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Realtà virtuale per alleviare gli effetti secondari della chemioterapia

di Luca Mario Nejrotti

La realtà virtuale viene oggi principalmente associata alla sfera ludica, o al massimo a complessi e avanzate applicazioni tecniche, ma il progetto “The patient dream. Sognare di star bene”, che partirà a gennaio all’Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” IFO di Roma, intende applicarla a scopo terapeutico.

La realtà virtuale.

La realtà virtuale è un’esperienza digitale, simulata al computer. Un ambiente tridimensionale, e spesso almeno parzialmente interattivo, con cui l’utente può interagire attraverso speciali dispositivi d’interfaccia come visore, auricolari e guanti, che garantiscono un’immersione il più possibile coinvolgente (vedi).

Le applicazioni oggi interessano principalmente la sfera ludica, ma anche l’ambito divulgativo e formativo, consentendo agli utenti di provare senza rischi o senza spese esperienze altrimenti fuori della loro portata: la realtà virtuale, ad esempio, è utilizzata nella formazione dei militari, ma anche in robotica oltre ovviamente ai videogiochi, alle esperienze di viaggio e artistiche.

Il sogno del paziente.

A fine 2018 è stato presentato un progetto promosso dalla Fondazione “Insieme Contro il Cancro” con l’Istituto Regina Elena dell’Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” IFO di Roma, che intende sperimentare l’applicazione della realtà virtuale per rendere più sostenibile la terapia chemioterapica, in questo caso nel trattamento del cancro al seno (vedi).

Per la prima volta, a partire da gennaio 2019, si sperimenterà l’uso di visori in grado di creare un senso di assorbimento nell’ambiente virtuale.

Il problema dei trattamenti chemioterapici in generale, infatti, quando non insorgano immediati eventi avversi, è il tempo che il paziente deve trascorrere allettato o seduto, in attesa che lo stillicidio delle flebo termini, spesso più concentrato sul timore degli effetti collaterali che non sull’efficacia della cura, o anche semplicemente annoiato, stanco, a disagio per l’ambiente circostante inevitabilmente associato a tristi pensieri.

Una condizione che può avere ripercussioni sull’umore dei pazienti, portandoli a concentrarsi sugli aspetti negativi della cura che pure, nel caso dei tumori al seno e alle ovaie, giunge all’87% di efficacia.

Allontanare la realtà del cancro al seno.

Il tumore alla mammella costituisce oggi il 29% delle neoplasie (vedi), ma è fronteggiato con ottimi risultati dai trattamenti, che comportano in primo luogo la chemioterapia. Si tratta quindi di un ambito privilegiato dove sperimentare sistemi per alleviare il momento della somministrazione della cura e ottenere così un netto miglioramento della qualità della vita.

Saranno perciò forniti visori che saranno autonomi in quanto i filmati saranno direttamente caricati sull’interfaccia senza bisogno di computer centrali e connessioni che potrebbero complicarne l’uso negli ospedali.

Lo scopo della sperimentazione è di valutare l’impatto sulle pazienti e in particolare se la visione, immersiva, di contenuti a tema naturalistico, di viaggio, musicale o artistico possa alleviare lo stress, gli effetti collaterali immediati e ritardati e in generale possa aumentare l’efficacia o almeno la sopportazione della terapia.

Ora che i trattamenti hanno ottenuto importanti risultati con un significativo incremento delle guarigioni, è giunto il momento di andare oltre questo fondamentale successo e di concentrarsi anche sul miglioramento della qualità della vita del paziente.

Fonti.

https://www.robotiko.it/realta-virtuale/

http://insiemecontroilcancro.net/presentazione-del-progetto-the-patient-dream/

https://www.galileonet.it/2018/12/patient-dream-realta-virtuale/