Collaboratore settore odontoiatrico: SIASO dice NO

di Patrizia Biancucci

18 febbraio 2018: entra in vigore il Dpcm sul riconoscimento del Profilo ASO, assistente di studio odontoiatrico. 12 dicembre 2018: Confprofessioni, Filcams-Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs sottoscrivono un accordo con i sindacati odontoiatrici (tra cui ANDI è il più rappresentativo) all’interno del Contratto collettivo nazionale di lavoro degli studi professionali, e individuano una nuova figura definita Collaboratore di settore odontoiatrico, la quale sotto la responsabilità e le direttive del medico odontoiatra svolge funzioni di supporto alle attività tipiche e caratteristiche del medesimo.

Gaetano Stella, presidente Confprofessioni

Da più parti è stato sottolineato che il nuovo profilo si affianca e non si sovrappone a quello dell’ASO, che rimane la figura maggiormente qualificata, con l’obiettivo di snellire il mercato del lavoro e promuovere l’assunzione dei giovani, come precisato dal presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, “L’intesa sottoscritta con i sindacati del settore mira a rilanciare il mercato del lavoro nel settore odontoiatrico, evitando le rigidità applicative che discendono dalle disposizioni del decreto”. Ma SIASO (sindacato italiano assistenti di studio odontoiatrico) non ci sta: dopo due comunicati stampa (21 dicembre 2018 Contro il bieco accordo, 14 gennaio 2019 SIASO vs ANDI, ASO vs CSO) chiede un’interrogazione parlamentare al Ministero della Salute. Fulvia Magenga, Segretario Generale SIASO aderente a Confsal e Consigliere Nazionale CONFSAL (confederazione generale dei sindacati autonomi dei lavoratori)chiarisce i motivi di questa presa di posizione.

Fulvia Magenga, Segretario Generale SIASO

Sig.ra Magenga, il percorso formativo per il Profilo ASO è piuttosto lungo e le Regioni non lo hanno ancora attivato: cosa stanno facendo in proposito le vostre rappresentanze sindacali? La maggior parte delle regioni, ha recepito entro i termini previsti (ottobre 2018) il DPCM entrato in vigore il 6 aprile 2018. Tra queste: Lazio, Molise, Campania, Lombardia, Marche, Puglia, Sardegna, Toscana, l’Emilia Romagna, l’Abruzzo. Altre regioni stanno concludendo l’iter di recepimento. Le nostre rappresentanze sindacali hanno collaborato con i dipartimenti regionali del welfare e della formazione ed hanno offerto la loro esperienza ai tavoli di lavoro.

Cito dal comunicato stampa “Per decenni abbiamo avuto Assistenti alla Poltrona che “sotto il controllo dell’odontoiatra” non facevano proprio nulla, poiché il “diretto controllo” non c’era mai”. non le sembra un’affermazione eccessiva? No. Non mi sembra una affermazione eccessiva. Lo ripeto: “per decenni abbiamo avuto Assistenti alla Poltrona che sotto il controllo dell’odontoiatra non facevano proprio nulla, poiché il diretto controllo non c’era mai”. Per questo abbiamo voluto che il profilo professionale divenisse una realtà che segnasse un punto fermo e dal quale iniziasse la formazione obbligatoria. In uno studio odontoiatrico, il dentista dovrebbe, oltre che organizzare il lavoro dell’ASO e controllarlo, occuparsi dei propri pazienti. E quando troverebbe il tempo da dedicare alla propria pazientela? E se invece il dentista passa la maggior parte del suo tempo a curare i suoi pazienti, quando ricava il tempo, per “controllare” le molteplici mansioni espletate dalla sua assistente? Può forse supervisionare ad inizio giornata, quando vengono “controllate” le autoclavi con i test di routine? Controlla forse i tempi della decontaminazione o della miscelazione degli agenti disinfettanti? Queste solo per citare alcune delle mansioni alle quali l’ASO si è dedicata per decenni senza avere nessun titolo, nessuna formazione specifica e da sola.

La nuova figura del Collaboratore di settore odontoiatrico ha portato a uno scontro tra SIASO e ANDI: quali sono le vostre motivazioni? Il SIASO Confsal non ha il compito di difendere in modo corporativo i propri tesserati, ha il dovere però di sorvegliare quello che avviene nel mondo del lavoro con un occhio attento ai diritti dei lavoratori del nostro settore. Perché creare, (ricordiamolo, solo in seno ad un CCNL e non con un iter che ne determina il profilo professionale) un lavoratore nuovo come il CSO, senza mansioni definite, senza una formazione definita, inserendolo al quarto livello del CCNL degli studi professionali, ritenuto di riferimento nazionale. Sempre allo stesso livello troviamo anche gli ASO. Quindi, cosa si voleva fare se non confusione? Sappiamo che questa nuova figura non può fare nulla di sovrapponibile all’ASO in quanto, quella dell’ASO, è una professione abilitante. E se il CSO non può fare niente di sovrapponibile alle mansioni dell’ASO, cosa farà? Stiamo ancora attendendo che ANDI ce lo dica, che sveli il mistero.

CONFSAL (Confederazione generale dei sindacati autonomi dei lavoratori)

Sig.ra Magenga, avete pensato che inasprire i rapporti con ANDI può demotivare i datori di lavoro (dentisti, quasi la metà iscritti al sindacato più rappresentativo ) che stanno vivendo una fase ancora critica, con la tendenza a ridurre il personale di studio anziché assumerne di nuovo?  Perché dà per scontato che siamo stati noi ad inasprire i rapporti con ANDI? Guardi che non è così, sa? Inoltre, quale dovrebbe essere il comportamento di un sindacato come il SIASO Confsal di fronte ai datori di lavoro che stanno vivendo una fase ancora critica? Quale dovrebbe essere la soluzione? Forse dire di si e creare lavoratori sempre più a buon mercato togliendo loro un’altra fetta di dignità in modo tale da “combattere la fase critica”? Per favore, ormai questa solfa non funziona più. È ormai noto che per promuovere e far crescere la propria azienda, sia indispensabile prevedere l’assunzione di personale esperto e formato e non il contrario.

Elezioni Consiglio Nazionale CONFSAL

Negli studi odontoiatrici da sempre le assistenti sono state assunte senza una preparazione specifica. Cominciavano con le mansioni più semplici per passare a quelle più impegnative con l’aumentare dell’esperienza e della formazione “sul campo”: non crede che possa succedere la stessa cosa con il CSO, anch’esso formato, come inizio per un futuro ASO? Ma chi le ha raccontato che questa era la realtà? La realtà assomiglia di più a questa: il dentista andava a fare la spesa nel supermercato sotto casa, vedeva la cassiera e siccome era gentile e anche, perché no, un poco belloccia, decideva di assumerla nel proprio studio et voilà, promossa sul campo, diventava Assistente alla Poltrona (che poi la poltrona si è sempre assistita da sola). La nuova assunta veniva subito investita di tutti i compiti che riguardavano la gestione dello studio, la sterilizzazione degli strumenti, la decontaminazione degli ambienti e quant’altro. Per un attimo ho vissuto un brivido di raccapriccio tuffandomi con la mente nel passato, ma è finita. Quel tempo è passato.

In tutti i settori esistono collaboratori con mansioni diverse, dall’amministratore delegato all’usciere. Perché SIASO sembra voler negare questa possibilità nella “azienda” studio dentistico? Noi non neghiamo proprio nulla. È semplicemente corretto essere preparati e aggiornati per intraprendere il lavoro di ASO, affinchè non ci siano ricadute sgradevoli sulla salute dei cittadini e su quella del lavoratore stesso.

Sig.ra Magenga, dal suo punto di vista e allo stato attuale cosa dovrebbe fare un dentista se avesse bisogno di assumere un assistente? Il dentista può assumere un assistente formato o equipollente come recita il DPCM entrato in vigore il 6 aprile 2018. Insomma, forse anche in Italia bisognerebbe iniziare a capire che quando una legge dello Stato entra in vigore deve essere rispettata.

E cosa dovrebbe fare chi vuole lavorare in uno studio dentistico come assistente? Chi vuole iniziare a lavorare come ASO oggi deve passare attraverso la formazione. “L’istruzione è l’arma più potente che si possa utilizzare per cambiare il mondo” (Nelson Mandela). Studiare apre le menti. La cultura rende liberi. Anche di decidere con chi lavorare.