Vaccino terapeutico contro l’AIDS: una ricerca italiana

di Luca Mario Nejrotti

Prosegue con risultati promettenti la ricerca italiana sul vaccino terapeutico contro l’AIDS, giunta al secondo passaggio del follow-up.

La terapia dell’HIV/AIDS.

Allo stato attuale della ricerca, i farmaci antiretro virali sono l’unico baluardo contro il virus dell’HIV e permettono a milioni di pazienti di sopravvivere.

Il problema della terapia è che non può colpire i virus latenti che restano quiescenti come codice virale nel DNA delle cellule, pronti a replicarsi all’interrompersi della terapia.

Per ora la terapia farmacologica deve essere quindi mantenuta tutta la vita, mentre un vaccino che permetta di bloccare la replicazione del virus, anche di quello latente, porterebbe vantaggi enormi in termini di riduzione della tossicità associata ai farmaci, miglioramento dell’aderenza alla terapia e della qualità di vita. Si tratta di problemi di grande rilevanza soprattutto in bambini e adolescenti.

Una speranza italiana.

L’importanza del vaccino sta nel fatto che colpisce il virus HIV al cuore ossia la proteina Tat (vedi), che permette al virus di riprodursi e di diffondere l’infezione. Contrariamente a molte altre proteine utilizzate come bersaglio negli studi finora condotti sui vaccini, la Tat non si trova sulla superficie del virus HIV ma al suo interno e ne costituisce una componente fondamentale e immutabile. Uno degli effetti osservati nella fase 2 della sperimentazione è che il bloccare il motore della replicazione del virus HIV è associato al rafforzamento del sistema immunitario.

Lo studio appena pubblicato (vedi) è stato condotto in otto centri clinici in Italia (Ospedale San Raffaele di Milano, Ospedale L. Sacco di Milano, Ospedale San Gerardo di Monza, Ospedale Universitario di Ferrara, Policlinico di Modena, Ospedale S.M. Annunziata di Firenze, Istituto San Gallicano – Istituti Fisioterapici Ospitalieri di Roma, Policlinico Universitario di Bari), e mostra i risultati del follow-up clinico a lungo termine di 92 volontari vaccinati del precedente studio clinico.

Prudenza.

Lo studio mostra che l’immunizzazione Tat induce il progressivo ripristino immunitario e la riduzione dei reservoir virali sopra i livelli raggiunti con cART a lungo termine e può rappresentare un candidato di un vaccino ottimale per l’intensificazione della cART verso la riduzione del virus latente dell’HIV e per le strategie di eradicazione. Questi risultati sono stati osservati, finora, nel 37% dei casi esaminati.

Una prospettiva promettente, ma ancora aleatoria vista l’esiguità del campione (vedi).

Molti filoni di ricerca.

La ricerca sul campo è in grande fermento e sono numerose le sperimentazioni: per esempio, nel 2019, partirà in 3 continenti, la seconda fase della sperimentazione del primo vaccino terapeutico pediatrico contro l’HIV, sviluppato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in collaborazione con il Karolinska Institute di Stoccolma. Saranno coinvolti circa 100 bimbi già malati di AIDS.

Vi è poi anche il vaccino sviluppato e recentemente testato solo sugli animali dagli scienziati dello Scripps Research Institute di La Jolla (USA): si tratta di una formulazione diversa rispetto alle altre che sarebbe in grado di stabilizzare le proteine dell’involucro esterno del virus chiamate Env (Envelope), che sono in grado di modificare la propria forma, rendendone difficile l’impiego all’interno dei vaccini. Inoltre, c’è il vaccino sviluppato dall’Harvard Medical School di Boston, che ha sperimentato con successo su 400 volontari e 72 macachi un vaccino in grado di attivare una risposta immunitaria con la produzione di anticorpi.

Ovviamente i vaccini per l’HIV sono allo studio da circa 35 anni e finora tutte le sperimentazioni si sono concluse con un fallimento. La prudenza è quindi importante quanto la speranza (Vedi).

Fonti.

http://www.treccani.it/enciclopedia/proteina-rev_%28Dizionario-di-Medicina%29/

https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/19_febbraio_13/aids-vaccino-italiano-apre-strada-un-futuro-senza-farmaci-vita-ec18efd8-2f77-11e9-9db5-c6e1c6b28b3d.shtml?refresh_ce-cp

https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fimmu.2019.00233/full