Neolaureato odontoiatra: primo step fiscale, il commercialista!

di Patrizia Biancucci

Sulla scia del convegno dal titolo “L’inquadramento fiscale e professionale del neolaureato”, primo evento organizzato sabato 2 marzo 2019 dalla Commissione Giovani Odontoiatri presso l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatra di Torino, può essere utile per i neolaureati in Odontoiatria fare il punto sulle principali questioni fiscali che spesso generano non pochi dubbi su come impostare la propria attività professionale, che si tratti di aprire un proprio studio o che si tratti di prestare opera di consulenza presso altri. Insieme all’avv. Roberto Longhin per l’aspetto legale e al vicepresidente vicario ENPAM  Giampiero Malagnino per la tanto discussa previdenza soprattutto a fini pensionistici, Federico Moine, dottore commercialista e consulente fiscale ANDI Torino, ha saputo colmare il “vuoto” lasciato dal corso di laurea con una relazione estremamente chiara, a cui ha allegato fotocopie riassuntive, schematiche e didattiche, consegnate ai molti partecipanti. Ed è a lui che rivolgiamo qualche domanda per fare il focus su argomenti all’ordine del giorno, in particolare per chi entra a pieno titolo nel mondo/mercato del lavoro.

Federico Moine, commercialista

Dr. Moine, quali sono le forme adottabili dal giovane odontoiatra e/o dal giovane medico per l’avvio dell’attività libero professionale? L’attività può essere avviata in forma individuale, cioè con partita IVA individuale, oppure nella forma dello studio associato con altri colleghi o anche nella nuova forma della società tra professionisti (S.T.P.), nella quale c’è la possibilità di avere soci di capitale.

Da suo punto di vista è più conveniente avviare l’attività individualmente oppure insieme ad altri? In un mercato sempre più complesso, sia per gli adempimenti burocratici sia per la concorrenza, il consiglio è quello di non essere soli. Lavorare in una struttura associata o societaria consente di ripartire i compiti e di sfruttare la sinergia tra le diverse specializzazioni professionali. Il futuro è questo. Ma bisogna saper andare d’accordo e darsi una buona organizzazione di studio.

    

Sentiamo dire che i recenti provvedimenti fiscali, anziché favorire le aggregazioni professionali, diano vantaggi al professionista individuale. È vero? In parte sì, ma bisogna avere un’ottica di medio-lungo periodo. In effetti l’ampliamento del regime forfettario fino a 65.000 euro di fatturato annuo, riservato ai soli professionisti con partita IVA individuale e che comporta una tassazione agevolata con aliquote ridotte del 5% o del 15%, può dare un immediato vantaggio. Ma la tendenza deve essere quella di lavorare in gruppo, poiché è comunque evidente che se si vuole stare sul mercato tale soglia di fatturato annuo deve essere superata ed in ogni caso si deve essere in grado di offrire al paziente un servizio polifunzionale.


Dr. Moine, come può entrare un investitore nel mercato medico/odontoiatrico? Attraverso lo strumento della S.T.P., la società tra professionisti in vigore dal 2011, che consente di far entrare nella compagine societaria anche soggetti che non sono iscritti agli albi e che desiderano investire nel mercato medico/odontoiatrico. In ogni caso, la maggioranza dei 2/3 delle quote societarie deve rimanere in mano a soggetti iscritti all’Albo, a tutela della professione. L’opportunità è comunque interessante soprattutto per quei giovani odontoiatri e medici che non dispongono di capitali per iniziare l’attività e che non intendono ricorrere all’indebitamento bancario. Per altro verso, può essere un’occasione per chi disponga di capitali da investire, in un’ottica di diversificazione patrimoniale degli investimenti.

Un giovane odontoiatra o medico che venga assunto da una struttura sanitaria pubblica può svolgere anche la libera professione? In generale no, poiché in ambito pubblico vige il vincolo di esclusiva. In ogni caso, per svolgere qualunque tipo di incarico retribuito al di fuori della pubblica amministrazione, il dipendente pubblico deve richiedere ed ottenere l’autorizzazione dall’amministrazione presso la quale svolge il proprio servizio. Questo è un aspetto da considerare con particolare attenzione, poiché le sanzioni sono molto rilevanti.

Lei ritiene che valga ancora la pena di puntare sulla libera professione? Io dico di sì, ma bisogna essere fortemente motivati. Certo, oggi le tutele per chi inizia sono poche e proprio per questo l’aspetto organizzativo riveste primaria importanza, a partire dall’aspetto fiscale e amministrativo, a quello più strettamente sanitario, a quello del marketing, a quello della ripartizione dei compiti all’interno dello studio, a quello del costante aggiornamento professionale. Obiettivamente oggi è tutto più difficile, ma chi lavora con qualità e professionalità ha ancora possibilità di affermazione.