Intelligenza artificiale contro le fake news

di Luca Mario Nejrotti

Le fake news sono un problema di cui abbiamo parlato spesso (per esempio vedi e vedi). Nella battaglia contro la disinformazione, i ricercatori stanno cercando una strada per utilizzare l’intelligenza artificiale e le reti neurali.

Un fenomeno di massa.

La disinformazione volontaria e involontaria, è sempre andata di pari passo con la comunicazione: chi controlla l’informazione detiene un potere straordinario. Il problema, però, ora è che, grazie ai social media e ai device portatili, l’impatto dei falsi dati assume una portata globale con gravi ricadute politiche, sociali ed economiche.

Intelligenza artificiale contro intelligenza collettiva.

Dopo che eventi politici cruciali a livello mondiale, come la Brexit e l’elezione di Trump, sembrano essere stati pilotati dalla diffusione di fake news i social media sono corsi ai ripari (vedi) per riuscire a riguadagnare parte della propria credibilità (non che questa sia stata in particolar modo scossa nel grande pubblico), investendo nella ricerca per trovare il modo di smascherare le fake news.

I più recenti sviluppi della ricerca producono risultati nella direzione delle intelligenze artificiali e di complesse reti neurali.

Limiti umani.

È tutta una questione di quantità di dati: la diffusione esponenziale di informazioni false, con fini commerciali, politici o sociali, è tale che anche investendo ingenti risorse nel factchecking assumendo team interi di persone per la verifica delle notizie, si sarebbe sempre un passo indietro alla disinformazione.

Considerata la quantità di informazioni prodotta e condivisa giornalmente sui social network, per effettuare dei controlli a tappeto, è quindi necessario ricorrere a sistemi automatici, basati sull’intelligenza artificiale e in particolare su tecniche di deep learning, ossia reti neurali che, un po’ come quelle umane, siano articolate in diversi “strati” integrati tra loro.

In pratica si tratta di potenziare la capacità di analisi delle reti neurali aumentando la possibilità di gestire variabili e parametri intrecciati in modo complesso, come dovrebbe saper fare l’uomo, in tempi rapidissimi e combinando moli di dati straordinarie a livello globale, come sa fare la macchina.

Classificazione delle notizie.

In fondo, leggiamo in un interessante articolo del CICAP sull’argomento (vedi), smascherare le fake news è soltanto un processo complicato di classificazione, quindi alla portata di una macchina che sappia esattamente quali parametri applicare.

Questi indicatori risiedono sia nel contesto (autore, medium, bacino di utenza, “camera di risonanza”, vedi), sia nei contenuti (posizione, distribuzione, scelta delle parole, o degli elementi grafici) e valgono per i testi, i video e le immagini. Sono le interazioni e le iterazioni di questi parametri a dover essere analizzate per distinguere le fake news.

Apprendimento digitale.

È impossibile preparare una macchina a tutta la casistica potenziale sul web: i programmatori sono sempre umani. È quindi grazie al deep learning, che gli algoritmi di classificazione imparano a identificare il presentarsi di un insieme di elementi ricorrenti e comuni agli esempi di fake news creando modelli di allenamento.

Questa conoscenza può poi essere utilizzata dall’algoritmo per analizzare i contenuti reali e per identificare le bufale.

Intelligenza umana.

Il percorso per giungere a sistemi automatizzati di verifica delle notizie sul web è ancora lungo e anche quando le ricerche in questo senso fossero coronate da successo, sarà pericoloso abdicare al proprio senso critico e affidarsi totalmente a un censore digitale; inoltre, si è notato che quando le notizie false vengono confutate, la maggior parte dei sostenitori reagisce arroccandosi sulle proprie posizioni e gridando al complotto. Questo perché una buona bufala contiene sempre una parte di informazioni condivise e ritenute ragionevoli per “comune sentire” o comunque da una grande massa di utenti. Di fatto il più delle volte ci informiamo non per conoscere cose nuove, troppo faticoso e spesso destabilizzante, ma per trovare conferme di ciò che sappiamo o sentiamo.

È molto meglio, quindi, investire nella cultura, nell’istruzione delle persone e tenere sempre a mente le regole del buon senso quando si ha a che fare con l’informazione (vedi).

Fonti.

https://www.cicap.org/new/images/b/a/passaro_Immagine_3.png?i=93731

https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=278892

http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet_social/2018/09/26/fake-newsfb-googlecodice-condotta-a-ue_bf9e9756-d65f-402d-bd4a-6b88cc38fa11.html

http://www.treccani.it/vocabolario/echo-chamber_%28Neologismi%29/