Nel battito di un tweet: cardiologi e social media

di Luca Mario Nejrotti

I social media sono sempre meno un passatempo e sempre più uno strumento di lavoro: velocità, versatilità, connettività sono vantaggi preziosi rispetto ai sistemi tradizionali di comunicazione, anche scientifica.

Twitter.

Un recente articolo (vedi) mostra come Internet, attraverso i social media sia divenuto l’agorà privilegiata in cui confrontarsi, proporre argomenti di discussione, promuovere le proprie ricerche e aggiornarsi sulle nuove tendenze. Il dato significativo è che questo avvenga non solo per il tempo libero, bensì sempre più nell’ambito professionale: i social media divengono uno strumento di lavoro.

In primo luogo si tratta spesso di autopromozione: se diamo uno sguardo, per quanto superficiale, ai tweet di un astrofisico di fama (vedi) come Neil deGrasse Tyson, vediamo come i contenuti non si discostino in modo particolare da quelli della gente comune e discorsi simili valgono per molti influencer “prestati” dal mondo della scienza (vedi) che diventano star del web.

In altri casi , specie in medicina, Twitter viene utilizzato sia per promuovere le ricerche del singolo sia per portare il proprio contributo a tematiche d’attualità, inerenti la professione.

I cardiologi.

Sembra che l’uso professionale dei social media, e in specifico di Twitter (vedi), sia particolarmente diffuso tra i cardiologi interventisti. Personalità eminenti della comunità scientifica promuovono se stessi e le proprie ricerche, ma partecipano anche a dibattiti sui temi più attuali della propria materia.

Il risultato è una comunità molto attiva in cui vengono pubblicati, anche solo parzialmente, le ricerche, le presentazioni, gli interventi ai convegni…

Le principali riviste medico-scientifiche hanno il proprio profilo su Twitter con update, link, commenti sugli studi più recenti, e i loro tweet sono arricchiti da commenti provenienti da professionisti da tutto il mondo.

Oltre alla funzione di “rassegna stampa” Twitter viene impiegato per promuovere la discussione tra colleghi e la condivisione delle buone pratiche.

La lunghezza dei tweet (280 battute) non consente discorsi approfonditi ovviamente, e nessun medico può pensare di “studiare” su Twitter; però i contributi di professionisti a livello globale possono stimolare la curiosità, portare nuovi punti di vista, promuovere nuovi protocolli che, chiaramente, andranno approfonditi in modo più ortodosso, accedendo alle fonti dirette che, sovente, sono allegate ai tweet stessi. 

Partecipazione virtuale.

Come si è detto, uno dei modi migliori di utilizzare Twitter per i ricercatori è la partecipazione ai convegni: lo scorso settembre al congresso 2018 della European Society of Cardiology (ESC) a Monaco, l’hashtag #ESCCongress è servito a indicare e condividere le ricerche e gli interventi in circa 50000 tweet, nel corso delle cinque giornate di congresso: non solo da chi era lì, ma anche da chi, non presente, seguiva l’evento sul social network proprio grazie a #ESCCongress e #cardiotwitter. Questo mostra come Twitter possa garantire ai medici in tutto il mondo e a tutto il pubblico interessato l’accesso virtuale, ma in tempo reale alle novità presentate ai congressi a cui non possono prendere parte.

 

Velocità.

Chiaramente, come tutti gli strumenti, anche Twitter deve essere utilizzato con senso critico e prudenza. La chiave del problema, ma anche punto di forza del sistema, è proprio la velocità con cui i contenuti vengono trasmessi e vengono promossi sulla base delle condivisioni. Il rischio è che questa velocità sia troppa per l’utente medio che possa così farsi sfuggire i contenuti più utili a favore di quelli che, non necessariamente per merito, ottengono, grazie a click e algoritmi, maggiore visibilità.

Fonti.

http://www.treccani.it/enciclopedia/twitter

http://sentichiparla.it/salute/cardiologia-social-media-twitter/