Collaboratore di studio odontoiatrico: New Entry for Dentist

di Patrizia Biancucci

“Dentisti, arriva il “Collaboratore odontoiatrico”, raggiunta l’intesa tra Confprofessioni e i sindacati del settore per inserire nel Ccnl degli studi un nuovo profilo professionale a supporto delle attività tipiche. Coinvolti oltre 50mila studi dentistici”. Questo l’annuncio dato da Confprofessioni il 20 dicembre 2018, riguardo la nuova figura che potrà operare nello studio odontoiatrico e che è stata definita grazie al protocollo d’intesa fra Confprofessioni, l’ente datoriale confederale cui fa riferimento ANDI, e le organizzazioni sindacali FILCAMS CGIL, FILCAMS CISL e UILTUCS. Mentre SIASO (sindacato italiano assistenti studio odontoiatrico) non sembra condividere tale iniziativa, sentiamo il parere del Segretario culturale nazionale Andi, Virginio Bobba.

Virginio Bobba, Segretario culturale nazionale ANDI e Presidente provinciale ANDI Torino

Dr. Bobba, sulla base di quanto espresso dal segretario sindacale Bondi riguardo il Collaboratore del Settore Odontoiatrico dice testualmente “una nuova figura professionale che sotto la responsabilità e le direttive dell’odontoiatra, svolge funzioni di supporto alle sue attività tipiche e caratteristiche”: non è la stessa mansione dell’ASO? Il collaboratore di settore odontoiatrico è una nuova figura professionale che si affianca a quella dell’ASO all’interno del team odontoiatrico, e che rispetto a quest’ultima dispone di una minor autonomia decisionale senza avere compiti di coordinamento nell’organizzazione del lavoro; è dunque una figura professionale complementare che non si sovrappone all’ASO, recentemente normata nel decreto dell’aprile 2018. Sarà la Commissione Sindacale Nazionale, insieme a EBIPRO e alle parti sindacali, a definire i percorsi idonei per formare un collaboratore qualificato, mettendo al centro il ruolo dell’odontoiatra e valorizzando gli strumenti di formazione. Andi, forte dell’esperienza pluridecennale acquisita in questo specifico settore, saprà mettere in campo il know how necessario per delineare e rendere operativo un percorso formativo professionalizzante di alto livello, che per la parte pratica potrà effettuarsi anche presso lo studio odontoiatrico dove il CSO sarà assunto.

Gaetano Stella, presidente Confprofessioni

Quale la funzione di Confprofessioni in quello che viene definito “protocollo d’intesa” con le associazioni sindacali? Andi nella sua qualità di membro fondatore di Confprofessioni, ha attivato i meccanismi di confronto bilaterale con le rappresentanze sindacali maggiormente rappresentative del settore (Cigl Cisl e Uil) per definire e sottoscrivere un accordo che disciplina il personale odontoiatrico, all’interno del Contratto collettivo nazionale di lavoro degli studi professionali, dopo l’entrata in vigore del Dpcm del 18 febbraio 2018 sul riconoscimento della figura dell’Assistente di Studio Odontoiatrico (ASO). Nel dettaglio, oltre a una nuova disciplina dell’assistente e una sua nuova ricollocazione nei profili del Ccnl, Confprofessioni e i sindacati hanno individuato una nuova figura definita “Collaboratore di settore odontoiatrico”, la quale, sotto la responsabilità e le direttive del medico odontoiatra, svolge funzioni di supporto alle attività del medesimo. Si tratta di un profilo che si affianca e non si sovrappone a quello dell’ASO, che nel nuovo assetto di regole rappresenta una figura maggiormente qualificata. Al momento della sigla contrattuale il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, ha sottolineato che “L’intesa sottoscritta con i sindacati del settore mira a rilanciare il mercato del lavoro nel settore odontoiatrico, ci siamo impegnati per  avviare un confronto con le istituzioni competenti al fine di correggere e rimuovere le criticità esistenti; inoltre puntiamo a promuovere l’assunzione di giovani attraverso l’apprendistato, un attestato professionalizzante e ad una formazione che ne attesti la qualifica, come codificato dal Ccnl degli studi professionali”.

Andi sostiene che l’odontoiatra potrà usufruire delle agevolazioni legate all’apprendistato professionalizzante e a quelle che verranno messe a disposizione da EBIPRO, ente bilaterale nazionale delle professioni, e di FONDOPROFESSIONI per la formazione del CSO. Mentre per il profilo ASO non sarebbe possibile? Certamente si potrà usufruire delle agevolazioni legate all’apprendistato professionalizzante e a quelle che verranno messe a disposizione da parte di EBIPRO di FONDOPROFESSIONI per la formazione del CSO. Va specificato che il percorso formativo e l’apprendistato professionalizzante di entrambe le figure professionali disporrà degli istituti preposti a tale scopo. Gli studi odontoiatrici interessati a tali percorsi potranno avvalersi di queste opportunità, da valutare con l’ausilio del propri consulenti del lavoro.

Marco Scarpelli, odontologo forense

Dr. Bobba qualcuno parla di rischio “esercizio abusivo della professione” rispetto all’ASO: non le sembra eccessivo visto che, anche in base al nuovo profilo ASO,  l’assistente non è un professionista? Già in un precedente articolo, comparso su questa medesima testata lei aveva evidenziato che: “è  utile specificare che l’ASO non costituisce l’ennesima nuova professione sanitaria, dal momento che è inquadrata come “operatore d’interesse sanitario”, da non confondere con le professioni sanitarie infermieristiche (infermiere o di area tecnico assistenziale(igienista)”. Faccio pertanto mie le interpretazioni già richiamate, anche alla luce degli autorevoli pareri espressi in questo periodo da colleghi con specifiche competenze,  in particolare quello del dr. Marco Scarpelli, odontologo forense,  che recentemente sulla stampa di settore (odontoiatria 33) ha riportato che  “l’attività di ASO o l’attività di CSO non possano essere considerate “professione”, non solo per carenza di un Albo Professionale cui iscriversi, venendo meno quindi un presupposto essenziale richiamato dall’articolo del Codice Penale , ma anche per errata definizione del ruolo di professionista in vece della corretta denominazione di “operatore di interesse sanitario …” Inoltre la legge 1 Febbraio 2006, n. 43 “Disposizioni in materia di professioni sanitarie ….” con delega al Governo per l’istituzione dei relativi ordini professionali, all’articolo 1, comma 2, rimetteva alla competenza delle Regioni,  “… l’individuazione e formazione dei profili di operatori di interesse sanitario non riconducibili alle professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione …” Pertanto “Operatore di interesse sanitario” non equivale a dire Professionista sanitario. L’operatore di interesse sanitario agisce in regime di dipendenza, e questo aspetto basterebbe a distinguere il suo ruolo da quello del “libero” professionista”. Il dr. Scarpelli sintetizzando, conclude che “è evidente la differenziabilità tra il termine di (libero) professionista che agisce nell’ambito delle professioni sanitarie (e nel caso dell’odontoiatra nel gruppo ristretto delle professioni sanitarie “mediche”) e quello di operatore di interesse sanitario, che svolge funzione ausiliaria ed in regime di dipendenza. Il richiamo all’articolo 348 del codice penale (esercizio abusivo di professione) appare errato e strumentale”.

prof. Carlo Guastamacchia

Il prof. Guastamacchia sostiene che “è facile temere che la prevista figura di “collaborante di studio odontoiatrico” venga interpretata come del tutto estranea all’ASO con “profilo” ministeriale, ingenerando confusioni e polemiche, già immediatamente emerse da opinioni espresse da colleghi e dalle Associazioni di Assistenti”. Vale a dire che si potrebbero configurare assistenti di serie A e assistenti di serie B? Il mondo del lavoro è strutturato universalmente attraverso molteplici figure professionali con qualifiche, professionalità e competenze diverse; anche l’odontoiatria  risente in termini positivi di questo trend, tanto che negli ultimi decenni la nostra professione è profondamente cambiata  soprattutto dal punto di vista organizzativo, passando da rapporti professionali quasi diadici odontoiatra/assistente, ad una operatività di squadra, vale a dire un vero team composto da un gruppo di persone che condividono attività e obiettivi comuni. Ne consegue che in questo momento anche l’odontoiatra, come ogni imprenditore, può attingere a figure professionali differenziate in base alle proprie esigenze organizzative. Per questi motivi ritengo che non si possano configurare figure di serie A e di serie B in ambito lavorativo, visto che ognuno ha un proprio profilo di competenze e soprattutto una propria dignità professionale.

Dr. Bobba allo stato attuale cosa dovrebbe fare un dentista se avesse bisogno di assumere un assistente? Un dentista che volesse assumere un assistente di studio odontoiatrico deve anzitutto verificare se nella propria Regione sia già stato recepito il D.P.C.M. del 9 febbraio 2018 relativo al nuovo profilo ASO ed eventualmente attenersi alle normative previste. Tuttavia, considerando che i corsi non sono ancora partiti, il titolare di studio può assumere assistenti senza qualifica per i 24 mesi successivi all’entrata in vigore del Decreto, ma ha l’obbligo di verificare che la dipendente acquisisca l’attestato entro 36 mesi dalla data di assunzione. Nel caso in cui la Regione non avesse ancora completato l’adeguamento a quanto previsto dal Decreto in questione, egli dovrà esaminare le previsioni delle disposizioni normative transitorie consultandosi con il proprio consulente del lavoro; questo per valutare le esigenze della propria organizzazione di studio, gli obiettivi, le  tempistiche e le disponibilità di figure professionali, qualificate o meno, presenti nel territorio, senza tralasciare l’opportunità di stipulare un contratto di apprendistato. In alternativa, il professionista potrà assumere appunto un “collaboratore di studio odontoiatrico“ segnalando al proprio consulente del lavoro i termini previsti dall’accordo firmato dalle parti lo scorso 12 dicembre 2018 ed immediatamente  applicabile.