La relazione tra marketing farmaceutico e overdose da oppioidi

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Negli Stati Uniti le morti causate da overdose da oppioidi rappresentano una vera e propria emergenza sociale (1). Anche se molti casi sono legati all’abuso di sostanze illecite, l’eroina e il fentanyl, non di rado questi decessi sono causati da antidolorifici a base di oppiacei prescritti regolarmente che, inoltre, molto spesso rappresentano il primo contatto con questa classe di sostanze che creano una forte dipendenza; si stima che gli oppioidi prescritti dai medici siano coinvolti nel 40% dei casi di overdose (2,3). Per questo motivo, negli ultimi tempi media e ricercatori si stanno interrogando su una possibile responsabilità delle attività di marketing farmaceutico dirette agli operatori sanitari: i pagamenti e i benefit legati alla promozione di questi farmaci inducono i medici a prescriverne di più? E questa tendenza si riflette in un numero maggiore di decessi per overdose? Secondo uno studio statunitense, relativo al periodo compreso tra il 2013 e il 2015, in media un medico su 12 è oggetto di marketing farmaceutico riguardante gli oppioidi, rapporto che sale a un clinico su 5 nell’ambito dei medici di famiglia (4). Per indagare se e in quale misura il marketing sia associato al tasso di prescrizione di questi farmaci e questo, a sua volta, alle morti per overdose, un gruppo statunitense di ricercatori spiega sul JAMA Network Open di avere preso in esame i dati provenienti da tre database nazionali (5).

Il primo database, estrapolato dai Wide-Ranging Online Data for Epidemiological Research Restricted-Use Mortality Files dei Centers for Disease Control and Prevention, riguardava le morti per overdose da oppioidi sul territorio statunitense; il secondo, l’Open Payments database dei Centers for Medicare & Medicaid Services, includeva tutti i pagamenti effettuati dalle aziende farmaceutiche ai medici per finalità di marketing riguardante gli oppioidi; il terzo, infine, fornito dal National Center for Injury Prevention and Control, includeva i tassi di prescrizioni di farmaci oppioidi dispensati al dettaglio dalle farmacie.

Ne è emerso che i tassi di decessi per overdose più elevati riguardavano proprio gli stati dove il marketing sugli oppioidi era maggiore. I tassi di prescrizione sono risultati fortemente associati alle attività promozionali delle aziende farmaceutiche indirizzate ai medici e, inoltre, in grado di spiegare parzialmente le morti per overdose da oppioidi. “Questi risultati – scrivono gli autori – tengono conto di diverse misure del marketing farmaceutico, inclusi l’ammontare di denaro ricevuto dai medici, il numero di pagamenti effettuati per ogni medico e il numero di clinici che ha ricevuto questo tipo di pagamenti”.

Queste nuove evidenze si aggiungono a quelle di altri studi che negli ultimi anni hanno suggerito un legame tra il marketing relativo a prodotti specifici e un maggiore tasso di prescrizione dei prodotti stessi (6,7). “Anche se è possibile che si tratti di causalità inversa, con le case farmaceutiche che svolgono attività promozionali principalmente nelle aree caratterizzata da un’elevata mortalità per overdose da oppioidi, è comunque preoccupante che in quelle zone i medici ricevano ulteriori pagamenti”, sottolineano gli autori. Infatti, le industrie investono decine di milioni di dollari all’anno per attività di marketing dirette ai medici per la promozione dei farmaci a base di oppioidi – ed è presumibile pensare che non lo farebbero se questo non garantisse loro un aumento o almeno il mantenimento delle prescrizioni.

In conclusione, nonostante l’emergenza delle morti per overdose da oppioidi sia legata principalmente a un aumento dell’uso di eroina e di fentanyl prodotto illegalmente, il tasso di prescrizioni di oppioidi negli Stati Uniti rimane di gran lunga superiore rispetto alle altre economie avanzate e molte persone continuano a entrare in contatto in questo modo con questo genere di sostanze. “I nostri risultati – concludono i ricercatori sul JAMA Network Open – suggeriscono che il marketing farmaceutico diretto ai medici potrebbe essere d’ostacolo agli sforzi messi in atto a livello nazionale per ridurre le prescrizioni di oppioidi e che i politici dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di limitare queste attività, nell’ottica di un intervento robusto e basato sulle evidenze contro l’emergenza overdose”.

 

Bibliografia

  1. Seth P, Scholl L, Rudd RA, Bacon S. Overdose deaths involving opioids, cocaine, and psychostimulants – United States, 2015 – 2016. Morbidity and Mortality Weekly Report (MMWR) 2018; 67: 349-58.
  2. Seth P, Rudd RA, Noonan RK, Haegerich TM. Quantifying the epidemic of prescription opioid overdose deaths. American Journal of Public Health 2018; 108: 500-2.
  3. Cicero TJ, Ellis MS, Kasper ZA. Increased use of heroin as an initiating opioid abuse. Addictive Behaviors 2017; 74: 63-6.
  4. Hadland SE, Krieger MS, Marshall BDL. Industry payments to physicians for opioid products, 2013-2015. American Journal of Public Health 2017; 107: 1493-5.
  5. Hadland SE, Rivera-Aguirre A, Marshall BDL, Cerdà M. Association of pharmaceutical industry marketing of opioid products with mortality from opioid-related overdoses. JAMA Network Open 2019; 2: e186007.
  6. DeJong C, Aguilar T, Tseng CW, et al. Pharmaceutical industry-sponsored meals and physician prescribing patterns for Medicare beneficiaries. JAMA Internal Medicine 2016; 176: 1114-22.
  7. Yeh JS, Franklin JM, Avorn J, Landon J, Kesselheim AS. Association of industry payments to physicians with the prescribing of brand-name statins in Massachusetts. JAMA Internal Medicine 2016; 176: 763-8.