Il genocidio dei nativi americani da parte degli europei del XV secolo modificò il clima.

di Luca Mario Nejrotti

La colonizzazione delle Americhe tra XV e XVI secolo uccise così tante persone da disturbare il clima della Terra. Questo il risultato di uno studio inglese sull’influenza delle attività umane sul clima.

Genocidio e incolto.

La squadra di ricercatori dello University College di Londra, diretta da Alexander Koch, sostiene che lo spopolamento di un’enorme quantità di terreni agricoli portò alla crescita di vegetazione selvatica che ha molta più capacità di ridurre l’anidride carbonica nell’atmosfera. La riduzione di CO₂ avrebbe provocato il raffreddamento repentino del clima del pianeta (vedi e vedi).

Piccola era glaciale.

Sul piano storico, i ricercatori fanno coincidere questi eventi con la Piccola Era glaciale (vedi), il periodo di raffreddamento del clima terrestre che va dal 1550 al 1850 e del quale la riduzione della CO₂ nell’atmosfera potrebbe essere un fattore.

Lo studio, multidisciplinare, ha voluto integrare le fonti per comprendere la riduzione della popolazione delle Americhe dopo la loro scoperta da parte degli Europei. Una stima che si aggira su 60 milioni di nativi che non furono soltanto sterminati dalle guerre contro i conquistatori, ma anche dalle malattie “importate”, dalle carestie e violenze che seguirono la radicale distruzione delle società originarie, dalle condizioni di vita legate alla schiavitù a cui furono soggetti. Di questi abitanti, nel XVII secolo, non restavano che 5-6 milioni.

Calo di CO₂.

Per quanto riguarda la riduzione della CO₂, i dati sono stati raccolti dall’aria contenuta nei ghiacci dell’Antartide, vera enciclopedia climatica del nostro pianeta.

L’incrocio di queste informazioni con i risultati delle analisi dei carboni e dei pollini risalenti a quel periodo nelle Americhe confermerebbe l’ipotesi che il calo drastico di anidride carbonica sia imputabile a fenomeni avvenuti sul pianeta e non influenzati dall’atmosfera o da eventi astronomici.

Si consideri che la quantità delle terre tornate selvagge sarebbe intorno ai 56 milioni di ettari, quasi pari alla superficie della Francia continentale.

Antropocene.

Lo studio dell’UCL  mostra chiaramente quanto le attività umane influenzino il clima terrestre e pone una nuova prospettiva nella periodizzazione della storia del nostro pianeta.

Tra gli studiosi si discute su quando far cominciare l’Antropocene, vale a dire l’era geologica caratterizzata dalla forte influenza dell’uomo sulle vicende planetarie.

Se finora la corrente più influente ha potuto sostenere che tale periodo andrebbe fatto cominciare intorno alla metà del XX secolo, in corrispondenza della più grave accelerazione del processo industriale, studi come quello di Koch e della sua squadra mostrano che l’uomo ha influenzato l’ecosistema in modo radicale da molto prima.

Prospettive per il futuro.

Anche se il raffreddamento del pianeta nel XVI secolo fu dovuto probabilmente a un concorso di fattori, sembra chiaro quanto lo sviluppo della vegetazione sia fondamentale per la riduzione dell’anidride carbonica e dei suoi indesiderati effetti secondari.

In tempi di riscaldamento globale ed emergenza climatica, è ovvio che non possiamo sperare in nuovi genocidi, per quanto sembri che l’umanità sia molto più attrezzata per questa soluzione piuttosto che per una responsabile riforestazione.

Fonti.

http://www.treccani.it/enciclopedia/glaciazione/

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0277379118307261

https://www.bbc.com/news/science-environment-47063973