La comprensione dei fattori sociali della salute attraverso i social media

Nell’era odierna, quella digitale, l’utilizzo di Internet e dei social media la fa da padrone nelle vite di tutti noi, che si tratti di lavoro, studio, compravendita, salute o semplice passatempo. Oggi, grazie alle nuove tecnologie che hanno aperto la strada al XXI secolo, tutto è più easy: si può fare la spesa stando comodamente seduti davanti al pc e attendere con tranquillità che venga recapitata a casa, si può dare libero sfogo allo shopping compulsivo rimanendo in pantofole oppure consultare con un click il referto delle ultime analisi del sangue.

L’indagine Global Digital 2018 ha studiato i trend principali riguardo ai social media e alla loro diffusione in Italia e nel mondo, confermando che nel nostro Paese il 73% della popolazione è presente online, con 34 milioni di utenti attivi sui social media. Trascorriamo circa sei ore al giorno sul web, di cui due passate utilizzando una piattaforma social media, come Facebook, Instagram, LinkedIn e Twitter.

Avere un profilo social permette la creazione di una fittissima rete di persone e attività sociali, curata in tempo reale. L’interconnessione fra utenti della stessa piattaforma social è un fenomeno altamente dinamico, sempre incline al cambiamento, che interseca non solo le persone ma anche i loro interessi personali e i luoghi associati a essi. Grazie a un profilo social, ognuno di noi è libero di esprimere le proprie idee, opinioni, preferenze in qualsiasi ambito o, perché no, esprimere dissenso e disapprovazione riguardo a qualcosa.

In questo modo si possono creare veri e propri archivi dai profili dei diversi utenti, capaci di mettere insieme molte informazioni riguardo a comportamenti, scelte e abitudini quotidiane. Informazioni di questo genere possono avere enorme rilevanza, ad esempio nell’ambito sanitario. I dati raccolti dai social media, infatti, hanno il potenziale per migliorare la comprensione dei fattori sociali che determinano la salute in maniera più profonda rispetto alle precedenti fonti di dati e, a loro volta, identificare quali sono i nuovi argomenti e abitudini che potrebbero influenzare significativamente la situazione della sanità pubblica.

L’interesse riguardo ai determinanti sociali della salute è salito alla ribalta delle cronache probabilmente nel 1946, anno in cui la World Health Organization (WHO) ha dato la sua definizione di salute come “completo benessere fisico, mentale e sociale”. Da quel momento in poi, si sono succeduti sforzi nazionali e internazionali che hanno incrementato la consapevolezza sull’argomento ma, ad oggi, nonostante le potenzialità, gli studi sui possibili collegamenti tra dati clinici e dati provenienti dai social media sono ancora limitati.

Malgrado la rilevanza esponenziale che le piattaforme social hanno in questo momento storico, la maggior parte degli studi condotti sull’argomento non ha valutato direttamente le variabili sociali, estrapolate dalle fonti dei social network, in relazione ai risultati clinici. Ciò è dovuto principalmente alla mancata differenziazione nella comprensione della persona e della comunità in cui vive, aggravata dai potenziali difetti introdotti dalle variabili sociali e/o comportamentali riportate nell’indagine rispetto ai fattori osservati.

La valutazione combinata fra i dati ricavati dai social network e i dati clinici digitali disponibili, ad esempio, sulle ormai comuni cartelle cliniche elettroniche, potrebbe portare a una nuova e più dettagliata comprensione delle variabili sociali e comportamentali che spiegano l’interazione fra l’individuo e la rete in relazione ai risultati clinici. Uno studio simile potrebbe aggiornare i determinanti della salute tradizionali, come istruzione, reddito, alloggio e comunità, allo scopo di adottare una definizione più ampia e particolareggiata derivata dalle abitudini nell’utilizzo dei social network, che spaziano da semplici fattori come il numero di amici on line, a complessi biomarcatori sociali, come tempistica, frequenza, contenuto e modelli di post in relazione all’interazione con le comunità sul web.

L’importanza di questo tipo di ricerca non risiede esclusivamente nella sua portata su vasta scala, ma implica anche la ricchezza di possibili connessioni esplorabili attraverso l’apprendimento automatico e altre metodologie di studio dei “big data”, in continua evoluzione.