Usare dolcificanti al posto dello zucchero fa bene alla salute?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Con l’aumentare delle evidenze scientifiche che sottolineano l’importanza di adottare stili di vita sani per ridurre il rischio di obesità e malattie non trasmissibili, sono sempre di più le persone che decidono di sostituire gli zuccheri presenti nella loro dieta con varie tipologie di dolcificanti ipocalorici (1). Ma questa scelta ha veramente un effetto positivo sulla salute?  Per rispondere a questa domanda – e per fornire indicazioni utili all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per stilare delle linee guida a riguardo – un gruppo di ricerca internazionale ha recentemente realizzato una metanalisi degli studi randomizzati e osservazionali che hanno preso in considerazione gli effetti dell’assunzione di dolcificanti sulla salute. I risultati, pubblicati sul BMJ, mostrano che questa scelta potrebbe essere meno efficace di quanto si possa pensare (2). Tuttavia, emerge anche che la questione non è ancora stata studiata in modo adeguato.

I dolcificanti, naturali o artificiali che siano, non differiscono dagli zuccheri solo in termini di gusto ma anche per quanto riguarda il modo in cui vengono metabolizzati e in cui influenzano vari processi fisiologici (3,4). In generale, pur essendo solitamente più dolci del saccarosio, essi contengono meno calorie degli zuccheri semplici o non ne contengono affatto. Per questo motivo si era ipotizzato che il loro utilizzo potesse avere un effetto positivo sulla probabilità di ingrassare in modo eccessivo e, di conseguenza, sulla salute. Tuttavia, gli studi realizzati fino a questo momento avevano prodotto evidenze spesso contrastanti tra loro, con alcune ricerche che avevano individuato una relazione tra l’assunzione di dolcificanti e un rischio minore di diabete di tipo 2, sovrappeso e obesità (5,6) e altre che avevano addirittura suggerito un rischio maggiore di sviluppare un cancro (7).

Per questo motivo un gruppo di ricercatori provenienti da Germania, Francia e Ungheria ha recentemente realizzato – seguendo le indicazioni del Nutrition Guidance Expert Advisory Group Subgroup on Diet and Health dell’OMS – una metanalisi degli studi che hanno analizzato l’associazione tra consumo di dolcificanti e lo stato di salute. In particolare, i ricercatori hanno valutato gli effetti di tale abitudine alimentare – in termini sia assoluti (consumo vs. non consumo) che relativi (consumo frequente o in dosi elevate vs. consumo non frequente on in dosi basse) – nella popolazione generale e in sottogruppi specifici, quali bambini e soggetti obesi o in sovrappeso (con l’intento dichiarato di dimagrire), prendendo in considerazione diversi outcome di salute.

I risultati della revisione sistematica, in cui sono stati inclusi dati provenienti da 56 studi (21 trial randomizzati controllati e 35 studi osservazionali), hanno messo in evidenza come “per la maggior parte degli outcome considerati non sono emerse differenze significative, da un punto di vista statistico o clinico, tra le persone che assumono dolcificanti e quelli che non lo fanno o tra quelle che li assumono a dosaggi elevati o bassi”. Gli autori della metanalisi hanno poi specificato che “non sono stati riscontrati possibili effetti benefici per la salute, mentre non possono essere esclusi potenziali danni”. Infine, essi hanno sottolineato come in molti casi la qualità degli studi fosse bassa, aggiungendo che in futuro questo tipo di ricerche dovrebbe prevedere campioni più ampi, periodi di follow up più lunghi e l’inclusione di sottogruppi clinici specifici, come le donne in gravidanza e i diabetici.

Infatti, come scrive Vasanti S. Malik, ricercatore del Department of Nutrition dell’Harvard T.H. Chan School of Publich Health di Boston e autore di un editoriale di commento pubblicato sul BMJ, “il disegno completo deve ancora emergere” (8). Secondo Malik la qualità degli studi realizzati fino a oggi non è sufficiente per trarre conclusioni definitive, specie per quanto riguarda un tema come questo che potrebbe avere implicazioni importanti per la salute pubblica. “La comprensione degli effetti potenziali sulla salute dei dolcificanti – spiega nella sua conclusione – è particolarmente importante per lo sviluppo di policy utili a ridurre il consumo di zucchero, le quali potrebbero portare a una riformulazione dei prodotti e a una maggiore presenza di queste sostanze nelle forniture di cibo”.

 

Bibliografia

  1. Sakurai M, Nakamura K, Miura K, et al. Sugar-sweetened beverage and diet soda consumption and the 7-year risk for type 2 diebetes mellitus in middle-aged Japanese men. Europen Journal of Nutrition 2014; 53: 251-8.
  2. Toews I, Lohner S, Küllenberg de Gaudry D, et al. Association between intake of non-sugar sweeteners and health outcomes: systematic review and meta-analyses of randomized and non-randomised controlled trials and observational studies. BMJ 2019; 364: k4718.
  3. Sardarodiyan M, Hakimzadeh V. Artificial sweeteners. International Journal of PharmTech Research 2016; 9: 357-63.
  4. Ferrazzano GF, Cantile T, Alcidi B, et al. Is Stevia rebaudiana Bertoni a Non Cariogenic Sweetener? A Review. Molecules 2015; 21: E38.
  5. Greenwood DC, Threapleton DE, Evans CE, et al. Association between sugar-sweetened and artificially sweetened soft drinks and type 2 diabetes: systematic review and dose-response meta-analysis of prospective studies. British Journal of Nutrition 2014; 112: 725-34.
  6. Wiebe N, Padwal R, Field C, et al. A systematic review on the effect of sweeteners on glycemic response and clinically relevant outcomes. BMC Medicine 2011; 9: 123.
  7. Olivier B, Serge AH, Catherine A, et al. Review of the nutritional benefits and risks related to intense sweeteners. Archives of Public Health 2015; 73: 41.
  8. Malik VS. Non-sugar sweeteners and health. BMJ 2019; 364: k5005.