Marco Landi alla guida di 340mila dentisti in Europa

di Patrizia Biancucci

Tempi duri per i dentisti europei, italiani compresi, che stanno attraversando un momento critico in cui devono far fronte da una parte a pressioni economiche tali da minacciare la loro indipendenza professionale, e dall’altra mantenere e migliorare la qualità della formazione e quindi la sicurezza dei pazienti. Il Council of European Dentists (CED) è l’unica vera associazione rappresentativa di tutti i dentisti europei e la sola organizzazione competente a consigliare e supportare le istituzioni europee sulle future iniziative, legislative o di altro tipo, che riguardano i dentisti. Ce ne parla il presidente, dr. Marco Landi.

Marco Landi, presidente CED (Council of European Dentists)

Dr. Landi, cos’è il CED? CED  è l’acronimo del Council of European Dentists, associazione europea no-profit che rappresenta oltre 340.000 dentisti in tutta Europa. In precedenza era chiamata EU “Dental Liaison Committee – EU DLC” ed è stata fondata nel 1961 per consigliare la Commissione Europea su materie relative alla professione odontoiatrica. Il nome dell‘associazione è cambiato a Maggio 2006 e adesso è composta da 33 Associazioni Nazionali odontoiatriche provenienti da 31 nazioni europee.

Quale la mission di questo Consiglio Europeo e come è organizzato? L’obiettivo dell’associazione è di sviluppare e realizzare una politica ed una strategia per: promuovere elevati standard di salute orale, professionali e terapeutici in generale, di contribuire a salvaguardare la tutela della salute pubblica e di promuovere gli interessi della professione odontoiatrica in Europa. Il Board del CED è costituito dal Presidente, dal Tesoriere e da sei consiglieri, tutti dentisti, ognuno dei quali ha un mandato di 3 anni e può essere rieletto una sola volta. Il loro ruolo è di portare avanti una leadership politica e assicurare una corretta ed efficiente amministrazione del CED. Gli organi di lavoro del CED sono attualmente 5 gruppi di lavoro e 3 task force all’interno dei quali i rappresentanti delle Associazioni nazionali membre del CED discutono e costruiscono la politica dell’organizzazione su argomenti diversi come formazione e qualifiche professionali, materiali dentali e dispositivi medici, mercato interno dell’UE, resistenza antimicrobica (AMR), e-Health, controllo delle infezioni, sicurezza dei pazienti e salute orale. Il CED ha un ufficio permanente a Bruxelles che coordina ogni attività relativa all’amministrazione dell’organizzazione e alla politica professionale, e rappresenta ufficialmente il CED presso le istituzioni europee a Bruxelles.

Su cosa verte principalmente il vostro lavoro e quali i risultati ottenuti finora?  Negli anni il CED ha lavorato intensamente nel miglioramento della legislazione UE, ponendo i problemi riguardanti i dentisti nell’agenda politica. Una delle più importanti normative europee per i dentisti è la direttiva sulle qualifiche professionali (2005/36/CE) che definisce le condizioni minime di formazione per il riconoscimento reciproco delle qualifiche in tutti i paesi UE. Il CED è stato pesantemente coinvolto durante tutto il processo legislativo e ha garantito con la sua azione che nella revisione del 2013 fosse incluso il requisito cumulativo per la durata minima della formazione per i dentisti di almeno 5 anni e 5.000 ore di studio teorico e pratico a tempo pieno. Questo requisito, infatti, seppur presente per la professione medica nella prima stesura della direttiva (2005), era inspiegabilmente stato omesso negli articoli riguardanti la professione odontoiatrica, con la conseguenza di potenziali pericolose carenze formative.

Anche sull’importante questione dei prodotti per lo sbiancamento dei denti, il CED è riuscito a persuadere la Commissione europea e gli Stati membri dell’opportunità di normare questi prodotti limitando la produzione e l’immissione sul mercato solo a quelli contenenti dallo 0,1 al 6% di perossido di idrogeno, riservandoli ai soli dentisti (personalmente o come diretta supervisione di personale qualificato) e accettando il bando di prodotti a più alta concentrazione potenzialmente molto dannosi, utilizzati indiscriminatamente anche da estetisti e altri operatori non medici. Per realizzare questo, nel 2010 il CED ha firmato un accordo con la Commissione Europea ed ha raccolto, nei 3 anni consecutivi, dati sugli effetti collaterali indesiderati dei prodotti sbiancanti. Il CED continua ancora il suo lavoro in questo ambito cercando di revocare  il divieto assoluto di sbiancamento dei denti per i pazienti di età inferiore ai 18 anni, quando questo sia giustificato clinicamente.

Più recentemente, il regolamento UE sul mercurio (2017/852)  ha tenuto il CED ed i suoi membri impegnati con il Parlamento Europeo a discutere per una graduale eliminazione dell’amalgama dentale. Fortunatamente il CED, assieme ai suoi membri, ha potuto assicurare con evidenza scientifica che l’amalgama dentale non causava alcun problema clinico e che poteva continuare ad essere uno dei materiali dentali disponibili per dentisti e pazienti, soprattutto all’interno di sistemi sanitari nazionali che potevano così garantire un accesso alle cure conservative per una più ampia fascia di popolazione. Il CED continua a lavorare anche in questo ambito per supportare la Commissione negli studi di fattibilità che potrebbero portare ad una completa eliminazione dell’amalgama entro il 2030.

Quali i rapporti con l’Europa e con gli Stati membri? Attraverso gli anni il CED ha anche organizzato eventi pubblici nel Parlamento Europeo a cui hanno partecipato politici, accademici, operatori sanitari e pazienti con lo scopo di sensibilizzare i politici riguardo a problemi come il cancro orale, le disuguaglianze nella salute orale o l’assistenza integrata. Ovviamente, gli Stati membri dell’UE hanno la competenza esclusiva riguardo la definizione delle politiche sanitarie e il finanziamento dell’assistenza sanitaria; questo, unitamente alle diverse tradizioni culturali, alla complessità dei sistemi sanitari e alle tendenze epidemiologiche non uniformi, comporterà probabilmente il persistere di alcune differenze nelle modalità delle cure odontoiatriche tra i paesi. Il CED è quindi in costante dialogo con i suoi membri per conoscere gli sviluppi in ambito nazionale facilitando anche lo scambio di utili informazioni tra le Associazioni.

Come si proietta il CED nel futuro dell’Odontoiatria? Il principio guida del CED sul futuro dell’odontoiatria è che ogni cittadino europeo dovrebbe avere accesso a un’assistenza sanitaria odontoiatrica di alta qualità, erogata da dentisti competenti e pienamente qualificati, utilizzando la tecnologia più recente e più appropriata in un approccio basato sull’evidenza. Considerando le nuove minacce alla salute orale e le sfide che l’Europa sta affrontando in generale e nello specifico del nostro settore (resistenza antimicrobica, invecchiamento della popolazione, disuguaglianze sanitarie, odontoiatria societaria, digitalizzazione, ecc.), Il CED continuerà a promuovere standard elevati di assistenza sanitaria ed odontoiatrica con una pratica professionale efficace centrata sulla sicurezza del paziente e sulla salvaguardia della salute pubblica.

Dr. Landi, cosa devono aspettarsi dal CED i Dentisti di ogni Paese europeo, e nello specifico i liberi professionisti? Il CED si impegna a garantire che la professione odontoiatrica sia opportunamente regolata e che gli odontoiatri e i loro collaboratori all’interno del “dental team” siano in grado affrontare le nuove sfide sopra menzionate. Ciò significa che il CED continuerà a concentrarsi su argomenti come la formazione continua, la sicurezza del paziente e l’adeguamento delle qualifiche professionali, a cominciare dalla formazione di base universitaria. Il CED continuerà anche a sostenere i dentisti intesi come liberi professionisti e ad agire contro i tentativi di deregolamentazione o di regolamentazione eccessiva che avrebbero un impatto negativo sulla qualità dell’odontoiatria e sull’autonomia dei dentisti. In questo contesto nel 2013 il CED è stato il primo promotore della “Carta Europea per le Libere Professioni”, firmata assieme alle associazioni europee che rappresentano medici, farmacisti, veterinari e ingegneri. La collaborazione con le altre professioni è assolutamente centrale nella politica del CED e si è attuata anche sulla “Direttiva sui test di proporzionalità” che impone agli Stati membri di effettuare un cosiddetto test di proporzionalità prima di introdurre o modificare una regolamentazione professionale al fine di valutare se tali disposizioni siano giustificate, non discriminatorie e proporzionate. Pur non essendo riusciti ad impedire l’applicazione della direttiva alle professioni sanitarie, particolarmente delicate per l’impatto delle possibili deregolamentazioni sulla qualità delle cure e dunque sulla salute dei cittadini europei, stiamo lavorando sulla implementazione della direttiva nei singoli paesi, supportando le Associazioni nazionali affinché lavorino con i ministeri competenti per ridurre o annullare ogni possibile impatto negativo sui dentisti.

Il tema “prevenzione” della carie e in generale delle malattie orali, con relativi costi per la società, è all’ordine del giorno? Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un enorme progresso sulla prevenzione della carie nei bambini, ma i denti cariati, mancanti o otturati (i costituenti del famoso indice DMF) sono ancora la normalità in Europa. Le malattie del cavo orale costituiscono una importante voce di spesa sanitaria: quasi la metà della popolazione mondiale soffre di carie dentale non trattata, grave parodontite cronica e perdita totale dei denti. Il peso per le società e per le economie in termini di costi finanziari delle sole carie dentali è enorme. A livello globale, l’OMS stima che 298 miliardi di dollari sono stati spesi per i costi diretti legati alla carie e il 5-10% dei budget sanitari nei paesi industrializzati sono impiegati nel trattamento delle carie dentali.

Obiettivi a lungo termine del CED? Il riconoscimento della salute orale, come componente fondamentale della salute e del benessere fisico e mentale, e l’integrazione della salute orale nei sistemi sanitari nazionali, con conseguente aumento delle risorse per la prevenzione e il trattamento, rimangono gli obiettivi a lungo termine del CED. Ciononostante, i politici non riescono ancora a rendersi conto che la salute orale è parte integrante della salute generale e ciò influisce non solo sulla qualità della vita, ma anche sulla società e sui sistemi sanitari con i relativi costi economici.

CED Manifesto 2019

Quali le sfide in una società che vede l’allungamento della vita media? Con una popolazione ancora in crescita e in via di invecchiamento è responsabilità delle autorità nazionali tenere conte delle evoluzioni demografiche e epidemiologiche, garantendo risorse sufficienti per affrontare queste sfide, nonostante i problematici budget sanitari in tutta Europa. Inoltre, un’alta qualità dei programmi di studio universitario dovrebbe tenere in debito conto le esigenze formative diverse che nascono da un rapido invecchiamento della popolazione. Una durata minima e una continua evoluzione delle specifiche competenze nella formazione dei dentisti possono garantire la qualità ottimale delle cure. L’Europa deve fare attenzione a queste nuove sfide, poiché siamo di fronte ad un necessario cambio di paradigma, sia in termini scientifici che economici: occorre che la programmazione politica si porti decisamente dalla cura alla prevenzione.

 

CED Manifesto 2019

Dr. Landi, se l’assistenza sanitaria rimane competenza degli Stati membri, a cosa serve l’Europa? L’UE ha un ruolo centrale nelle questioni relative allo snellimento/facilitazione dell’assistenza sanitaria transfrontaliera, ad esempio attraverso la regolamentazione e l’implementazione della sanità elettronica (la cosiddetta e-Health) cominciando proprio dalle cartelle cliniche elettroniche e dalle ricette smaterializzate (e-prescription). Inoltre, proprio per la spiccata mobilità dei professionisti sanitari (non dimentichiamo che i dentisti costituiscono la quinta professione regolamentata europea per mobilità) l’Europa ha grandi responsabilità nel controllo dei loro requisiti di preparazione teorica e pratica. Purtroppo sono ancora presenti delle zone d’ombra sulla formazione di base che, pur essendo dei casi isolati, anche con la collaborazione dell’ADEE (l’associazione che raggruppa un vasto numero dei corsi di laurea in odontoiatria europei) stiamo cercando di risolvere.

Come presidente rieletto per il prossimo triennio, cosa prevede in vista delle Elezioni Europee? Per le prossime elezioni del Parlamento europeo del 2019 e la nomina della nuova Commissione europea, il CED ha stilato un breve elenco di richieste base che fanno parte del nostro Manifesto del 2019 e che rispecchiano il nostro impegno per il futuro della cura orale e dell’odontoiatria. Sarà compito delle Associazioni nazionali portare le nostre istanze ai candidati e testare la loro posizione in merito, per informare correttamente i dentisti che dovranno esprimere il proprio voto. Oltre a quanto già menzionato prima (le politiche di salute orale, il riconoscimento della sua profonda interazione con la salute generale, la necessità di una formazione di alta qualità e del mantenimento delle caratteristiche di professione autoregolamentata) puntiamo a difendere il diritto di tutti i cittadini a ricevere cure individualizzate e di qualità, combattendo l’introduzione di standard europei nell’ambito delle terapie che comprometterebbero questa possibilità. E’ un impegno di grande responsabilità ma ritengo che il CED sia pronto per affrontarlo con la giusta tenacia e competenza, avvalendosi delle risorse di tutte le Associazioni e degli Ordini nazionali che ne fanno parte.