Time machine

La cultura tra i progetti di ricerca miliardari dell’Europa

di Luca Mario Nejrotti

In dicembre una commissione europea ha selezionato 6 iniziative destinate a ricevere un miliardo di euro e diventare il progetto portabandiera della ricerca europea nel 2021.

A sorpresa, tra i candidati se ne trova anche uno di valorizzazione del Patrimonio Culturale.

Il bando.

Nel settore culturale, la norma sono tagli, sacrifici e austerità, non si può quindi che salutare con entusiasmo la notizia di un ingente finanziamento europeo a un progetto culturale, ma ancora di più che un progetto culturale sia candidato a essere portabandiera della Comunità Europea.

Secondo Nature (vedi) di 16 proposte sono stati scelti 6 candidati a dicembre. Il 1 marzo, ogni squadra riceverà 1 milione di euro per sviluppare un piano di fattibilità dettagliato per il 2020, dall’esame di questi saranno scelte fino a tre iniziative da lanciare a pieno titolo nel 2021.

La shortlist.

I sei candidati recentemente selezionati includono: un progetto che esplora come l’intelligenza artificiale possa migliorare le capacità umane; uno per accelerare la disponibilità clinica di terapie cellulari e geniche; un’iniziativa di medicina personalizzata; due progetti che mirano a rendere l’energia solare più efficiente.

Infine, a sorpresa, è stato scelto un ambizioso progetto umanistico chiamato Time Machine, che cerca di sviluppare metodi per migliorare la ricerca digitale di documenti storici nelle città europee anche allo scopo di mettere in relazione un patrimonio immenso di informazioni la cui analisi è impossibile per il semplice ricercatore e che permette ad esempio, di ricostruire le reti sociali del passato analizzando e mettendo in evidenza le ricorrenze di nomi e famiglie.

Potenziale infinito.

La ricerca storica è spesso limitata non dalla capacità dei ricercatori, ma da semplici, insormontabili, ostacoli fisici. L’accesso agli archivi, la condizione di conservazione delle fonti che ne rende difficile o impossibile la consultazione, oppure la semplice immensa quantità di informazioni anche indirette che le fonti archivistiche forniscono, costituiscono limiti gravi che possono essere infranti con l’ausilio della tecnologia: questo è lo scopo del progetto Venice Time Machine (vedi), diretto da Frédéric Kaplan, del Digital Humanities Laboratory del Swiss Federal Institute of Technology in Lausanne (EPFL), in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia e con il Ministero dei Beni Culturali.

Ah, Venezia!

Meno sorprendente è il fatto che il prototipo di un grande progetto culturale europeo faccia base in Italia e, più precisamente a Venezia, città meravigliosa che occupa un ruolo da protagonista nell’immaginario mondiale della cultura storica.

Il progetto si propone di digitalizzare documenti, tra cui mappe, monografie, manoscritti e spartiti appartenenti a mille anni di storia archivistica della Serenissima.

Questa iniziativa non soltanto darà accesso a un inedito patrimonio di storia nascosta agli studiosi, ma anche di consentire ai ricercatori di cercare e collegare le informazioni, grazie ai progressi delle tecnologie di apprendimento automatico.

Scansioni… magiche.

Un altro aspetto di grande interesse è la scansione. L’ostacolo principale della consultazione dei documenti antichi è il dover decifrare le migliaia di calligrafie tutte diverse per periodo, ma anche per individuo. Inoltre, spesso, è il supporto, cartaceo o pergamenaceo, a costituire un ostacolo. Consultare un manoscritto per accedere alle sue informazioni a volte può essere una reale minaccia alla sua conservazione.

Il progetto Time Machine, intanto, si propone di sviluppare software che imparino via via a riconoscere le diverse grafie e le mani dietro di esse, ma presenta anche una volontà di tutela, ideando bracci robotici che girino le pagine con delicatezza, sistemi di scansione ultra rapidi e addirittura scanner tomografici che permettano di digitalizzare i contenuti dei libri senza nemmeno aprirli.

La macchina del tempo.

Una volta avuto accesso a questa mole immensa di dati, non c’è limite a quello che si può fare, grazie alla capacità degli elaboratori di collegare informazioni.

La Serenissima aveva archivi dettagliati e i suoi ambasciatori osservavano e documentavano gran parte del mondo conosciuto.

Attraverso i documenti si potranno ricostruire commerci, produzioni, mobilità, paesaggi urbani e non attraverso i secoli, relazioni sociali, diffusione di malattie, clima. Una messe che fa gola non soltanto agli storici ma anche e soprattutto a economisti, epidemiologi e scienziati di discipline non storiche che finora non avevano potuto utilizzare i dati del passato per le proprie ricerche, ma che oggi vedono in prospettiva concretizzarsi questa possibilità.

Nel 2021 sapremo se la Macchina del Tempo virtuale europea potrà iniziare a sondare il nostro passato.

Fonti.

https://www.nature.com/articles/d41586-019-00541-y?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=394e7adb36-briefing-dy-20190212&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-394e7adb36-43594593

https://www.nature.com/news/the-time-machine-reconstructing-ancient-venice-s-social-networks-1.22147