Notizie di inizio anno dalla Francia: farmaci e danni retinici e le case farmaceutiche non investono in antibiotici

di Mario Nejrotti

La Revue Prescrire, sul suo portale Prescrire.org, pone spesso l’accento su problematiche poco conosciute e valutate nella pratica clinica, ma di rilevante importanza o su argomenti di economia sanitaria, a volte scomodi, sui quali è interessante riflettere.

In Prescrire.org, nella rubrica  Article en Une di gennaio compare una notizia che invita ad una maggiore attenzione per i danni retinici che vengono  provocati da farmaci e si invita a sottoporre i pazienti ad un regolare controllo oftalmologico e, nei casi più gravi, ad una riduzione della posologia, fino alla sospensione del farmaco.

La retina è un tessuto molto vascolarizzato e innervato che è soggetto a danni di diversa origine: genetica, da invecchiamento, traumatica, infettiva, tossica, infiammatoria. Ma alcuni farmaci possono provocare danni e lesioni tessutali e vascolari. Altri possono danneggiare i fotorecettori o si possono fissare, in modo anomalo, al tessuto retinico.

In primo piano naturalmente i medicamenti somministrati localmente dai quelli utilizzati nella degenerazione retinica senile, ai cortisonici per uso endocavitario, alcuni colliri e antibiotici locali.

Non bisogna trascurare però il rischio di somministrazioni di farmaci per via generale, quali quelli usati per malattie reumatiche o infettive, farmaci per malattie neuropsichiatriche, cardiache, per il diabete o la sclerosi multipla ed altre ancora.

Certamente non tutti i pazienti avvertiranno disturbi, ma il rischio è paragonabile a quello di altre situazioni coinvolte nel danno retinico: diabete, ipertensione arteriosa, vecchiaia o grave miopia. Quando si prescrive un trattamento che può potenzialmente provocare un danno retinico, è bene che il medico avverta il paziente del rischio e dei sintomi di allarme che possono verificarsi e a cui deve porre maggiore attenzione. Mentre è discutibile che una sorveglianza specialistica oftalmologica generalizzata possa essere altrettanto utile ad evitare  danni potenziali.

L’accertamento di un rapporto tra i sintomi riferiti e il disturbo visivo farà rivalutare la posologia del farmaco o la sua sospensione, che nella maggioranza dei casi porta ad un rapido miglioramento della visione. L’articolo completo si  trova sulla in abbonamento

 Un secondo articolo pone l’accento sull’attuale politica di molte case farmaceutiche che disertano la ricerca su nuovi antibiotici, non più economicamente convenienti, a fronte di una crescente resistenza dei batteri ai comuni presidi antinfettivi.

È invece una priorità di salute pubblica, di fronte a questo fenomeno, riuscire a sviluppare nuovi antibiotici efficaci, poco pericolosi e a un prezzo abbordabile per cittadini e sistemi sanitari.

Nonostante siano stati avviati a livello internazionale piani per incoraggiare la ricerca industriale in questo campo, anche sulla spinta di centinaia di migliaia di morti collegabili al fenomeno della resistenza antibiotica, la fuga dal settore continua.

Esempi recenti sono quelli di due firme storiche nella produzione di antibiotici.

L’articolo per prima cita l’industria Sanofi, che ha ceduto il settore ad una piccola industria tedesca. E ancora la Novartis, che ha preferito riconvertire la ricerca principalmente sulle terapie innovative per le malattie rare e per il cancro, sicuramente più remunerative e caratterizzate da altissimi prezzi e trattamenti molto più prolungati.

La rivista punta il dito sulla responsabilità politica dei governi, che hanno permesso alle case farmaceutiche di rispondere molto di più alle regole del mercato che non di contribuire a politiche di miglioramento della salute pubblica. L’articolo completo si trova qui antibiotiques___les_firmes_desertent