Nuove scoperte sull’asse intestino-cervello: batteri che influenzano l’umore

Per quanto possa sembrare strano, il nostro organismo è popolato da milioni, anzi miliardi di microrganismi. La cosa, però, non deve farci sobbalzare dal timore di aver contratto chissà quale strana infezione. Si tratta prevalentemente di batteri che instaurano un rapporto simbiontico con il nostro organismo, cioè un rapporto grazie al quale entrambe le parti ottengono beneficio senza arrecare danno. Questi microrganismi popolano diversi distretti del nostro corpo, specie intestino, bocca e gola, e tutti insieme costituiscono il microbiota.

Ognuno di noi presenta una diversa composizione del microbiota, soprattutto quello intestinale,  dovuta a caratteristiche intrinseche dell’individuo, come il sesso, l’età, la dieta, lo stress, l’uso di medicinali e i fattori genetici. C’è da dire che questi minuscoli esseri viventi svolgono funzioni necessarie al nostro organismo, ad esempio la scomposizione di sostanze, come la cellulosa, che il nostro corpo non è in grado di disgregare oppure attività di supporto del nostro sistema immunitario.

Negli ultimi anni, molti sono i dati scientifici che hanno collegato il microbiota intestinale allo sviluppo e funzionamento del sistema nervoso centrale. La relazione, attualmente in fase di studio da parte dei ricercatori, tra l’insieme dei batteri intestinali e i disturbi mentali è definita “asse intestino-cervello” e i dati maggiormente rilevanti provengono da studi svolti sugli animali.  Uno studio recente, questa volta svolto su una larga coorte di soggetti europei, ha dato risultati sorprendenti riguardo l’asse intestino-cervello, sottolineando la potente influenza che il microbiota intestinale può avere sul cervello.

Lo studio ha messo in evidenza importanti differenze nel microbiota intestinale dei soggetti affetti da depressione, rilevando che diverse specie batteriche sono totalmente assenti in questi soggetti.  I ricercatori non possono dire se l’assenza è una causa o un effetto della malattia, ma hanno dimostrato che molti batteri intestinali potrebbero produrre sostanze che influenzano la funzione delle cellule nervose e forse l’umore. Lo studio, come ha spiegato Jeroen Raes, microbiologo dell’Università Cattolica di Leuven in Belgio, ha coinvolto un gruppo di 1054 persone di nazionalità belga, di cui 17 con depressione diagnosticata. Confrontando le due tipologie di microbiota intestinale, quello dei soggetti sani e quello degli individui depressi, è stato possibile osservare un’importante differenza: due specie microbiche, Coprococcus e Dialister, sono assenti nel microbiota dei soggetti depressi. Inoltre, è stato scoperto che le persone depresse presentano un maggior numero di batteri implicati nel morbo di Crohn, suggerendo un coinvolgimento considerevole dello stato infiammatorio nell’insorgenza di questa malattia.

Essendo il microbiota di una popolazione differente da quello di un’altra, il medesimo confronto è stato svolto su una coorte di 1064 olandesi, rilevando anche in questo caso la mancanza delle stesse specie batteriche negli individui depressi. Per comprendere al meglio il collegamento fra i batteri intestinali e l’umore, i ricercatori hanno stilato una lista di 56 sostanze importanti per le funzioni del sistema nervoso che possono essere sia prodotte che metabolizzate dai batteri intestinali. È stato riscontrato, ad esempio, che Coprococcus sembra essere correlato con la dopamina, un mediatore cerebrale chiave coinvolto nella depressione, sebbene i ricercatori non abbiamo trovato indizi di come tale collegamento potrebbe proteggere contro questa malattia.

La risoluzione della connessione microbiota-cervello “potrebbe portare a nuove terapie” ha suggerito Raes. In effetti, alcuni medici e aziende stanno già esplorando i possibili probiotici – supplementi batterici orali – per la depressione, sebbene normalmente questi integratori non includano i microbi intestinali mancanti identificati nel nuovo studio.