Danzaterapia e Parkinson: emozioni in movimento

 di Elena Maria Olivero*

Emozione è, come dice la parola stessa, movimento.

Non metaforico motus dell’anima, ma reazione alla base di cambiamenti neurochimici e di conseguenti vere e proprie manifestazioni corporee – interne ed esterne – con finalità biologiche e comunicative specifiche e con contenuto “affettivo”: gioia, paura, stupore e così via.

Gli stati emotivi riguardano quindi da vicino la percezione del corpo nel suo modificarsi in relazione agli eventi, e i significati che – sia come specie, sia come soggetti – a questi cambiamenti attribuiamo.

La Danzaterapia è una pratica che si inserisce esattamente nell’esperienza di quel divenire psicocorporeo, accompagnando le persone a prendere contatto con i propri contenuti emotivi, esprimerli e trasformarli, attraverso la danza.

La sua applicazione in percorsi dedicati a persone con malattia di Parkinson ha la peculiarità di proporre una sollecitazione sia motoria, sia emozionale, in una patologia i cui sintomi più significativi sono proprio deficit del movimento accompagnati da disturbi che coinvolgono la sfera emotiva. Tali problematiche sono caratterizzate da fluttuazioni dovute alle caratteristiche della malattia stessa e alla terapia farmacologica, ma anche fortemente interdipendenti fra loro: se appare scontato che l’intensificarsi o attenuarsi dei sintomi motori condizioni lo stato emotivo, sappiamo che anche lo stato emotivo può spesso influenzare l’andamento della sintomatologia motoria.

Il legame fra emozione e movimento assume quindi, nel Parkinson, un’evidenza clamorosa e critica, e con la Danzaterapia offriamo strade per indagarlo e migliorarne le dinamiche. Da un lato rendiamo più accessibili possibilità motorie insolite attraverso gli stimoli musicali, visivi e immaginativi tipici della pratica, che notoriamente, nel Parkinson, possono aiutare a vicariare le funzioni deficitarie e sostenere il movimento; dall’altro, andiamo a costruire uno spazio di espressione libero e privo di giudizio, capace di accogliere le difficoltà e finalizzato a sciogliere gradualmente lo stress legato alle richieste del mondo esterno – anche interiorizzate – che in molti casi alimentano la sofferenza del malato.

La danza è movimento, quindi di per sé una pratica utile al malato di Parkinson, che com’è dimostrato beneficia di un’attività motoria costante.

È linguaggio artistico, che permette di attingere al proprio mondo interiore, per approfondirlo, esprimerlo e valorizzarlo.

È relazione: ha una funzione comunicativa e quindi sociale, di condivisione esperienziale e di contatto col proprio modo di concepirsi rispetto agli altri.

Danzando mettiamo in gioco elementi uditivi, visivi, propriocettivi, di immaginazione e di intersoggettività che intrecciano aspetti funzionali, psicologici e cognitivi.

Nella Danzaterapia i partecipanti sono messi nelle condizioni di creare istantaneamente, da sé, la propria danza, in quanto lo scopo non è di acquisire tecniche o stili, ma di fare appello alla creatività di ognuno come mezzo per esplorare soluzioni soggettive di adesione alle condizioni presenti. La danza diventa così metafora del vissuto interiore, rendendolo consapevole, aperto ai cambiamenti di prospettiva e alle scelte, fino a eludere il senso di impotenza suggerito dalla malattia attraverso il valorizzarsi per come si è autenticamente, nel qui e ora della relazione con il mondo. Si potenziano le risorse senza perdere l’attenzione verso la complessa integrazione della condizione di malattia, affiancandosi quindi alla psicoterapia, ma percorrendo la strada del corpo.

I percorsi possono coinvolgere anche caregiver e operatori, a loro volta attori del benessere relazionale ed emotivo della famiglia e della comunità curante.

Dal 2016, a Torino, l’Associazione Italiana Parkinsoniani – Amici Parkinsoniani Piemonte ospita E-Motus, un percorso con incontri settimanali svolti secondo la metodologia della Danzaterapia Clinica, integrazione fra l’impostazione data dalla danzatrice argentina Maria Fux e i concetti cardine della Psicoanalisi della Relazione, della Fenomenologia, della Riabilitazione e delle Neuroscienze.
A questo si è recentemente affiancato il parallelo progetto Dancing In The Park: appuntamenti periodici di incontro con la comunità e con il patrimonio paesaggistico e culturale attraverso la danza, esterni al setting terapeutico e aperti a tutti, ospitati finora dalla GAM di Torino, nel settembre 2018, e dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, il 20 febbraio 2019.

Ai seguenti link è possibile avere maggiori informazioni e guardare il video-racconto dell’esperienza E-Motus, realizzato con il prezioso contributo degli utenti e dei curanti.

 

www.vimeo.com/289172002

www.facebook.com/emotusdanzaterapiaeparkinson/

www.parkinsonpiemonte.it

 

*Danzaterapeuta Clinica