Sclerosi multipla, risultati incoraggianti dal trapianto di staminali

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Una nuova opzione terapeutica offre speranze ai pazienti affetti da sclerosi multipla recidivante remittente (SMRR). Recentemente sono stati pubblicati sul JAMA i risultati di uno studio, realizzato da un gruppo di ricerca internazionale, che ha valutato l’efficacia e la sicurezza del trapianto di cellule staminali ematopoietiche rispetto alle terapie attualmente utilizzate nel trattamento di questa patologia (1). I dati ottenuti hanno messo in evidenza come il trapianto rappresenti una strategia percorribile anche nei pazienti con una malattia molto attiva, con risultati positivi sia in termini clinici che funzionali. Tuttavia, alcune questioni rimangono aperte.

La sclerosi multipla è una malattia autoimmune cronica in cui il sistema immunitario attacca quello nervoso centrale, causando una progressiva demielinizzazione degli assoni.  Si stima che in Italia il numero di malati di sclerosi multipla si aggiri tra i 68.000 e i 75.000, con un totale di 2.000 nuovi casi ogni anno (2). La prima fase della malattia è solitamente caratterizzata da ripetuti episodi acuti di infiammazione locale a livello delle strutture del sistema nervoso centrale, causa di disabilità neurologiche nella maggior parte dei casi transitorie. Tuttavia – dopo un periodo di tempo variabile – questi episodi diventano meno frequenti e i soggetti passano a una fase progressiva caratterizzata, a causa all’accumularsi delle ripetute lesioni, dall’insorgere di disabilità a lungo termine.

Fino a questo momento il trattamento di questa patologia si è basato sull’utilizzo delle cosiddette terapie modificanti la malattia (in inglese disease-modifying therapy, DMT), come interferoni, glatiramer acetato, fingolimod, natalizumab o dimetilfumarato. Tuttavia, seppure queste strategie terapeutiche si siano dimostrate in grado di ridurre sia l’insorgenza di lesioni neurologiche all’esame con risonanza magnetica (indice surrogato di infiammazione acuta) sia la frequenza delle recidive, esse sono in grado solo di rallentare l’evoluzione della patologia ma non di fermarla. Inoltre, si tratta di interventi molto costosi e che richiedono una somministrazione prolungata nel tempo, possono causare reazioni avverse anche gravi e portare a complicazioni rilevanti come depressione, trombocitopenia autoimmune e leucoencefalopatia multifocale progressiva.

Per questi ed altri motivi Richard K. Burt e colleghi hanno deciso di indagare l’efficacia e la sicurezza di un approccio terapeutico alternativo: il trapianto di cellule staminali ematopoietiche. Questa strategia, utilizzata principalmente nell’ambito delle patologie oncologiche del sangue come leucemia e mieloma multiplo, prevede l’eliminazione dei linfociti autoreattivi del soggetto e l’avvio, attraverso il trapianto di cellule staminali, di un nuovo sistema immunitario in un ambiente non infiammatorio (3). I ricercatori hanno quindi selezionato 110 pazienti con SMRR la cui patologia era rimasta attiva nonostante un trattamento con DMT e hanno sottoposto metà dei soggetti a un trapianto di staminali e metà a una diversa DMT, selezionata dal neurologo.

Dai risultati è emerso che nel gruppo di pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali la patologia è progredita meno frequentemente rispetto a quello dei pazienti sottoposti a DMT. In particolare, il tasso di progressione di malattia a un anno è risultato essere dell’1,92% nel gruppo trapianto e del 24,5% nel gruppo DMT, mentre quello a 5 anni è risultato pari, rispettivamente, al 9,71% e al 75,3%. Inoltre, i benefici del trapianto sono risultati evidenti anche per quanto riguarda parametri secondari, come il livello di attività della malattia, la presenza di lesioni all’esame con risonanza magnetica e la qualità di vita. “Lo studio – ha commentato Harold Atkins dell’Ottawa Hospital Research Institute, autore di un editoriale sul JAMA (4) – mostra nel tempo un miglioramento globale nel gruppo di pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminale e un deterioramento in quelli sottoposti a DMT”.  

Tuttavia, Atkins fa notare che – nonostante i risultati estremamente positivi – ci sono alcuni punti dello studio che vanno approfonditi. Ad esempio, in merito alla minaccia di possibili conseguenze associate al trapianto di cellule staminali ematopoietiche: “Molti pazienti sviluppano tossicità moderate o gravi nel periodo immediatamente successivo all’intervento”. Inoltre, l’autore dell’editoriale del JAMA fa notare come i pazienti reclutati nello studio di Burt e colleghi non avessero a disposizione le migliori terapie DMT: infatti, nel periodo successivo l’inizio dello studio – partito nel 2005 – sono stati sviluppati diversi nuovi farmaci appartenenti a questa categoria. 

Come spesso accade nella scienza, conclude Atkins, lo studio in questione non ha prodotto solo evidenze ma anche molte domande: “Quando, nell’evoluzione della SMRR, è più opportuno effettuare il trapianto? Quante terapie DMT devono fallire prima di passare a quest’altra opzione? Qual è il protocollo più efficace per raggiungere un bilancio ottimale tra rischi ed efficacia? Il trapianto può diventare un’opzione percorribile anche nei pazienti con malattia meno attiva?”. Tutte domande, queste, a cui sarà possibile rispondere solo dopo aver realizzato ulteriori studi clinici, revisioni e registri.

 

Bibliografia

  1. Burt RK, Balabanov R, Burman J, et al. Effect of nonmyeloablative hematopoietic stem cell transplantation vs continued disease-modifying therapy on disease progression in patients with relapsing-remitting multiple sclerosis – a randomized trial. JAMA 2019; 321: 165-74.
  2. Aloisi F. Istituto Superiore di Sanità. Sclerosi multipla – aspetti epidemiologici. Pubblicato il 18 ottobre 2018.
  3. Abrahamsson SV, Angelini DF, Dubinsky AN, et al. Non-myeloablative autologous heamatopoietic stem cell transplantation expands regulatory cells and depletes IL-17 producing mucosal-associated invariant T cells in multiple sclerosis. Brain 2013; 136: 2888-903.
  4. Atkins H. Stem cell transplantation to treat multiple sclerosis. JAMA 2019; 321: 153-4.