Esplosione del movimento no-vax: l’isteresi come ipotetica risposta

Tutti i medici e i professionisti nel campo sanitario con un po’ di sale in zucca attestano con fermezza la necessità e, soprattutto, l’efficacia dei vaccini nell’intera popolazione. La certezza dell’efficacia vaccinale risale a moltissimi anni fa, una certezza scaturita da molteplici anni di sacrifici e studio su libri, atlanti e manuali di medicina per capire in maniera sempre più approfondita il meccanismo d’azione vaccinale e la conseguente risposta immunologica che il vaccino stimola nell’ospite a cui è somministrato.

Figure di spicco come Jenner, padre dell’immunizzazione e artefice del vaccino contro il vaiolo, Salk e Sabin, che con il loro impegno hanno sviluppato due diversi vaccini contro la poliomielite, e Pasteur, con il vaccino antirabbico, hanno fatto sì che moltissime vite venissero risparmiate da patologie a quell’epoca certamente letali e che, prima delle scoperte scientifiche nel campo dell’immunologia vaccinale, avevano già mietuto milioni di vite.

Purtroppo, in questo momento – e non solo in Italia ma in tutto il mondo – il movimento no-vax sta conducendo una battaglia volta a screditare tutto il lavoro di secoli compiuto dagli scienziati appena menzionati, astenendosi totalmente dal considerare, invece, quante vite hanno salvato i vaccini di loro invenzione. Le nozioni scientifiche, dalle fondamenta estremamente salde, vengono letteralmente ignorate da questo movimento che, al contrario, rimarca con forza l’inefficacia della pratica vaccinale affidandosi a chissà quale teoria che di scientifico, quindi avvalorato sperimentalmente, ha ben poco.

Per nostra sfortuna, il movimento no-vax è riuscito ad ammaliare con un linguaggio pseudoscientifico sempre più persone, portandole a screditare a loro volta i vaccini e i loro benefici, non solo verso il singolo individuo ma nei confronti dell’intera popolazione. Per questo la copertura vaccinale è da qualche anno in decremento, con l’elevato rischio di ritornare in tempi brevissimi, se non vengono presi provvedimenti a livello politico e istituzionale, alla stessa situazione di morte e sofferenza che la faceva da padrone prima dell’avvento dei vaccini.

Per tale ragione sono molteplici le campagne di informazione atte a ripristinare la fiducia nella pratica vaccinale e nei professionisti della salute, soprattutto quando si tratta di bambini. Sebbene ci sia grande zelo da parte di chi conosce e ha studiato il funzionamento dei vaccini allo scopo di distogliere l’attenzione della popolazione dalle fake news dei no-vax, ancora molte, troppe persone supportano il movimento anti-vaccinista. Ma come mai tutto questo? Come riescono delle pure bugie a soggiogare così tanta gente?

Forse una risposta c’è. Due ricercatori americani del Dartmouth College di Hannover hanno tentato di analizzare la delicata questione da un punto di vista fisico, ipotizzando che il mancato recupero della fiducia nei vaccini sia dovuto a un fenomeno chiamato isteresi, ovvero la persistenza di un determinato effetto anche dopo il cambiamento delle condizioni interne a un sistema. Si tratta di un fenomeno fisico che si applica, ad esempio, ai materiali magnetici, ma che negli ultimi anni è stato capace di influenzare anche le dinamiche sociali ed economiche.

“Una volta che le persone mettono in dubbio la sicurezza o l’efficacia di un vaccino, può essere molto difficile convincerle a superare quelle associazioni negative” hanno affermato i ricercatori americani. Ciò è dovuto alla formazione del ciclo di isteresi, le cui variabili sono le esperienze o le percezioni negative connesse alle vaccinazioni, come ad esempio i rari effetti avversi o la possibilità che il vaccino non garantisca la protezione totale nei confronti della malattia. “La pura e semplice forza di argomenti logici e fattuali intorno alle questioni di salute pubblica non è sufficiente per superare l’isteresi” hanno ribadito i ricercatori.

Quindi cosa si può fare? Bisogna elevare l’informazione, ovvero la fiducia, a livelli più alti rispetto a quelli presenti nel periodo precedente al calo vaccinale, in modo da far tornare la copertura a livelli ottimali. È necessario formulare e sviluppare vaccini sempre più sicuri ed efficaci e accompagnarli ad attività di comunicazione capaci di trasmettere la loro efficienza. Le persone devono arrivare a capire che la vaccinazione è un atto altruistico e sociale, che non fa bene solo al singolo ma all’intera comunità con la formazione della tanto agognata immunità di gregge. Speriamo non sia solo un sogno…