Riabilitazione motoria post ictus: un robot può aiutare 

di Mario Nejrotti

La robotica fa ormai parte della nostra vita quotidiana. Per capirlo, basta seguire l’informazione sul web: un post divulgativo per tutti, quello dell’ormai famoso Salvatore Aranzulla, uno dei più seguiti divulgatori di tutorial tecnologici sulla rete e leader di mercato del settore Computer News. Ogni giorno si rivolgono al suo sito, www.aranzulla.it , oltre 600.000 persone per consultare una delle sue 8.500 guide “passo dopo passo”.

In questo post Aranzulla riassume i principali campi di applicazione della robotica oggi. Dalla domotica con i suoi servizi intelligenti, agli speaker smart, come Google Assistant, che arriva a prenotare un tavolo al ristorante o il cinema; alle sue applicazioni nei trasporti attraverso vari tipi di droni; all’industria dove è ormai diventata il motore di quella 4.0. Innovazioni che promuovono nuovi posti di lavoro, senza soppiantare la manodopera umana. Il blogger si sofferma su alcune applicazioni che permettono agli operai, attraverso esoscheletri, di sollevare anche 60-100 chilogrammi senza sforzo.

I robot sono presenti anche in medicina, ad esempio, con le affascinanti applicazioni in ambito chirurgico negli interventi assistiti, fino ai micro e nano robot, che permetteranno di raggiungere siti anatomici impensabili per l’abilità umana.

Ma proprio protesi e esoscheletri possono offrire opportunità rivoluzionarie ai pazienti.

È  di questi giorni la notizia di una ricerca, coordinata dall’IRCCS, San Raffaele di Roma, per l’uso in attività riabilitativa di un esoscheletro robotizzato per arti inferiori. L’apparecchio si applica in soggetti non deambulanti che abbiano subito un ictus, sia trombotico sia emorragico, nei sei mesi successivi all’episodio acuto. I risultati sono incoraggianti, perché il miglioramento pare essere generalizzato, se pure non diffusamente ottimale.

Sono state reclutate 48 persone nell’arco di due anni e mezzo, dal marzo 2016, al settembre 2018: 46 di loro hanno completato il periodo di osservazione; 24 con emiparesi sinistra e 22 con emiparesi destra; 27 uomini e 19 donne. La distanza dall’evento vascolare acuto va dai 13 ai 155 giorni. La deambulazione è migliorata in vario grado in tutti i pazienti e dei 14 soggetti che all’inizio della terapia non erano in grado di deambulare, 8 hanno riacquistato la facoltà motoria.

La sperimentazione, pubblicata su European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine da Michela Goffredo, ricercatrice e bioingegnere dell’ IRCCS San Raffaele di Roma, e da altri collaboratori del locale gruppo di ricerca in Neuroriabilitazione, diretto dal Prof. Marco Franceschini, voleva valutare la possibilità di usare, per la riabilitazione motoria post ictus cerebrale, un esoscheletro che potesse funzionare in esterno e che fosse trasportabile.

Al lavoro hanno partecipato anche altri centri di riabilitazione: Villa Beretta, Ospedale Valduce, Costa Masnaga di Lecco; Fondazione Centri di Riabilitazione Padre Pio Onlus di San Giovanni Rotondo; SCRIN Trevi Dipartimento di Riabilitazione USL Umbria 2, Trevi e Perugia.

La dottoressa Goffredo sostiene l’importanza di questo esoscheletro indossabile, autoportante, che è in grado di interagire con la persona a tutti i livelli di articolazione e di permettere l’attività motoria in sicurezza durante l’intera fase del passo.

I dati raccolti, pure nell’esiguità del numero di pazienti, pare diano un risultato positivo a prescindere dal grado di inabilità di base e dal periodo di inizio della tecnica riabilitativa.

Questa prima parte dello studio non ha confrontato i risultati dell’esoscheletro con quelli che si ottengono con la tradizionale riabilitazione motoria, ma i quattro centri coinvolti stanno apprestando una nuova fase di studio che confronti appunto le due situazioni e coinvolga anche pazienti con ictus inveterato e consolidate difficoltà motorie.

Uno dei vantaggi di questo strumento riabilitativo sta nella sua trasportabilità da un luogo all’altro sul territorio nella non necessità di un locale dedicato all’interno della struttura ospedaliera.

D’altro canto l’uso dell’esoscheletro nelle difficoltà motorie, anche in funzione ausiliaria alla deambulazione, è già una realtà, ma uno degli ostacoli alla sua diffusione è il  costo  che si aggira per il noleggio sui 1.500 € al mese e per l’acquisto raggiunge i 70.000 €.

Anche per le innovazioni tecnologiche, come per i farmaci più rivoluzionari di questi ultimi anni, accessibilità alle cure per i pazienti e sostenibilità economica per il sistema sanitario stanno alla base delle diseguaglianze nella gestione della salute.

Immagine tratta da https://www.robotiko.it/esoscheletro-centri-riabilitazione/