Finti siti per spacciare fake news come verificate

di Luca Mario Nejrotti

Quale modo migliore per diffondere fake news, se non quello di “travestirsi” da sito di verifica, ossia di fact-checking?

Aos fatos.

Sembra che contro le fake news ci sia poco da fare: addirittura ci sono studi che concludono che chi fa debunking, cioè analizza le notizie scientificamente smontando le panzane, spesso non riesce a smuovere davvero il pubblico, che resta arroccato sulle proprie irragionevoli posizioni, e viene semplicemente bullizzato sul web (vedi).

Questo perché, nella guerra dei click, sono sempre i peggiori a vincere: uno studio italiano del 2017 mostra una negatività dominante nei commenti ai post di debunking. Inoltre, tali post rimangono principalmente confinati nella sfera scientifica. Solo pochi utenti disinformati accettano le correzioni mentre, per la maggioranza, il gradimento e i commenti sui post fake aumentano dopo l’interazione (vedi).

Anche i siti di fact-checking, un vero baluardo della verità online, possono essere un’arma a doppio taglio, se falsi portali si appropriano della loro autorevolezza per sfruttarla al fine di diffondere falsità. È quello che è successo a Aos Fatos, portale di fact-checking brasiliano (vedi).

Falsi portali per false notizie.

Il falso sito, creato a gennaio 2019 quindi molto recentemente, usava, abbastanza scopertamente, l’aspetto e il nome di Aos Fatos per promuovere false notizie, ponendosi al centro di una vasta rete di numerosi siti di fake news. Una sorta di specchietto per le allodole, quindi, mirato a diffondere disinformazione come cassa di risonanza.

Sicuramente in questi casi lo scopo principale è ricavare denaro dagli innumerevoli “click”, ma anche l’ipotesi politica si profila all’orizzonte, poiché alcuni dei siti correlati in autunno avevano creato scompiglio sulla scena elettorale, divulgando false informazioni sui candidati.

Ironicamente: si tratta di siti in precedenza sottoposti alla censura dell’Aos Fatos originale.

Illeciti labili.

Molto spesso, però, è difficile risalire ai veri responsabili di queste truffe: i proprietari dei siti sono sovente prestanome, gli autori delle notizie false si nascondono dietro pseudonimi.

L’unico modo di contrastare questa realtà, apparentemente, sarebbe quello di togliere il vincolo della privacy dai dati personali custoditi da provider e da Google.

Che si tratti di trovate pubblicitarie o di strategie di disinformazione di massa a scopo politico o sociale, le fake news sono una piaga fortemente radicata nel web; esse promuovono ignoranza, sospetto, diffidenza nelle istituzioni e nella scienza, distraggono dai problemi reali, coinvolgendo gli utenti in polemiche artatamente autoalimentate.

E ora bisogna stare attenti anche quando si visitano i siti di debunking o fact-checking: in ogni caso, mantenere un sano spirito critico nei confronti dell’informazione resta una buona abitudine sin da quando le notizie erano “gridate” agli angoli delle strade principali da appositi banditori.

Fonti.

https://www.repubblica.it/tecnologia/2017/07/27/news/combattere_le_bufale_non_sempre_giova_alla_scienza-171759049/

https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0181821

https://aosfatos.org/

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/02/19/i-produttori-di-fake-news-salgono-di-livello-e-inventano-un-finto-sito/41136/

https://www.poynter.org/fact-checking/2019/this-website-impersonated-a-fact-checking-outlet-to-publish-fake-news-stories/