Congo

Premio Nobel per la Pace: Nadia Murad e Denis Mukwege

di Luca Mario Nejrotti

Il Norwegian Nobel Committee ha deciso di assegnare il Premio Nobel per la Pace per il 2018 a Nadia Murad e Denis Mukwege per i loro sforzi volti a porre fine all’uso della violenza sessuale come arma di guerra.

Il duplice Nobel.

Entrambi i vincitori hanno dato un contributo cruciale a focalizzare l’attenzione e a combattere i crimini di guerra di tipo sessuale. Denis Mukwege ha dedicato la sua vita alla difesa di queste vittime e Nadia Murad è la testimone che ha saputo denunciare le violenze a cui lei e migliaia di donne come lei hanno subito. Entrambi hanno quindi contribuito a dare maggiore visibilità alla violenza sessuale in tempo di guerra, in modo che gli autori possano essere perseguiti per le loro azioni. Il Nobel per la Pace 2018 è saldamente inscritto nei criteri enunciati da Alfred Nobel. Nadia Murad e Denis Mukwege hanno entrambi messo a rischio la propria sicurezza personale combattendo coraggiosamente i crimini di guerra e cercando giustizia per le vittime. Hanno così promosso la fraternità delle nazioni attraverso l’applicazione dei principi del diritto internazionale (vedi).

Nadia Murad.

Nadia Murad (vedi) è vittima di crimini di guerra. Ha rifiutato di accettare i codici sociali che impongono alle donne di rimanere in silenzio a vergognarsi degli abusi cui sono state sottoposte. Ha mostrato un coraggio non comune nel raccontare le sue stesse sofferenze e parlare a nome di altre vittime.

Nadia Murad è un membro della minoranza yazida nel nord dell’Iraq, dove ha vissuto con la sua famiglia nel remoto villaggio di Kocho. Nell’agosto 2014 lo Stato islamico (IS) ha lanciato un attacco brutale e sistematico ai villaggi del distretto di Sinjar, finalizzato a sterminare la popolazione yazida. Nel villaggio di Nadia Murad sono state massacrate diverse centinaia di persone mentre le donne più giovani, comprese le minorenni, sono state rapite e detenute come schiave sessuali. Durante la prigionia, la donna fu ripetutamente oggetto di stupro e altri abusi.

Nadia Murad è solo una delle circa 3000 ragazze e donne yazide che sono state vittime di stupri e altri abusi da parte dell’esercito.

Denis Mukwege.

Denis Mukwege, medico ginecologo, ha trascorso gran parte della sua vita adulta aiutando le vittime di violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo. Co-fondatore dell’ospedale Panzi a Bukavu nel 1999, il dott. Mukwege e il suo staff hanno curato migliaia di pazienti vittime di tali aggressioni. La maggior parte degli abusi è stata commessa nel contesto di una lunga guerra civile che è costata la vita a oltre sei milioni di congolesi.

Leggiamo sul sito del premio che “Denis Mukwege è il simbolo più importante e unificante, a livello nazionale e internazionale, della lotta per porre fine alla violenza sessuale in guerra e nei conflitti armati. Il suo principio di base è che “la giustizia è affare di tutti”. Uomini e donne, ufficiali e soldati, e autorità locali, nazionali e internazionali hanno tutti una responsabilità condivisa per denunciare e combattere questo tipo di crimine di guerra. L’importanza degli sforzi del Dr. Mukwege in questo campo è cruciale. Egli ha ripetutamente condannato l’impunità per lo stupro di massa e ha criticato il governo congolese e altri paesi per non aver fatto abbastanza per fermare l’uso della violenza sessuale contro le donne come strategia e arma di guerra”.

In particolare, il suo contributo assume un’importanza inedita in quanto non si limita a sostenere le vittime di violenza sul piano sanitario, ma ha saputo creare il One-Stop Center (OSC): un modello di assistenza innovativo, olistico, centrato sulla persona, sviluppato negli ultimi anni per i sopravvissuti alla violenza contro donne e ragazze, che comprende quattro percorsi, che coprono i bisogni di assistenza medica, psicosociale, legale e socioeconomica, che sono soddisfatti in rete e si basano sulla storia personale individuale della donna vittima di violenza (vedi).

Stupro come arma.

La Repubblica Democratica del Congo è stata teatro di un conflitto prolungato in cui la violenza sessuale è stata una caratteristica determinante, un’alta percentuale di aggressioni sessuali nel Sud Kivu sono perpetrate da combattenti armati. La protezione delle donne nel Sud Kivu richiederà nuove strategie che tengano conto della natura unica della violenza sessuale nella RDC. L’impegno con le comunità locali, le Nazioni Unite e altre organizzazioni umanitarie è necessario per creare nuovi programmi di protezione adeguati al contesto.

In un’intervista a Jama (vedi) il medico descrive come la violenza sessuale sia diventata una comune arma di conflitto: alla violenza si associano generalmente mutilazioni genitali di incredibile ferocia e lo stupro avviene spesso di fronte alla famiglia, aggiungendo lo stigma sociale e lo shock al danno fisico. Non si tratta di una motivazione sessuale, tanto che le vittime sono a volte bambini, uomini e donne anziane. Si tratta di un atto di potere e oppressione che riduce la possibilità riproduttiva della popolazione che si combatte.

Questo Nobel ha la forza di puntare i riflettori su queste violenze, inchiodando i responsabili davanti all’opinione pubblica internazionale, sperando che questo produca pressioni a livello dei governi locali.

Fonti.

https://www.nobelprize.org/prizes/peace/2018/press-release/

https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/oct/06/nadia-murad-isis-sex-slave-nobel-peace-prize

https://www.theguardian.com/world/2012/oct/26/congo-doctor-rape-victims-murder-attempt

https://journals.plos.org/plosmedicine/article?id=10.1371/journal.pmed.1002156

https://journals.plos.org/plosmedicine/article?id=10.1371/journal.pmed.1002156

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2718771