Un podcast per sconfiggere la solitudine: l’esperienza del faticoso parto di una mamma americana

L’esperienza del parto e la nascita di una nuova vita rappresentano passi importanti nell’esistenza di una donna e di coloro che la circondano. Cambiano le prospettive, entrano in gioco nuove abitudini e nuovi impegni. Insomma, le priorità che fino a quel momento erano indiscusse tendono pian piano a essere ridiscusse e a fare posto a tutto ciò che è necessario per garantire benessere e sicurezza al nuovo arrivato.

Nel nostro Paese, come in molti altri del mondo, il livello di assistenza sanitaria dedicato alle donne in gravidanza è molto elevato: vengono seguite meticolosamente da ginecologi e ostetriche, in modo tale che i potenziali rischi legati al parto possano essere il meno possibile, se non azzerati.

Grazie al Rapporto annuale sull’evento nascita in Italia (CeDAP), istituito con il Decreto del Ministero della Sanità 349/2001, è possibile reperire molte informazioni di carattere sanitario, epidemiologico e socio-demografico a livello nazionale relative all’evento nascita, rappresentando un prezioso strumento per la programmazione sanitaria nazionale e regionale. Dal rapporto CeDAP del 2015 si evince che, in media, il 34.2% dei parti è avvenuto con taglio cesareo e comunque, dalle informazioni contenute nel documento, emerge chiaramente che nel nostro Paese vi sia un ricorso eccessivo all’espletamento del parto per via chirurgica.

La strada del bisturi, però, presenta non pochi rischi, sia per la madre che per il nascituro. Spesso, procedure invasive come l’episiotomia – incisione chirurgica effettuata per facilitare il parto – possono portare a complicanze a lungo termine, provocando grande malessere fisico e psicologico nelle future mamme. Il tema delle complicanze legate al parto, infatti, è considerato da sempre un argomento piuttosto ostico da trattare. Quale donna non si troverebbe a totale disagio parlando di problemi simili?

Circa dieci anni fa, l’americana Hillary Frank ha provato sulla propria pelle il dolore di un travaglio difficoltoso e prolungato, sfociato nell’uso del bisturi, e terminato con una lesione traumatica che le ha causato non pochi problemi. La donna, come spiega lei stessa in un’intervista rilasciata a NPR, ha subìto danni fisici protrattisi per i tre anni successivi al parto, accompagnati dall’incapacità di parlare liberamente e senza disagio delle problematiche, non solo fisiche, che la lesione le ha provocato. “È opinione comune nella nostra società che non sia corretto parlare di questo tipo di lesioni”, afferma la donna. “Se mi fossi ferita gravemente su qualsiasi altra parte del corpo, sicuramente ne avrei parlato con i miei amici… ma poiché era in una parte intima del mio corpo, non potevo”.

La dolorosa esperienza vissuta dalla donna l’ha spinta nel 2010 alla realizzazione di The Longest Shortest Time, un podcast per genitori in cui è possibile parlare di argomenti definiti tabù, come il parto, il sesso, e l’essere, appunto, genitori di bambini piccoli. La donna ha sentito la necessità di avviare questo progetto per sentirsi meno sola e riempire quel senso di vuoto che la dolorosa condizione fisica le aveva provocato, scoprendo poi di aver fatto sentire meno sole tante altre donne come lei.

Il sorprendente successo del podcast ha fatto sì che venisse cucita una fitta rete capace di collegare tante donne che hanno subìto problematiche simili a quelle di Hillary, avendo così la possibilità di parlare, confrontarsi e avere consigli utili. E, perché no, staccare e avere un momento per sé mentre i bambini fanno il riposino.