Radon: al via la sperimentazione per monitoraggio e prevenzione in Lazio

di Luca Mario Nejrotti

Una delle attrattive maggiori dell’area compresa tra Maremma e Lazio è il tufo (vedi). Una roccia di origine vulcanica in cui nel passato sono state scavate città, necropoli, vie cave e che oggi garantisce uno dei paesaggi più suggestivi del centro Italia.

Purtroppo il tufo, molto utilizzato ancora ai nostri giorni come materiale da costruzione, può anche essere ricco di radon, un gas radioattivo cancerogeno il cui monitoraggio deve essere costante nell’area.

Rischio radon.

Il radon è un elemento originato dal decadimento dell’uranio e del radio (vedi).

Si tratta di un gas radioattivo e l’esposizione prolungata in luoghi chiusi può comportare un rischio per la salute, sostiene Vincenzo Giovine, coordinatore della Commissione Ambiente del Consiglio Nazionale dei Geologi.

Questo gas naturale è presente in particolare in Lombardia, Lazio e Campania. La normativa italiana prevede che nei luoghi di lavoro la concentrazione non superi i 500 Becquerel/m3 (vedi), mentre in Europa si raccomanda di porre il limite a 300. Per le abitazioni, poi, in Italia non esiste normativa.

Secondo l’ISS il 10% dei 31.000 casi di tumore al polmone è riconducibile al radon. La radioattività provoca danni e mutazioni al DNA e quando ciò non viene riparato e assorbito dall’organismo si può arrivare al tumore.

Rimedi.

Al momento, le uniche soluzioni sono l’impermeabilizzazione delle superfici interne degli edifici, l’isolamento degli ambienti chiusi o la loro periodica ventilazione, per evitare concentrazioni pericolose. L’ISPRA garantisce, oltre a utili e semplici schede informative (vedi), anche un servizio di misure a domicilio.

Il progetto RESPIRE.

Il progetto prevede di dimostrare in 4 aree geografiche diverse tra Italia e Belgio, l’efficacia e la sostenibilità della combinazione di un sensore e di un impianto di ventilazione forzata per mantenere la concentrazione di radon al di sotto del limite prescritto dalla direttiva europea European Directive 2013/59/EURATOM di 100Bq/m3.

La prima fase del progetto consiste nella costituzione di una banca dati per la raccolta delle misure relative ai livelli di radon accanto ai dati geologici, geochimici e sulle caratteristiche costruttive delle abitazioni. Da questi dati si partirà per la predisposizione di linee guida per il rischio radon e di mappe della distribuzione delle sue concentrazioni.

I tre comuni italiani nei quali è prevista la sperimentazione sono stati selezionati tra le aree più critiche riportate nella Mappa del potenziale geogenico di radon del Lazio, pubblicata nel 2017: si tratta di Caprarola, Celleno (VT) e Ciampino (Rm).

La posa dei sensori inizierà a giugno in quindici edifici. I dati del progetto Respire saranno messi a disposizione di tutto il consorzio, e saranno visualizzabili in tempo reale. La sperimentazione durerà un anno.

Le applicazioni per la protezione della salute della popolazione sono tantissime e riguardano luoghi pubblici e civili abitazioni.

Inoltre, se il sistema funzionasse e dimostrasse di essere sostenibile si potrebbe anche applicare al ricchissimo patrimonio storico archeologico e architettonico del centro Italia, dove gli operatori culturali sono spesso soggetti a lunghe permanenze in ambienti confinati potenzialmente ricchi di radon. In attesa della messa a regime del sistema, comunque, è sempre buona norma aerare il locale.

 

Fonti.

https://www.ok-salute.it/salute/gas-radon-cose-dove-e-che-effetti-ha-sulla-salute/

https://www.scienzainrete.it/contenuto/news/le-parole-della-radioattivita

http://www.isprambiente.gov.it/it/temi/radioattivita-ambientale/Radon/come-si-riduce