Negli Stati Uniti, tra i gli adulti più giovani, aumentano i casi di cancro correlati all’obesità

Un articolo pubblicato da The Lancet il 3 febbraio scorso (https://www.thelancet.com/journals/lanpub/article/PIIS2468-2667(18)30267-6/fulltext) illustra i risultati di un lavoro, effettuato in ambito di epidemiologia oncologica, da quattro ricercatori che hanno utilizzato come materiale di studio i dati provenienti da diversi registri tumori statunitensi gestiti dall’Associazione nordamericana dei registri tumori.

Gli oncologi sono partiti dal presupposto, condiviso in ambito medico-scientifico, che le variazioni epidemiologiche dei casi di cancro che colpiscono i giovani adulti americani, e spesso sotto i 50 anni di età, riflettano i cambiamenti alle esposizioni ai cancerogeni già evidenziate in precedenti ricerche scientifiche.

Secondo questo modo di procedere operativamente, l’aumento del tumore del colon-retto a esordio precoce, ad esempio, è stato messo in relazione con l’ “epidemia di obesità” che dilaga da anni negli Usa. I ricercatori ricordano che tra il 1980 e il 2014, la prevalenza di sovrappeso o obesità negli Usa è aumentata di oltre il 100% (dal 14,7% al 33,4%) tra i bambini e gli adolescenti e del 60% tra gli adulti di 20-74 anni (da 48,5 % a 78,2%).

I ricercatori hanno quindi preso in esame le tendenze di incidenza negli Stati Uniti, specifiche per età, relative a 30 tipi di cancro tra i più diffusi, inclusi 12 tumori ritenuti correlati all’obesità.

Sono stati elaborati, estrapolando i dati da 25 registri statali Usa, i rilievi sull’ incidenza per tumori invasivi tra le persone di età compresa tra 25 e 84 anni, con cancro diagnosticato tra il 1 ° gennaio 1995 e il 31 dicembre 2014. Tutti i malati presenti nel registro, che corrispondevano alle caratteristiche specifiche di arruolamento già citate, sono stati inclusi nello studio e sono stati presi in considerazione i 20 più comuni tipi di cancro oltre a 12 tipi di tumori che la comunità medico-scientifica ritiene correlati all’obesità.

I pazienti sono stati arruolati in base all’età (tra 25 e 84 anni) per stimare la variazione percentuale media annua dei tassi di incidenza di malattia. Il campione è stato anche suddiviso in gruppi omogenei per età, composti da soggetti che avevano una differenza anagrafica di cinque anni al massimo.

Lo studio ha dimostrato che l’incidenza di tumori metastatici è aumentata in modo significativo per sei dei 12 tipi legati all’obesità (mieloma multiplo, cancro del colon-retto, cancro del corpo uterino, della cistifellea, del rene e del pancreas) nei giovani adulti (25-49 anni) con incrementi ancora statisticamente più significativi nelle fasce d’età più giovani arruolate.

Questa ricerca ha anche dimostrato che, complessivamente, nei giovani adulti, l’incidenza di manifestazioni oncologiche metastatiche è invece diminuita per otto dei 18 tipi di tumore presi in esame nella ricerca, incluso il cancro al polmone associato al fumo e le manifestazioni oncologiche correlate all’infezione da HIV (sarcoma di Kaposi).

In questo studio, quindi, in qualsiasi modo si accorpino i dati, si evidenzia che negli Stati Uniti il rischio di sviluppare un tumore correlato all’obesità aumenta in maniera evidente soprattutto nelle coorti di soggetti più giovani.

Sono ovviamente necessari ulteriori studi per confermare le ragioni di questa tendenza emergente, e dimostrare (anche attraverso nuovi studi) gli effetti cancerogeni dell’eccesso di peso corporeo, individuando contestualmente magari anche altri fattori di rischio non dimostrabili in questa ricerca.

Questo studio in ogni caso rileva che negli Stati Uniti il rischio di sviluppare il cancro è aumentato negli adulti più giovani (con una diminuzione significativa dell’età in cui la patologia si manifesta, a partire dalla generazione nata nel 1950) per sei dei 12 tumori legati all’obesità.

Anche se l’incidenza di questi tumori, ad eccezione del cancro del colon-retto, è aumentata anche negli adulti più anziani, l’aumento percentuale annuo di tali patologie (sulla base dei dati pubblicati in questo articolo da The Lancet) è stato tuttavia inferiore in modo significativo rispetto all’incidenza registrata nei giovani adulti.