Una legge per il consenso presunto alla donazione d’organi. È questa la soluzione?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

In Inghilterra il provvedimento che introduce il consenso presunto alla donazione d’organi e tessuti è diventate legge: ha superato l’ultimo ostacolo alla Camera dei Lord e ha ricevuto l’accettazione formale da parte della Regina. La legge entrerà in vigore a partire dal prossimo anno (1). Con l’adozione del cosiddetto sistema opt-out, vale a dire del silenzio assenso, ogni cittadino inglese diventerà un presunto donatore di organi e tessuti dopo la morte salvo diniego esplicito quando è ancora in vita. I familiari vengono comunque consultati e possono opporsi alla donazione nel caso il proprio caro non abbia registrato formalmente la volontà a donare. Una legge simile era stata approvata anche in Italia nel 1999 ma non è mai stata applicata per una incompletezza legislativa (2).

Il provvedimento inglese è stato soprannominato “Max and Keira’s law” dopo una storia che ha commosso l’intero paese. Siamo nell’estate del 2017: Max Johnson, un bambino di nove anni attaccato a un assistente meccanico cardiaco a causa di una grave infezione virale al cuore e in lista di attesa di trapianto, riceve il cuore di Keira Ball, una sua coetanea morta insieme alla madre e al fratello in un incidente automobilistico. Il padre di Keira decide di dare il consenso alla donazione degli organi della figlia. Questo caso, che aveva fatto presa sull’opinione pubblica, ha certamente contributo ad accelerare l’iter parlamentare del provvedimento che, secondo i suoi sostenitori, permetterà di incrementare le donazioni di organi e di salvare fino 700 vite ogni anno (3). Ma su questo punto i pareri sono discordanti, chiarisce The BMJ presentando due posizioni opposte (4). Da una parte Veronica English, responsabile di bioetica e diritti umani alla British Medical Association, ed Emma Johnson, la mamma del piccolo Max, che – dati alla mano – prevedono che la nuova legge non potrà che migliorare il sistema delle donazioni in Inghilterra. Dall’altra parte Blair L. Sadler, avvocato e senior fellow all’Institute for Healthcare Improvement di Boston, e Alfred M. Sadler, medico e senior adviser alla California State University, che considerano questo cambiamento legislativo una pericolosa distrazione da ciò che invece dovrebbe essere prioritario.

Oltre a citare delle revisioni sistematiche che evidenziano un’associazione tra il metodo del consenso presunto e l’aumento delle donazioni di organi (5), English e Johnson portano come esempio il vicino Galles dove da poco più di tre anni è entrata in vigore una legge simile. “Nonostante sia troppo presto per valutare pienamente l’impatto della legge – spiegano – i primi segnali sono positivi”. I rapporti dell’NHS Blood and Transplant (6,7) registrano infatti un incremento crescente di anno in anno delle donazioni da donatori morti e anche della frequenza dei consensi di donazioni da pazienti clinicamente morti a causa di una lesione cerebrale ma con cuore battente. Si è passati dal 58 per cento di consensi del 2015 al 75 per cento del 2018. Inoltre la nuova legge ha reso più popolare il tema del consenso alla donazione oltre ad avere incentivato la pubblicità e l’educazione sul valore della donazione degli organi. “Nel Galles più persone parlano con i propri familiari dei loro desideri, questo si traduce in una maggiore facilità per lo staff medico di affrontare il discorso della donazione con i familiari e un minore probabilità che essi non diano il proprio consenso”, fanno notare English e Johnson.

A smorzare gli entusiasmi è la controparte statunitense interpellata dal BMJ che reputa l’utilità di un sistema di opt-out puramente illusoria e, per certi versi, anche controproducente. Nonostante nei sondaggi molte delle persone interpellate affermino che donerebbero i propri organi dopo la morte, fanno notare Blair Sadler and Arthur Sadler Jr, non siamo legittimati a presumere che lo farebbero davvero. “Inoltre – aggiungono – i dati provenienti da altri Paesi, a dimostrazione dei tassi più elevati di donazioni con le leggi del consenso presunto, sono dati deboli e non persuasivi” (8). I due fratelli statunitensi portano come esempio il caso internazionale della Spagna che è il paese con il più alto numero di trapianti da donatore cadavere e che viene indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità come modello a cui ispirarsi. È vero, anche la Spagna ha introdotto la legge del consenso opt-out ma – di fatto – non è questa la ragione del suo successo. Lo è piuttosto la buona organizzazione del sistema affiancato a un training specifico di medici e infermieri e a un investimento in programmi educazionali. Lo stesso direttore del Organización Nacional de Trasplantes aveva affermato che la legge è solo “una distrazione” (9): affinché vi siano donatori, la popolazione deve essere sensibilizzata; negli ospedali ci vogliono professionisti ben formati, che coordinano i trapianti, e un’organizzazione che permette di risolvere i problemi quotidiani. Sono questi gli elementi che hanno reso il modello spagnolo l’eccellenza nei trapianti d’organo da donatore cadavere (9).

“I benefici di un sistema opt-out blando erano illusori cinquant’anni fa come lo sono oggi. È giunto il momento di separare la retorica (una legge opt-out salverebbe centinaia di vite) dalla realtà (le inoppugnabili evidenze dei miglioramenti del modello spagnolo non possono essere ignorate)”, aggiungono Blair Sadler and Arthur Sadler Jr. Il pericolo infatti sarebbe quello di investire inutilmente dei soldi nel ridisegnare una legge e di sottovalutare i rischi nell’adottare una nuova normativa che di fatto distoglierebbe l’attenzione dalle strategie che hanno dimostrato di migliorare il tasso di trapianti e di vite umane salvate: migliorare la consapevolezza dei cittadini sul valore della donazione d’organi attraverso campagne educazionali e formare il personale sanitario ad affrontare il tema con i pazienti e i familiari.

Ma la rappresentante della British Medical Association e la mamma di Max per prime riconoscono che la legge non è la sola e unica risposta al problema di aumentare la disponibilità di organi. L’adozione del sistema opt-out deve far parte di una strategia più ampia finalizzata a rendere le strutture e il personale pronti e attrezzati a fare funzionare la macchina delle donazioni. “Ci sono stati enormi miglioramenti dell’infrastruttura rispetto al decennio scorso con investimenti finanziari, un aumento di personale specializzato e un approccio più coordinato. Sappiamo che i cittadini hanno sostenuto questo cambiamento. La nuova legge sull’opt-out in Inghilterra non farà altro che rendere il più semplice possibile donare organi per le persone che desiderano farlo”. 

 

Bibliografia

  1. Bagot M, Milne O. Mirror victory as Queen grants Royal Assent to Max and Keira’s Law. Mirro, 15 marzo 2019.
  2. Tundo A. Donazione organi, il paradosso del silenzio-assenso in Italia: previsto dalla legge da 18 anni, ma mai applicato. Il Fatto Quotidiano, 28 marzo 2017.
  3. Armstrong J, Glaze B. Max’s Law organ donation fight by Mirror praised by Theresa May after Government reveals opt-out system plans. Daily Mirror, 5 agosto 2018.
  4. English Veronica, Johnson Emma, Sadler Blair L, Sadler Alfred M. Is an opt-out system likely to increase organ donation? BMJ 2019; 364 :l967
  5. Rithalia A, McDaid C, Suekarran S, Myers L, Sowden A. Impact of presumed consent for organ donation on donation rates: a systematic review. BMJ 2009; 338: a3162.
  6. NHS Blood and Transplant. Organ donation and transplantation activity data: Wales. Annual data for financial years 2014/15 to 2017/18 and data for 2018/19—first 3 quarters. Gennaio 2019.
  7. NHS Blood and Transplant, National Organ Donation Committee. Analysis of the effect of Welsh legislation on consent/authorisation rates: quarter 12 (NODC(19)5). Gennaio 2019.
  8. Sharif A. Presumed consent will not automatically lead to increased organ donation. Kidney Int 2018;94:249-51.
  9. Fabre J, Murphy P, Matesanz R. Presumed consent: a distraction in the quest for increasing rates of organ donation. BMJ 2010; 341: c4973.