Funghi

Funghi al posto del polistirolo? Una realtà nata dall’immaginazione di un bambino

di Luca Mario Nejrotti

Il polistirolo da imballaggio è uno dei materiali più inquinanti che ci siano e molte sono le soluzioni studiate per sostituirlo. Tra queste, una particolarmente originale trae ispirazione dai funghi.

Un mare di plastica.

Negli USA, il polistirolo costituisce il 25% dei rifiuti in discarica, e un problema sempre crescente per l’inquinamento incontrollato (vedi). Basso costo, resistenza, versatilità e durata sono i suoi punti di forza, ma sono anche il principale motivo dei danni che causa all’ambiente. Ci sono molte alternative più ecosostenibili, ma i costi sono almeno doppi (vedi). Il problema dell’inquinamento marino e terrestre da plastiche e microplastiche è pressante e ha risvolti molto gravi sugli ecosistemi e sulla nostra salute, come abbiamo già denunciato su queste pagine (vedi e vedi).

 

Un fungo ci salverà?

La buona volontà non manca e le soluzioni sono numerose: lo scoglio restano i costi, ed è in questa direzione che va la ricerca, poiché la legislazione delle diverse nazioni è ancora impreparata a fornire sufficienti incentivi ai produttori e consumatori di plastiche sostenibili.

Nel 2007, l’ingegnere meccanico Eben Bayer (vedi), con un amico, ha ideato una materia per imballaggi composta di scarti vegetali (di legno o granturco) legati dal micelio fungino. La storia racconta (vedi) che l’idea gli sia venuta lavorando nella fattoria di famiglia, vedendo come i funghi crescevano sugli scarti di legname e li compattavano.

Da questa idea di base è nata un’impresa innovativa di successo.

Il micelio sono i filamenti che si possono osservare sotto i funghi e che ne costituiscono l’apparato vegetativo. Di fatto si tratta del fungo vero e proprio, poiché ciò che noi abitualmente consumiamo, il carpoforo, è il frutto e il portatore delle spore (vedi).

Il vantaggio di questo materiale, ovviamente estremamente versatile, tanto quanto il polistirolo, è che una volta inutilizzato è completamente biodegradabile. Inoltre, la sua produzione richiede un quinto dell’energia per realizzare lo stesso quantitativo di polistirolo (vedi).

 

Un futuro migliore?

Ecovative (vedi), l’azienda di Bayer, è solo una delle moltissime imprese che stanno nascendo sull’onda della green economy e che davvero sembrano proporre modelli di sviluppo alternativi, efficaci e ecosostenibili.

Bayer è stato definito un pioniere della tecnologia dal World Economic Forum diversi anni fa, è stato nella lista dei 30 under 30 della rivista Forbes nel 2015 ed è stato riconosciuto per la qualità ambientale del suo lavoro dall’ Agenzia per la protezione ambientale.

Grandi aziende come Dell e Ikea hanno utilizzato la sua confezione per spedire i loro prodotti.

Da questi successi può nascere una speranza per il futuro.

 

Fonti.

http://www.ecoseven.net/ambiente/rifiuti/un-mare-di-plastica-e-polistirolo.html

https://youtu.be/6X7PwNY8H_4

http://ebenbayer.com/

https://www.weforum.org/agenda/2011/01/a-greener-future-eben-bayer/

http://www.treccani.it/vocabolario/micelio/

https://ecovativedesign.com/team