Impianti cerebrali

Parità di genere: le inconsistenti basi del neurosessismo

di Luca Mario Nejrotti

Neurosessismo: la presunzione che donne e uomini siano neurologicamente differenti è inconsistente. Finché ciò si manifesta in chiacchiere da bar o da studio televisivo, come sempre più spesso avviene, dimostra soltanto che la nostra pretesa civiltà è molto meno progredita di quanto strombazziamo quando ci confrontiamo con altri popoli della terra. È più grave che la scienza, cavalcando la tigre del consenso popolare, si presti a diffondere informazioni che possano sostenere queste leggende metropolitane.

Ciclo continuo.

The Gendered Brain: The New Neuroscience That Shatters The Myth Of The Female Brain (Gina Rippon, The Bodley Head, 2019) è un libro di recente uscita che riporta in auge il problema (vedi) ripercorrendo le tappe del neurosessismo e stigmatizzandone gli errori scientifici.

Il primo punto importante dell’analisi di Rippon è la constatazione che il tentativo di identificare una base biologica che giustifichi la presunzione di una diversa intelligenza tra uomini e donne ha una frequenza ciclica; si parte da ricerche caratterizzate da errori, false interpretazioni, bias nelle pubblicazioni, inconsistente impatto statistico, verifiche inadeguate, che vengono pubblicizzate come innovative e anticonformiste: “finalmente la verità!”. La comunità scientifica a questo punto reagisce, mostra errori e bufale e, se tutto va bene, la ricerca viene ritrattata… Fino alla successiva sciocchezza.

Negli ultimi tre decenni la ricerca neurosessista è aumentata esponenzialmente: da un lato per l’affinarsi delle tecniche di studio del cervello, tra cui la risonanza magnetica, dall’altro per l’evidente aumentare dei sessisti, di cui non si pensi che il mondo della scienza sia scevro (vedi).

Nessun cervello è uguale.

Le differenze morfologiche dei cervelli sono insospettabilmente forti tra individuo e individuo: dimensioni, rapporto materia grigia e materia bianca, dimensioni delle singole zone… Ogni cervello ha le proprie caratteristiche, spesso collegate a fattori di crescita generali e normalmente non significative. Analizzare e modellizzare queste differenze richiede campioni statistici enormi e finora non è stato possibile identificare costanti di genere.

Da “inferiori” a “complementari”.

Il politicaly correct riguarda tutti, anche i sessisti: si è quindi tentato di contrabbandare il neuro sessismo sostenendo che le capacità dei cervelli di donne e uomini siano “complementari”, le prime più empatiche e intuitive, i secondi più ragionevoli e attivi.

Questo darebbe ragione alla Bibbia, che in un mondo di recrudescenza di ostentazione religiosa non fa mai male, e potrebbe rendere più digeribili al mondo scientifico le peggiori panzane.

Questione culturale.

Come spesso capita con le fake news, anche in ambito scientifico si deve partire da un elemento in cui il pubblico possa riconoscersi: l’evidente differenza nel comportamento di donne e uomini sembra suggerire che ci debbano essere differenze a livello biologico.

L’autrice sottolinea che non si tratta di differenze di “cablaggio” cerebrale, ma di fattori culturali: la nostra è una società basata sulle differenze di genere, visto che siamo costretti a parlare ancora di parità di diritti tra uomo e donna e non di diritti universali. Una società così foggia i nostri pensieri come i nostri cervelli.

Nell’ultima parte del proprio lavoro Rippon affronta il ruolo delle donne in ambito scientifico e ci mostra uno stereotipo profondamente radicato: ai più alti livelli della ricerca e della professione gli uomini generalmente sono brillanti e mostrano sicurezza in se stessi, aggressività, capacità di assumersi rischi, le donne sono invece modelli di abnegazione, impegno, scrupolosità e preparazione.

Questa distinzione si produce in tenera età, come è stato studiato da Lin Bian, Sarah-Jane Leslie e Andrei Cimpian (vedi).

Basta farsi un giro su un social network qualunque, purtroppo, per rendersi conto che tesi sessiste, a base pseudoscientifica o meno, sono sostenute in egual misura da uomini e donne. Questo dato da solo basterebbe a far capire che non c’è nessuna differenza: la percentuale di stupidità è equamente suddivisa.

Fonti.

https://www.corriere.it/digital-edition/CORRIEREFC_NAZIONALE_WEB/2018/10/02/17/la-fisica-non-e-per-le-donne-bufera-sul-ricercatore-italiano-dopo-la-conferenza-sessista_U304045023585icB.shtml?refresh_ce-cp

https://www.nature.com/articles/d41586-019-00677-x?WT.ec_id=NATURE-20190228&utm_source=nature_etoc&utm_medium=email&utm_campaign=20190228&sap-outbound-id=7C5F786314EDA4835E323BBE50B5F36D28F1CBFA

https://psycnet.apa.org/doiLanding?doi=10.1037%2Famp0000427