Ecosistemi acquatici in grave rischio di contaminazione da farmaci

di Luca Mario Nejrotti

I nostri fiumi e laghi non sono soltanto minacciati dall’inquinamento, civile e industriale, e nemmeno soltanto dai fertilizzanti utilizzati in agricoltura: una minaccia che già vent’anni fa si prospettava, oggi ha subito un’accelerazione esponenziale, l’inquinamento da farmaci.

La situazione precipita.

Poteva già sembrarci strano pensare che il Po e i suoi abitanti fossero minacciati dall’eccessiva concentrazione di droga nelle sue acque (vedi), ora dobbiamo preoccuparci seriamente degli antibiotici (vedi). Le concentrazioni di questi farmaci, infatti sono aumentate di dieci o addirittura venti volte in diverse aree del pianeta.

Lo studio.

Nonostante la presenza mondiale di prodotti farmaceutici nell’ambiente acquatico, finora mancava un esame esaustivo e completo su scala mondiale. Recentemente è uscito uno studio (vedi) sulle acque dolci, che attraverso proiezioni riesce a stimare il Rischio Acquatico per prodotti farmaceutici umani. L’analisi, piuttosto articolata, è partita da una valutazione del consumo pro capite specifico per paese basata sulla valutazione dei dati passati, per proseguire nel calcolo, per approssimazione, ovviamente, della quantità di acque dolci presenti nelle singole nazioni. Tra le variabili successivamente integrate, di grande importanza è come evolva il farmaco passando nell’organismo umano, negli impianti di trattamento delle acque e nell’ambiente. Confrontando i risultati, caso per caso con gli standard di tossicità dell’acqua, si è calcolato il Rischio Acquatico.

Due farmaci-campione.

Il processo è stato applicato sul ventennio 1995-2015 e sulla concentrazione di carbamazepina e ciprofloxacina.

Il primo è un anticonvulsivante, il secondo un antibiotico. L’analisi ha dimostrato che il Rischio Acquatico, per l’esposizione a questi prodotti farmaceutici umani, è generalmente aumentato di 10-20 volte.

I rischi dovuti all’esposizione a carbamazepina sono per il momento ancora relativamente bassi per il periodo di tempo valutato, pur con maggiori concentrazioni in paesi aridi o densamente popolati(AR <0,1 fino a 1,1 di valore massimo). I problemi aumentano per la ciprofloxacina le cui concentrazioni sono risultate molto più alte con Rischio Acquatico superiore a 1 su 223 di 449 ecoregioni d’acqua dolce nel 2015. Il controllo in dieci bacini fluviali ha mostrato che le concentrazioni di carbamazepina erano ben previste, mentre per l’antibiotico le previsioni risultavano addirittura ottimistiche.

Un rischio sottovalutato.

Gli antibiotici liberi nell’ambiente acquatico possono ridurre l’azione dei batteri impiegati negli impianti di depurazione e danneggiare la flora e la fauna negli ecosistemi. In acqua i batteri, come in ogni altra parte del globo, dentro e fuori gli esseri viventi, svolgono funzioni fondamentali che sarebbero pregiudicate da incontrollabili oscillazioni nel microbioma.

Infine, gli antibiotici potrebbero attivare risposte difensive nei batteri portando alla diffusione di nuovi ceppi resistenti.

Ricerche del genere per quanto parziali e per il momento solo indicative, tracciano una via per valutare nuove minacce dei nostri ecosistemi acquatici e, auspicabilmente, per prevenire la loro contaminazione.

Fonti.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/22/droga-ce-troppa-cocaina-nella-acque-dei-fiumi-a-rischio-languilla-europea/4444283/

http://www.popsci.it/allarme-farmaci-nei-fiumi-rischi-per-lecosistema-maggiore-di-10-20-volte-in-20-anni.html

https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/ab0071