Ripresa del mercato dei farmaci “da banco”: linea diretta con la stagionalità

Il sistema farmaceutico italiano divide i medicinali in tre categorie: farmaci di fascia A, che include prodotti farmaceutici utilizzati per la cura di patologie gravi e croniche rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale; farmaci di fascia H, che include medicinali rimborsabili solo se utilizzati in ambito ospedaliero; e la categoria dei medicinali non rimborsabili, cioè totalmente a carico dell’acquirente, che coinvolge sia farmaci acquistabili previa prescrizione medica che farmaci ottenibili senza la prescrizione.  

La negoziazione del rimborso e dei prezzi del farmaco al di fuori dell’azienda farmaceutica produttrice avviene simultaneamente tra l’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, e le società farmaceutiche interessate. Per espletare il processo di negoziazione vengono presi in esame diversi criteri: la morbilità della patologia per la quale è stato sviluppato il farmaco, l’occupazione del farmaco nella terapia e la disponibilità di trattamenti alternativi, il profilo rischio-beneficio, il valore terapeutico aggiunto e l’impatto sul budget per il farmaco.

Per i farmaci non rimborsabili ottenibili con prescrizione, l’industria farmaceutica è libera di stabilirne il prezzo, ma questo può aumentare nel corso degli anni e i margini di distribuzione rispetto ai prezzi di listino sono liberi, ma solitamente in linea con i margini che riguardano i farmaci coperti dal SSN. Per i farmaci non soggetti a prescrizione, invece, sia il prezzo che i loro margini di distribuzione sono liberi.

Proprio perché acquistabili anche senza una prescrizione medica, questi farmaci sono definiti da automedicazione o, più spesso, farmaci “da banco”, ottenibili facilmente presso farmacie, parafarmacie e punti vendita autorizzati. In Italia, oltre la metà della popolazione ne fa uso abitualmente per curare patologie comuni, come tosse, influenza e raffreddore. I cinque mercati farmaceutici più importanti – Germania, Francia, Inghilterra, Polonia e Italia – costituiscono il 76.6% del mercato farmaceutico europeo di questa tipologia di medicinali.

I dati Iqvia (Human Data Science Company) elaborati dall’Associazione Nazionale Farmaci da Automedicazione (Assosalute) indicano che nell’anno appena trascorso si è verificato un innalzamento del fatturato dei farmaci da automedicazione del 2.7%, il trend migliore dal 2015. La ripresa del mercato italiano dei farmaci senza l’obbligo di prescrizione ha viaggiato di pari passo con la maggiore diffusione delle sindromi influenzali e da raffreddamento nel corso della stagione influenzale 2017/2018.

Ciò correla automaticamente, e in maniera molto stretta, l’andamento del mercato di questi medicinali alla stagionalità. Il miglioramento del mercato italiano per questi farmaci secondo Maurizio Chirieleison, presidente di Assosalute, “rende merito alle aziende del comparto che investono quotidianamente nell’innovazione dei dosaggi e delle formulazioni per migliorare costantemente il profilo di efficacia e sicurezza che caratterizza i farmaci da automedicazione”.

Sebbene il nostro sia fra i Paesi europei con il più importante mercato farmaceutico, il mercato dei farmaci da banco in Italia è meno sviluppato rispetto a quello dei Paesi EU più rilevanti (è infatti pari al 36% del mercato tedesco, al 46% di quello francese, e al 53% di quello britannico). “Resta fondamentale un allineamento del mercato dell’automedicazione italiano a quello europeo che permetterebbe, insieme ad azioni condivise di informazione e educazione, a una corretta gestione della crescente autonomia in tema di salute e benessere, di liberare risorse pubbliche” conclude il presidente di Assosalute.