Congo

“Reverse innovation”, il progresso comincia nei paesi a basso reddito, anche per le scienze sanitarie

di Luca Mario Nejrotti

Reverse innovation” è un concetto per il quale i progressi tecnici e tecnologici indirizzati soprattutto all’ideazione di soluzioni a basso costo, vengono implementati prima nei paesi a basso reddito.

Nuovi mercati.

Abbiamo già visto, per esempio, come i paesi africani che soffrono di gravi problemi di comunicazioni siano all’avanguardia nella sperimentazione di utilizzi innovativi di droni (vedi), ma le condizioni favorevoli ci sono per ogni disciplina, comprese quelle mediche.

Il processo della “Reverse innovation” inizia concentrandosi sui bisogni e i requisiti per i prodotti a basso costo in paesi a basso reddito, che garantiscono bacini di inediti potenziali utenti, una maggiore elasticità nella gestione delle sperimentazioni, manodopera generalmente a basso costo e mercati sostanzialmente “vergini”. Una volta che i prodotti vengono sviluppati per questi mercati, vengono venduti altrove, anche in Occidente, a prezzi bassi che creano nuovi bacini di utenza e nuovi usi per queste innovazioni (vedi).

Applicazioni mediche.

Nel campo medico la “reverse innovation” trova applicazione in diversi settori: l’erogazione di servizi sanitari rurali; il decentramento della gestione sanitaria; l’educazione sanitaria; prodotti medici, vaccini e tecnologie; forme di finanziamento in ambito sanitario.

L’effettivo impatto a livello globale di queste sperimentazioni deve ancora essere studiato in modo esaustivo, ma alcuni risultati positivi sono evidenti di per sé.

Tra questi, l’invenzione di un kit salvavita contro i sanguinamenti uterini post parto (vedi), che costa meno di una tazzina di caffè.

Tampone uterino a palloncino.

Il “tampone a palloncino uterino” è semplicissimo: una siringa, un tubicino blu, un preservativo lubrificato. Tutto questo è contenuto in una busta di plastica, insieme a una lista di controllo e un libretto di istruzioni.

Anche il funzionamento è intuitivo: il preservativo viene collegato al catetere e gonfiato d’acqua, bloccando il sanguinamento uterino nelle donne che hanno appena partorito, una delle principali cause di mortalità materna nei paesi in via di sviluppo.

L’invenzione è di Thomas Burke, di Boston, capo del Division of Global Health Innovation al Massachusetts General Hospital, che afferma: “Mi arrivano immagini ogni giorno dalle donne – in India, in Kenya, in Tanzania – da donne che sono sopravvissute”.

Mortalità materna.

Nei paesi a basso reddito i servizi sanitari sono sovente inadeguati alle necessità e la mortalità in seguito a complicanze del parto dovuta a povertà di risorse è un problema gravissimo. Dati del 2015 testimoniano di più di 300000 donne morte di parto, il 99% nei paesi più poveri (vedi). Moltissimi di questi decessi sono legati al sanguinamento uterino e al fatto che gli interventi per risolvere questo problema, assolutamente alla portata di gran parte dei paesi ad alto reddito, sono troppo costosi o complessi per le realtà più povere.

Un tampone uterino tradizionale costa intorno ai 300 dollari.

L’idea di base dell’uso di catetere e preservativo sembra essere attribuibile a Sayeba Akhter, un medico del Bangladesh, Burke ha aggiunto una valvola unidirezionale per assicurarsi che il preservativo resti gonfio, e ha avuto l’idea di presentare il dispositivo come un pacchetto, un kit autonomo con parti facilmente sostituibili e di aggiungere istruzioni visualizzate graficamente, importante nelle regioni in cui gli operatori sanitari spesso non possono leggere.

Dall’emergenza alla buona pratica.

L’interessante concetto portato avanti dal dott. Burke nasce dalla consapevolezza di come spesso la medicina d’urgenza nei contesti poveri di risorse “si arrangi” con strumenti non ottimali nondimeno efficaci in caso di emergenza.

Da questa idea di base possono nascere pratiche e sistemi a basso costo che presentano vantaggi economici e logistici e fare la differenza anche su larga scala, purché si comincino ad effettuare studi scientifici seri che ne valutino l’efficacia.

Fonti.

https://en.wikipedia.org/wiki/Reverse_innovation

https://www.newyorker.com/science/elements/reverse-innovation-could-save-lives-why-isnt-western-medicine-embracing-it

https://www.unicef.it/doc/436/mortalita-materna-dati-statistici.htm