Non è tutto oro quel che luccica: i “farmaci miracolosi” che curano l’Alzheimer

Negli Stati Uniti d’America, dove la libertà di parola è diritto costituzionale inviolabile, il marketing fraudolento di prodotti miracolosi per trattare la demenza e in particolare la malattia di Alzheimer sta creando non pochi danni tra la popolazione, e in particolare tra le categorie più fragili dei malati cronici e dei loro familiari. Il cambiamento demografico, in cui gli over 65 aumentano sempre di più, è stato infatti accompagnato da una crescita del numero dei professionisti del marketing che hanno come target proprio questa parte di popolazione. Costoro propongono prodotti commerciali spacciandoli per veri e propri rimedi miracolosi, capaci di prevenire, ritardare o persino curare la demenza e simili malattie neurodegenerative senza, però, nessun fondamento scientifico.

La Food and Drug Administration (FDA) ha fatto un tentativo di sensibilizzare la popolazione americana pubblicando online, nel mese corrente, 12 lettere di avvertimento e 5 di consulenza a società nazionali e straniere che vendono, in modo del tutto illegale, più di 58 nuovi farmaci non approvati e/o non etichettati che affermano di prevenire, trattare o addirittura curare il morbo di Alzheimer e una serie di altre gravi patologie. Non essendo stata approvata dalla stessa FDA, questa merce non è stata definita sicura ed efficace per il trattamento delle malattie e delle condizioni di salute che intendono “guarire”.

Il Commissario della FDA Scott Gottlieb ha delineato alcune importanti nuove iniziative e priorità politiche che l’Agenzia assumerà nei prossimi mesi per migliorare la sicurezza degli integratori alimentari e dei supplementi dietetici, tra cui gli sforzi per comunicare più rapidamente potenziali problemi di sicurezza di tali prodotti con il pubblico, stabilendo un quadro normativo flessibile che promuova l’innovazione, sostenga la sicurezza dei prodotti e ne garantisca l’integrità. Lo sviluppo di un nuovo trattamento e l’approvazione della FDA richiedono ricerche e test clinici per garantire che ogni nuovo farmaco sia per l’appunto efficace e sicuro. Per i pazienti interessati ad accedere a farmaci sperimentali esistono appositi protocolli, ad esempio partecipando a studi clinici.

In molti casi invece – specialmente online, dove i controlli non possono essere efficienti e capillari come nei negozi fisici presenti sul territorio – vengono proposti rimedi dalla proprietà incredibili, che se davvero funzionassero come promesso segnerebbero progressi inauditi nella ricerca scientifica che, ad oggi, non ha ancora messo a punto terapie efficaci per molte patologie o condizioni, né per riparare i danni provocati dalle malattie neurodegenerative sul sistema nervoso. Questi rimedi sono spesso etichettati come integratori alimentari, così da bypassare le autorizzazioni e i risultati di laboratorio necessari per la messa in commercio di ciò che può essere etichettato come farmaco. Le aziende che vendono questi trattamenti non provati per la malattia di Alzheimer, per rendere più accattivante il loro prodotto, si servono di claim non supportati da evidenze scientifiche che esagerano i poteri curativi dei prodotti stessi, come ad esempio “Puoi invertire il declino mentale associato alla demenza o al morbo di Alzheimer in una sola settimana” o “È clinicamente dimostrato che aiuti le malattie del cervello come l’Alzheimer e persino la demenza”. Se chi si imbatte in questo tipo di pubblicità ingannevole – perché di questo si tratta – ha in famiglia un malato di Alzheimer, si trova in una condizione di fragilità che lo rende facile preda di quelle che sono vere e proprie truffe senza nessuno scrupolo di tipo etico.

Prodotti definiti “progresso scientifico” devono sempre essere messi in discussione proprio perché le aziende che li commercializzano fanno leva sulla vulnerabilità delle persone che vivono la condizione patologica ma, soprattutto, è fondamentale consultare sempre il proprio medico o un operatore sanitario prima di comprare o utilizzare qualsiasi prodotto da banco, compresi quelli etichettati come integratori alimentari, anche online. La consapevolezza deve essere acquisita da ogni singolo cittadino in prima persona poiché ormai, con internet, il baratro della disinformazione è diventato talmente abissale che non se ne riesce a intravedere il fondo.