Conflitti d’interesse, sempre d’attualità

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Sembra quasi che, sui grandi quotidiani statunitensi, ci sia uno spazio dedicato al tema dei conflitti di interesse in sanità. La notizia di questi giorni riguarda una sorta di primatista dell’opacità – il professor José Baselga – noto oncologo del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York che nello scorso settembre era stato giustamente accusato di non aver dichiarato gran parte dei compensi ricevuti da industrie farmaceutiche, al punto di essere costretto a dimettersi. “Ammetto le mie responsabilità”, aveva successivamente detto chiedendo scusa ai colleghi della propria istituzione (1). Una scelta normale per un contesto come quello statunitense dove la credibilità del sistema e delle istituzioni – pubbliche o private – è la stella polare per tutti gli operatori. Una scelta sorprendente, forse, per altri Paesi che in casi del genere vedono solitamente i professionisti stringersi intorno ai colleghi accusati, responsabili al massimo di una leggerezza.

L’approccio anglosassone – certamente intransigente – ha portato alla dimissione dello stesso Baselga anche dal comitato scientifico di una prestigiosa rivista specialistica – Cancer Discovery – pubblicata dalla American Association for Cancer Research (AACR): “Il dottor Baselga non ha aderito ai più alti standard riguardanti la dichiarazione di conflitto di interessi che l’Associazione si aspetta dagli esponenti dei propri comitati scientifici”, ha dichiarato la AACR. Di nuovo, pure il New York Times ne ha dato notizia, sottolineando come questi avvenimenti abbiano riportato in piena luce un problema conosciuto da anni: le relazioni economiche tra medici e industrie, il più delle volte non riportate oppure parzialmente nascoste (2).

“Si sa poco di come le industrie tengano i pazienti all’amo dei propri costosi medicinali”, intitolava il Time negli stessi giorni (3). L’articolo spiega un meccanismo perverso e tipicamente statunitense, per cui un’industria può intervenire supportando con dei coupon prepagati un malato che non abbia denaro sufficiente per coprire la differenza tra le spese per i farmaci e quanto rimborsato dal sistema. Una trappola: i programmi sponsorizzati di copayment possono aiutare a ridurre i costi extra per i pazienti a breve termine, ma sono uno strumento per far crescere enormemente la spesa sanitaria del sistema incoraggiando l’uso di prodotti di costo superiore.

Una novità ingegnosa, quella descritta sul Time. Diversamente dall’oggetto di un articolo pubblicato su Atlantic nel primo numero dell’anno 2019 (4). Diverse evidenze sembrano dimostrare una relazione tra quella che è ormai definita “l’epidemia da farmaci oppiacei” e i regali delle aziende ai clinici prescrittori. Ma non avevano regolamentato questi rapporti, riuscendo infine a ridurli a pochi episodi? Non è così, spiegano gli autori rimandando anche ai “numeri” pubblicati sulla letteratura specialistica. La pressione commerciale che ha spinto i medicinali antidolorifici alimentando un consumo di gran lunga superiore al necessario è stata sostenuta anche da tecniche di marketing “old style”.

La chiave è nel sentimento di riconoscenza che inevitabilmente si instaura quando una relazione raggiunge una dimensione molto ravvicinata. “Dobbiamo stare in guardia ogni qualvolta incontriamo un venditore”, leggiamo sull’Atlantic. Sono gli stessi studi di economia comportamentale che ce lo hanno ricordato di recente. Del resto, non è una novità: anche un regalo di modesta entità o l’invito a mangiare insieme un panino nel bel mezzo di un evento di educazione continua possono instaurare o rinforzare un sentimento di amicizia che inevitabilmente si traduce in una più frequente prescrizione di medicinali prodotti dall’azienda che quello stesso panino ti ha offerto.

Meglio evitare incontri troppo ravvicinati, suggeriscono queste letture. Chissà che anche qui in Italia non sia possibile raggiungere una maggiore indipendenza…

 

Bibliografia

  1. Bin Han Ong M, Goldberg. José Baselga: I take responsibilities for failing to make appropriate disclosures. The Cancer Letter
  2. Thomas K, Ornstein C. Top cancer doctor resigns as editor of medical journal. New York Times 2018; dicembre 19.
  3. Tribble SJ. The little-known way pharma companies hook people on their costly drugs. Times 2018; 12 dicembre.
  4. Fisman R, Luca M. Did free pens cause the opioid crises? Atlantic 2019; gennaio-febbraio.