Secondo uno studio australiano la terapia con statine è sicura ed efficace per le persone di età superiore ai 75 anni

La terapia con statine è sicura ed efficace nelle persone anziane di età superiore a 75 anni e riduce i principali eventi cardiovascolari come infarti e ictus. Lo afferma il Clinical Trials Centre dell’Università di Sydney che il 1° febbraio ha pubblicato in un articolo su The Lancet i risultati di uno studio lungo e articolato: a questo link è scaricabile il comunicato dell’Università australiana che permette anche di accedere all’articolo pubblicato dalla prestigiosa rivista medica inglese.

Lo studio ha confrontato gli effetti clinici della terapia con statine in circa 187.000 persone che avevano già preso parte in precedenza a 28 grandi sperimentazioni cliniche.

I partecipanti sono stati divisi in sei gruppi di età diversi, da meno di 55 anni a oltre 75 anni per valutare gli effetti delle statine sui principali eventi vascolari (attacchi cardiaci e ictus), sulla necessità di attuare una rivascolarizzazione coronarica, sull’incidenza del cancro e l’assunzione di questa categoria di farmaci in relazione alla causa di decesso.

14.483 arruolati del campione sono stati seguiti per una media di 4,9 anni. I rilievi finali dell’indagine medico-scientifica hanno evidenziato che la terapia con statine ha prodotto una riduzione proporzionale del 21% dei principali eventi vascolari.

Ma una significativa riduzione dei principali eventi vascolari si è evidenziata in tutte le fasce di età del campione arruolato anche se all’invecchiamento risulta associata una leggera riduzione di tale tendenza proporzionale. Tale variazione statistica non è tuttavia stata valutata statisticamente significativa.

Il trattamento farmacologico con statine ha anche evidenziato una riduzione proporzionale del 24% negli eventi coronarici maggiori. Anche per questo fattore patologico si è registrata una tendenza verso una minore riduzione proporzionale del rischio correlata all’avanzare dell’età anagrafica.

Tale tendenza sfavorevole legata all’età, che penalizza un po’ i soggetti più anziani che assumono statine, non è stata invece registrata in relazione alla necessità di sottoporre gli arruolati a procedure di rivascolarizzazione e all’insorgenza di ictus.

Un dato discordante, relativo a questa tendenza correlata all’età anagrafica del campione, è stato registrato nel gruppo di arruolati ai quali era stata diagnosticata una malattia vascolare prima di entrare in questo studio di valutazione: in questo caso non sono state riscontrate diminuzioni statisticamente significative di eventi cardiovascolari maggiori correlate a differenze di età.

L’ultimo dato importante riguarda la relazione tra assunzione di statine negli anziani e la mortalità per cause non vascolari e per cancro: lo studio non ha registrato variazioni statistiche riconducibili all’assunzione di questa categoria di farmaci ipocolesterolemizzanti.

Gli autori dello studio sottolineano tuttavia la necessità di proseguire gli studi randomizzati di valutazione in questo campo, arruolando in modo mirato persone anziane in buona salute.