Visita gratuita: il NO della CCEPS

di Patrizia Biancucci

Che non sia consentito pubblicizzare la visita gratuita era già previsto nel Codice Deontologico, eppure la CCEPS (Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie) si è dovuta pronunciare respingendo il ricorso fatto da un direttore sanitario, responsabile dei messaggi pubblicitari della struttura in cui lavora, confermando la sospensione dall’esercizio professionale, decisa dall’Ordine di appartenenza.

Per spiegare le motivazioni che impongono al direttore sanitario di non autorizzare messaggi pubblicitari inappropriati, come ad esempio “prima visita, diagnosi, radiografia e preventivo gratuiti”, viene espresso un giudizio di merito di questo tenore “Simili indicazioni pubblicitarie risultano idonee ad ingenerare spinte consumistiche e comportamenti inappropriati da parte dell’utenza, magari indotta dal vantaggio economico a richiedere prestazioni non necessarie (in tal senso anche CCEPS dee. n. 26 del 27 maggio 2013)”. 

Rispetto alle eventuali prestazioni gratuite da parte del professionista, la CCEPS evidenza che “è indiscusso” che si possano fare, ma in particolari circostanze, “suscettibili di essere individuate, oltre che sulla base di linee indicative dettate dall’Ordine di appartenenza, anche sulla base di un orientamento di buon senso, risultando l’elemento della ‘particolarità’ per sua natura circoscritto a casi non ordinariamente riscontrabili nell’ambito dell’attività professionale … ma i servizi offerti gratuitamente … risultano essere trattamenti sanitari all’ordine del giorno … e non circoscritti neppure ad un determinato lasso di tempo, non integrando, perciò, quei caratteri di eccezionalità richiesti dalla disposizione deontologica di riferimento”.

Dunque il pronunciamento è perfettamente in linea con l’articolo 54 del Codice Deontologico, recentemente rivisitato dalla FNOMCeO rispetto alla prestazione gratuita che non era consentita nella precedente stesura, e che non dà adito a strumentali interpretazioni:
Art. 54 Esercizio libero professionale. Onorari e tutela della responsabilità civile Il medico, nel perseguire il decoro dell’esercizio professionale e il principio dell’intesa preventiva, commisura l’onorario alla difficoltà e alla complessità dell’opera professionale, alle competenze richieste e ai mezzi impiegati, tutelando la qualità e la sicurezza della prestazione. Il medico comunica preventivamente alla persona assistita l’onorario, che non può essere subordinato ai risultati della prestazione professionale. In armonia con le previsioni normative, il medico libero professionista provvede a idonea copertura assicurativa per responsabilità civile verso terzi connessa alla propria attività professionale. Il medico può prestare gratuitamente la propria opera purché tale comportamento non costituisca concorrenza sleale o sia finalizzato a indebito accaparramento di clientela.”

Tornando alla pubblicità la sentenza della CCEPS ribadisce che non è consentito fare pubblicità generalizzando tale pratica, specialmente se finalizzata all’elaborazione di un preventivo, che assume una connotazione commerciale finalizzata ad accaparramento di clientela. In tal senso fa riferimento all’articolo 56 del Codice Deontologico “Pubblicità informativa sanitaria”, modificato nel giugno 2016 dalla FNOMCeO e adattato a quanto richiesto dall’ AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), che recita così: “La pubblicità informativa sanitaria del medico e delle strutture sanitarie pubbliche o private, nel perseguire il fine di una scelta libera e consapevole dei servizi professionali, ha per oggetto esclusivamente i titoli professionali e le specializzazioni, l’attività professionale, le caratteristiche del servizio offerto e l’onorario relativo alle prestazioni. La pubblicità informativa sanitaria, con qualunque mezzo diffusa, rispetta nelle forme e nei contenuti i principi propri della professione medica, dovendo sempre essere veritiera, corretta e funzionale all’oggetto dell’informazione, mai equivoca, ingannevole e denigratoria. È consentita la pubblicità sanitaria comparativa delle prestazioni mediche e odontoiatriche solo in presenza di indicatori clinici misurabili, certi e condivisi dalla comunità scientifica che ne consentano confronto non ingannevole. Il medico non diffonde notizie su avanzamenti nella ricerca biomedica e su innovazioni in campo sanitario non ancora validate e accreditate dal punto di vista scientifico, in particolare se tali da alimentare attese infondate e speranze illusorie. Spetta all’Ordine professionale competente per territorio la potestà di verificare la rispondenza della pubblicità informativa sanitaria alle regole deontologiche del presente Codice e prendere i necessari provvedimenti.”

Oral Cancer Day – Visita gratuita

Quindi, fermo restando che la Federazione ha ritenuto necessario mantenere il divieto di promuovere le prestazioni gratuite al fine dell’accaparramento di nuova clientela, il dentista può “regalare” la propria prestazione professionale per fini sociali e/o umanitari, ma non per convincere i cittadini a rivolgersi a quello studio o a quella struttura, nel qual caso è passibile di provvedimento disciplinare perché è imputabile di concorrenza sleale. Nei casi in cui l’Ordine valuti il messaggio non conforme con il Codice Deontologico, potrà essere sanzionato l’iscritto. Se la pubblicità è promossa da una società proprietaria della struttura sanitaria sarà il direttore sanitario della struttura ad essere sanzionato, come responsabile anche della pubblicità. In ultima analisi l’obiettivo del messaggio pubblicitario deve essere quello dell’informazione, per cui posso dire chi sono, i miei titoli, le informazioni sul mio studio, le prestazioni offerte, le attrezzature utilizzate e l’onorario praticato, purché compatibile con il decoro della professione.