co2-record-cina-e-usa/

http://www.globalcarbonproject.org/

http://www.cop24.katowice.eu/

https://www.tempi.it/gilet-gialli-e-cina-rossa-spaventano-gli-ambientalisti-verdi-di-tutto-il-mondo/

https://www.npr.org/2018/12/05/673821051/carbon-dioxide-emissions-are-up-again-what-now-climate?t=1544257460326