Donne e aborto: il supporto della telemedicina

In Italia, le norme  per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza sono regolamentate dalla legge n.194 del 1978. Secondo questa legge, l’interruzione volontaria della gravidanza (IVG) è consentita entro i primi novanta giorni dal concepimento. Oltre tale periodo, l’interruzione può essere praticata solo in caso di aborto terapeutico, ovvero ” quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna” o “quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna”.

Con riferimento ai dati del 2016, la relazione del Ministero della Salute sull’attuazione della suddetta legge definisce un tasso di abortività di 6.5 per 1000 donne dai 15 ai 49 anni, una riduzione dell’1.7% rispetto al 2015. Questo dato pone l’Italia tra i Paesi con il minor tasso di abortività a livello internazionale.

Dal report del Guttmacher Institute pubblicato lo scorso anno, dal 2010 al 2014 si sono verificati circa 36 aborti all’anno ogni 1.000 donne tra i 15 e i 44 anni nelle regioni economicamente svantaggiate, rispetto ai 27 nelle regioni sviluppate. Il tasso di aborto è diminuito significativamente in queste ultime regioni dal 1990-1994 grazie ai molteplici metodi contraccettivi. Tuttavia, nessun cambiamento significativo è stato riscontrato nelle regioni in via di sviluppo. In questi Paesi, infatti, è molto elevata la percentuale di aborti non sicuri, o perché i metodi utilizzati sono obsoleti, oppure perché implicano l’ingestione di sostanze caustiche, o peggio ancora perché vengono svolti da personale inesperto usando metodiche pericolose, come l’inserimento di corpi estranei.

Per dare una soluzione sicura a tutte le donne che decidono di intraprendere questa strada ed evitare le problematiche che si possono verificare, sia nei Paesi industrializzati che non, la telemedicina può rappresentare una vera e propria chiave di volta. Negli Stati Uniti, infatti, il servizio TelAbortion fa parte di un trial pensato dall’iniziativa Gynuity, che ha avuto inizio nel 2016, in risposta alla crescente indisponibilità di servizi di aborto in America, soprattutto nelle zone rurali. Il trial è disponibile in diversi Stati americani, come Hawaii, Oregon, New York, Maine e Washington.

TelAbortion è un protocollo di aborto medico, molto distante da quello di tipo chirurgico, che si basa sulla somministrazione di farmaci specifici approvati dalla Food and Drug Administration nel 2000. Il servizio mette in contatto medico e paziente per via telematica, attraverso videoconferenza, metodo grazie al quale il clinico può accertarsi, tramite la visione di un’ecografia, che la gravidanza non abbia superato le dieci settimane. Ad accertamento avvenuto, il medico stesso può prescrivere i due farmaci in questione, mifepristone e misoprostolo, largamente utilizzati negli Stati Uniti nei casi di aborto non ospedaliero, e di efficacia comprovata.

Il servizio di teleconferenza rende il rapporto tra ginecologo e paziente molto intimo e riservato, dando la possibilità alle donne o ragazze di affrontare questa scelta nella privacy della propria casa, avendo comunque supervisione medica. Non solo, il protocollo telematico dà la possibilità di effettuare questo percorso anche a coloro che sono geograficamente ostacolate, per le quali è costoso e logisticamente impossibile accedere a servizi distanti.

La dottoressa Bliss Kaneshiro, ginecologa presso l’Università delle Hawaii, è uno dei quattro medici del suo studio che partecipa al processo Gynuity, e ha affermato che la consultazione con i pazienti su Internet è sorprendentemente intima. “Ero preoccupata che le visite video non fossero così personali come quelle in ambulatorio, ma ho scoperto che lo sono molto” ha dichiarato. “Do uno sguardo alla vita delle persone, vedo i bambini sullo sfondo e un compagno che ascolta, vedo i pazienti nelle loro camere da letto. Ho un’idea di come si stia svolgendo la loro vita.” La dottoressa ha effettuato circa ottanta aborti telematici, in cui molte pazienti hanno espresso il loro apprezzamento per questo approccio mediato in maniera particolarissima.