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Le “razze” umane in medicina

di Luca Mario Nejrotti

Il concetto di razza, delicato e scientificamente inconsistente anche se utile come artificio retorico, è ancora applicato a sproposito, a volte anche in medicina.

Le razze umane in medicina.

In un bell’articolo su “il Tascabile” (vedi) si cerca di fare chiarezza sul concetto di razza umana, una categoria abbandonata dalla scienza per i danni che ha provocato e ancora provoca sul nostro pianeta, che, però, continua a rispuntare, anche in medicina.

Si fa quindi l’esempio del BiDil, un’associazione in dose fissa di due farmaci generici – per i quali cioè era già singolarmente scaduto il brevetto- e registrato dalla Food and Drug Administration, solo per pazienti con scompenso cardiaco che si autoidentificassero come “neri”.

Il distinguo era basato su un controverso studio clinico condotto soltanto su afro-americani e senza nessun riferimento a caratteristiche genetiche specifiche, ma solamente in base all’aspetto esteriore e al senso di appartenenza etnica.

Un terreno sdrucciolevole.

Il concetto di “razza” che intuitivamente ci salta alla mente è stato completamente superato in ambito scientifico, perché non è possibile, data la relativa giovinezza dell’homo sapiens,  distinguere razze nella specie umana, che pur avendo un ampio spettro di diversità, non mostra limiti netti tanto che il numero stesso delle cosiddette razze varia da un “teorico della razza” a un altro. Vi sono interessanti specificità locali, descritte in modo semplice e gustoso in quest’altro articolo del National Geographic (vedi) ma sono legate a casi estremi e rari.

Alla base dell’equivoco sulle razze ci sono sicuramente ragioni storiche, culturali e l’istinto che ci porta a dare il massimo valore a caratteristiche immediatamente visibili, come il colore della pelle e dei capelli, rispetto ad altre meno evidenti. Il problema è che questi dettagli possono essere fuorvianti e in medicina essere causa di gravi errori di valutazione.

Medicina personale e medicina razziale.

In buona fede si può pensare che un approccio clinico dettato dalle caratteristiche “di razza” del paziente vada nella direzione di una medicina mirata e quindi più efficace e sollecita nei confronti dell’assistito.

“Nella letteratura scientifica biomedica è comune usare il criterio della razza definito come tale, o come etnia, accanto all’età e al sesso, nella descrizione demografica dei pazienti sottoposti agli studi clinici.”

Per esempio, prosegue l’autrice, era invalsa negli USA ancora nel 2013 l’abitudine di considerare che sulla popolazione afro-americana una classe di farmaci contro l’ipertensione, gli ACE-inibitori, sia meno efficace (vedi).

Una simile prescrizione riguardava tutti i neri trattati negli Stati Uniti, ma se fosse però applicata ad esempio a un paziente proveniente dal Corno d’Africa, solo perché ha la pelle nera, lo si priverebbe, per quanto involontariamente, di un farmaco che invece potrebbe fargli bene.

Pregiudizi.

Per la sua semplicità il concetto di razza può essere veicolo di dannosi pregiudizi, come quello presente negli Stati Uniti (vedi) tra gli studenti in medicina e specializzandi bianchi statunitensi che gli afroamericani abbiano la pelle più spessa e una maggiore resistenza al dolore, il che li portava a prescrivere cure meno appropriate di coloro che invece erano in grado di riconoscere queste idee come miti inconsistenti.

Gli esempi si sprecano: il concetto di razza è pericoloso in quanto, semplice e apparentemente intuitivo, può fuorviare da valutazioni più puntuali quanto origine geografica e condizioni socioeconomiche molto spesso alla base delle vere differenze che esistono all’interno della specie umana.

Fonti.

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/1791497

https://www.iltascabile.com/scienze/razze-medicina/

http://lorologiaiomiope-national-geographic.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/01/21/sottospecie-razze-e-popolazioni-la-solitudine-di-homo-sapiens/?fbclid=IwAR0fxnyDIvVo2XPhGPUjalbPJxZ56sSd8XSKiWPcH0Et_8Jueks25uZUONc

https://www.pnas.org/content/113/16/4296/tab-article-info