Il lettore di quotidiani del futuro? Sarà forse un po’ militante e un po’ mecenate

L’interrogativo più frequente che circola sul futuro del giornalismo riguarda la sopravvivenza della carta come supporto fisico sul quale diffondere le notizie. Ma il mdilagare di Internet e dei social, che già oggi pubblicano una massa enorme di notizie in forma (ritenuta) gratuita, forse dovrebbe imporre una serie di domande molto più importanti: è davvero gratuita l’informazione online? Qual è il livello della qualità dell’informazione gratuita? Qual è la differenza tra racconto di un fatto che chiunque può fare e giornalismo?

A queste e ad altre importanti domande sul diritto all’informazione risponde in maniera indiretta la direttrice editoriale del quotidiano The Guardian, ‎Katharine Viner, in questa interessante intervista.

Il Guardian è un antico quotidiano britannico fondato a Manchester nel 1821, che ora ha sede a Londra. Negli ultimi dieci anni ha avuto una vita tormentata come quasi tutte le testate quotidiane nel mondo, a eccezione di quelle giapponesi. Quest’antico giornale ha cercato di uscire dalle difficoltà editoriali puntando sulla propria indipendenza, iniziando da quella economica: la proprietà non appartiene infatti a un editore, ma a una fondazione no profit che ha come obiettivo principale quello di impedire la scalata delle quote di azionariato popolare da parte delle imprese editoriali presenti nel mercato delle informazioni con lo scopo prioritario di realizzare utili.

La fondazione che detiene la proprietà della testata, per uscire dalle enormi difficoltà di bilancio, tre anni fa ha infatti lanciato una sorta di azionariato popolare tra i suoi lettori e ha tentato (con successo) di soddisfare con sempre maggiori specificità le loro mutevoli necessità di informazione. Grazie al supporto economico di un milione di sottoscrittori la crisi è stata superata in maniera davvero efficace e questa strategia operativa usata per uscire con successo dalla crisi viene considerata dai suoi promotori un modello esportabile in qualsiasi parte del mondo.

La linea editoriale che emerge dallo strettissimo rapporto con la vasta platea di lettori-editori può essere definita con buona approssimazione “liberal”: improntata cioè a valori culturali e politici tipici del liberalismo progressista anglosassone, molto attenta, quindi, alle questioni sociali ma contemporaneamente custode rigorosa del rispetto dei diritti individuali considerati inviolabili. La direttrice editoriale è proprio per questo convinta che il giornalismo possa contribuire a combattere le ingiustizie sociali se ha anche la capacità di diventare un reale strumento d’informazione per i suoi lettori-editori.

“The Guardian” afferma nell’intervista Katharine Viner “è impegnato nella sfera pubblica a 360°: dalla difesa del territorio e dell’istruzione pubblica alla tutela del Servizio Sanitario Nazionale. Al Guardian crediamo anche che una buona informazione sia un diritto di tutti perché siamo tutti cittadini che condividono lo stesso futuro.”

Sull’impatto sociale causato dall’insufficiente redistribuzione della ricchezza in diverse parti del mondo, l’esperienza giornalistica acquisita da Katharine Viner può raccontare molte cose interessanti che l’intervista citata puntualmente riporta.

“La povertà rappresenta un grosso problema negli Stati Uniti, ed è particolarmente legata al gruppo etnico di appartenenza: i monitoraggi delle Nazioni unite confermano tutti questo dato. Anche in Australia, la povertà ha un legame stretto con l’etnia: gli indigeni australiani vivono infatti in modo molto più difficile rispetto agli australiani bianchi. La nostra Lorena Allam, esperta di problemi sociali dei nativi australiani” prosegue la direttrice “ha contribuito molto a far luce su questi temi e a offrire ai nostri lettori una prospettiva di conoscenza veramente informata. Ma nonostante queste risorse editoriali, i nostri servizi e i nostri speciali, spesso riceviamo testimonianze dirette di esperienze australiane di povertà che sono a dir poco sconvolgenti.” 

“Per quanto riguarda la Gran Bretagna” prosegue Viner “le nostre cronache e inchieste, dal 2010, monitorano l’impatto dell’austerità economica sulle comunità locali a partire dalla chiusura di una biblioteca o dalla privatizzazione di un parco. Anche in Gran Bretagna c’è un legame tra povertà e appartenenza etnica nel manifestarsi della disuguaglianza sociale.” “Abbiamo ovviamente anche seguito e stiamo seguendo con moltissima attenzione professionale gli eventi della Brexit e i loro possibili effetti sulla popolazione cercando di andare oltre i soli aspetti politici” conclude la direttrice editoriale del Guardian. “L’ascolto dei cittadini ci permette tra l’altro di capire le motivazioni profonde che hanno prodotto il risultato favorevole del referendum sulla Brexit. Siamo tuttavia consapevoli che come giornale ci rivolgiamo anche a cittadini europei e più in generale del mondo. Vogliamo quindi che proprio loro sappiano chiaramente, a prescindere dalle future relazioni della Gran Bretagna con l’UE, che il Guardian avrà sempre una vocazione europeista”.


Photo credits: theguardian.com