asoggetti-418839-unsplash

Droni medici: l’ultima frontiera dei velivoli a guida remota

di Luca Mario Nejrotti

Droni: siamo abituati a considerarli strumenti di morte, per colpire a distanza il nemico senza rischiare la vita dei propri soldati, oppure giocattoli o ancora strumenti preziosi per consentire in ambito cinematografico, riprese spettacolari a basso costo. In realtà le applicazioni sono infinite e dall’Africa Sub Sahariana ne giunge una che potrà salvare migliaia di vite umane: la consegna dei medicinali.

I droni.

I droni sono aeromobili guidati da remoto, unmanned aerial vehicles (UAV, veicoli privi di pilota) il cui nome comune deriva dalla parola inglese per “nota continua, accompagnamento”. In realtà, soprattutto in ambito militare, sanno essere estremamente silenziosi.

Ve ne sono di tutte le dimensioni e oggi se ne possono trovare di piccolissimi, utilizzabili come giocattoli. In ambito civile sono spesso adoperati per ispezioni in situazioni disagevoli, diventando gli occhi e le orecchie dei tecnici nelle condizioni più difficili.

Africa!

Uno dei problemi più gravi per garantire l’accesso universale ai medicinali nel continente Africano, uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU (vedi), è il fatto che molte comunità vivano in regioni remote e di difficile comunicazione.

Al momento si stanno sperimentando i droni come supporto relativamente poco costoso alle attività sanitarie: fino ad oggi, ad esempio, sono stati impiegati in situazioni di emergenza per recapitare sacche di sangue o defibrillatori, ma anche vaccini e insulina, nell’ambito di programmi regolari e strutturati.

Inoltre, la visione dall’alto è servita per il monitoraggio delle popolazioni di zanzare nelle aree malariche e per la guardiania delle coste.

Stato dell’arte.

Negli Stati Uniti e in Europa, si stanno valutando le possibilità di trasporto per persone e organi, ma le procedure vanno a rilento soprattutto per la gestione e regolamentazione dello spazio aereo.

È in Africa che da questo punto di vista si è all’avanguardia (vedi), complice il fenomeno tipico dell’avanzamento tecnologico che vede gli “ultimi arrivati” accedere direttamente alle scoperte più avanzate senza dover passare attraverso i graduali e spesso lunghi passi per l’adozione (leapfrogging, il nostro salto della cavallina).

Inoltre le nazioni africane hanno investito con particolare interesse in una tecnologia che può concretamente migliorare le condizioni di vita in un contesto geografico decisamente ostile alle comunicazioni. L’opportunità è stata colta dalle ditte che operano nel settore e un’impresa californiana ha già fornito il primo servizio commerciale di trasporto di materiale medico in Rwanda, dove ha già portato a termine 8000 viaggi consegnando con successo sangue per trasfusioni e vaccini anti rabbia.

Questioni di progresso.

Gli studi sull’argomento sono ancora poco numerosi e dispersi, ed è quindi difficile valutare l’effettivo vantaggio sulle comunità nell’uso dei droni, anche in ambito di emergenza, dove i minuti risparmiati dall’intervento automatico rispetto alle ambulanze possono davvero fare la differenza, ma occorre formare la popolazione, per esempio, nell’uso di un defibrillatore automatico che venga scaricato in giardino da un velivolo telecomandato.

La sfida di poter utilizzare personale non qualificato in interventi medici, in caso, ovviamente, di emergenza, è ostica, ma in Malesia si stanno sperimentando integrazioni con la tecnologia di realtà aumentata e occhiali speciali per consentire al personale medico di vedere la situazione e di “teleguidare” anche la persona che si stia occupando dell’assistito.

Insomma: il futuro dell’assistenza medica è cominciato e parte dall’Africa.

 

Fonti.

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(18)33253-7/fulltext 

https://www.aics.gov.it/home-ita/settori/obiettivi-di-sviluppo-sostenibile-sdgs/