Epidemia di Ebola: la ricerca clinica va in prima linea

di Mario Nejrotti

Medici senza Frontiere apre due centri di ricerca clinica sull’epidemia del virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo in guerra

Quando la ricerca da emergenziale diviene un trial clinico, aumentano le possibilità di mettere nuovi farmaci a disposizione di malati gravi, in pericolo di vita.

Questo è il caso della ricerca organizzata da Medici senza Frontiere (MsF) nella Repubblica Democratica del Congo per testare nuovi preparati contro il virus Ebola.

In questo Paese si sta affrontando la più seria epidemia di Ebola degli ultimi anni e la seconda peggiore della storia, con 800 casi rilevati e una paurosa conta dei morti: oltre 500.

La situazione è molto difficile, sostiene MsF, perché l’epidemia si diffonde in aree in cui  i conflitti sono violenti tra esercito regolare e sedicenti ribelli

La popolazione in fuga sotto la spinta della guerra potrebbe oltrepassare in massa i confini dello Stato e riversarsi un Ruanda, Sud Sudan, Uganda e Burundi, rendendo vano ogni controllo preventivo sulla diffusione del virus. 

La situazione politica nella Repubblica Democratica del Congo è confusa e le recenti elezioni presidenziali del dicembre 2018,   inquinate da sospetti brogli, connivenze e pressioni straniere, non hanno chiarito il quadro sempre gravemente conflittuale tra vari gruppi di potere locali, spesso sostenuti da multinazionali, tutte decise ad accaparrarsi il maggior numero di risorse che il Congo può offrire, dal coltan, al rame, ai diamanti, al petrolio, ai terreni fertili. Il Paese vanta anche la seconda foresta pluviale del mondo per estensione, con risorse idriche imponenti, ma soggetta a una deforestazione selvaggia.   i cui profitti vanno essenzialmente a potentati economici europei, come la Norsudtimber leader dell’industria legno.

Queste ricchezze, invece, non veicolano alcun vantaggio né economico, né sociale alla popolazione, afflitta da povertà e precarietà che rendono ancora più complessa la gestione dell’attuale epidemia di Ebola da parte dei volontari della Croce Rossa e di medici senza frontiere.

Ora per avviare una soluzione più organica al problema sono stati organizzati due centri per l’arruolamento dei pazienti in Nord Kivu, epicentro dell’epidemia e zona di guerra, a Katwa e Butempo. In queste due strutture si inizierà ad arruolare i pazienti in trial clinici randomizzati per testare l’efficacia di quattro farmaci: Remdesivir, mAb114, REGN–EB3 e ZMapp.

Essi erano già in uso, ma solo secondo un protocollo emergenziale: MEURI (Monitored Emergency Use of Unregistered and Investigational Interventions). Tale procedura consentiva di somministrarli, pur non essendo ancora registrati per tale scopo, per dare più possibilità di sopravvivenza a persone in pericolo di vita affette dal virus Ebola.

Il passaggio al metodo del trial clinico permetterà, sostengono i ricercatori di MsF, di raccogliere dati scientifici sulla reale efficacia di questi farmaci e di individuare quale di essi offre migliori risultati e ha minori effetti collaterali.

l trial è condotto dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dall’ INRB (National Institute of Biomedical Research of DRC) e dal NIH (US National Institute of Health), in collaborazione con altri attori nazionali e internazionali.

I due centri di ricerca clinica possono ospitare complessivamente 158 pazienti.

MsF fino ad oggi ha qui assistito 2100 persone. Ha confermato 250 casi di Ebola e i guariti sono stati 110.

L’importanza di questa ricerca è fondamentale per conoscere meglio farmaci innovativi che possano sconfiggere Ebola, ma sarà altrettanto importante promuovere l’attenzione e la sensibilità dell’opinione pubblica occidentale. L’informazione e i media debbono occuparsi di più della situazione generale del continente africano, dilaniato da guerre e crisi politiche che hanno come unica causa  gli interessi del capitale internazionale sulle sue ricchezze. 

Istruttiva è la lettura del VI rapporto della Caritas, del Dicembre 2018, che informa  su tutte le guerre che si combattono nel mondo e che sono generalmente dimenticate dai governi, dalla stampa e di conseguenza dall’opinione pubblica. Dal rapporto si evince che gli Stati africani che patiscono  una guerra ad alta intensità sono attualmente 11  e altri sono in crisi violenta, eufemistica definizione per varie forme di guerra civile. Ma da un sondaggio contenuto nel rapporto stesso solo il 3% degli intervistati conosce almeno una guerra in Africa.