Il Piano USA per sconfiggere l’HIV entro il 2030

di Luca Mario Nejrotti

Tra gli obiettivi dell’amministrazione Trump c’è quello di sconfiggere l’HIV entro il 2030, a 40 anni dalla prima diagnosi di Pneumocystis carinii in una persona infettata dal virus human immunodeficiency virus (HIV).

Un bilancio traumatico.

Da quella prima diagnosi, il numero di persone con HIV negli Stati Uniti ha raggiunto circa 1,2 milioni, con quasi 40000 persone che hanno ricevuto una nuova diagnosi solo nel 2017 (vedi).

Quella che inizialmente era una piaga fatalmente mortale oggi diventa spesso una malattia cronica grazie alla svolta scientifica dell’impiego del gruppo di farmaci, noto come terapia antiretrovirale altamente attiva (HAART), che ha contribuito a controllare l’epidemia negli USA e dovunque sia disponibile. Nonostante questo fondamentale progresso, solo il 60% delle persone che convivono con l’HIV negli Stati Uniti hanno raggiunto la soppressione virale e quindi l’intrasmissibilità del virus (vedi).

Inoltre, i costi finanziari dell’HIV sono notevoli, specialmente per il governo federale, che ha speso circa 20 miliardi di dollari per il trattamento dell’HIV nel solo 2018.

Una concreta speranza.

Anche se il carico umano e finanziario dell’HIV rimane pesante, sembra possibile interrompere la trasmissione del virus e arginare l’epidemia negli Stati Uniti entro addirittura i prossimi 10 anni.

Nel Discorso sullo stato dell’Unione del 5 febbraio 2019 (vedi), il presidente Donald Trump ha annunciato un impegno nazionale per porre fine alla diffusione dell’HIV negli Stati Uniti entro il 2030. Questo annuncio riflette l’ampio lavoro svolto dai funzionari del Department of Health and Human Services e dei National Institutes of Health e si concentra sul targeting delle risorse per le 48 contee negli Stati Uniti con il più alto carico di HIV per garantire una riduzione del 90% delle nuove infezioni nei prossimi 10 anni.

Gli strumenti di prevenzione e trattamento ampiamente disponibili oggi rendono questo obiettivo concretamente realizzabile.

Per rendere questa visione una realtà, l’amministrazione dovrà operare in 3 aree principali: prevenire l’HIV nelle comunità ad alto rischio, garantire che le persone che ricevono un trattamento giungano ad avere cariche virali non rilevabili e affrontare il grande problema socioeconomico, razziale, e disparità geografiche di salute associate a questa malattia.

Quattro azioni.

L’iniziativa strategica si basa su 4 pilastri:

  1. diagnosticare tutti gli individui con HIV il più presto possibile dopo l’infezione;
  2. trattare l’infezione da HIV rapidamente ed efficacemente per ottenere una rapida soppressione virale;
  3. impedire agli individui a rischio di contrarre l’infezione da HIV, anche con l’impiego della profilassi pre-esposizione (PrEP);
  4. rilevare rapidamente e rispondere ai cluster emergenti dell’infezione da HIV per ridurre ulteriormente le nuove trasmissioni.

In questa strategia risulta fondamentale la prevenzione, attraverso la formazione, ma anche  per mezzo della profilassi pre-esposizione, che nei soggetti a rischio permette di impedire il contagio e che se usata su larga scala sarebbe una soluzione appena meno valida del vaccino attualmente in fase di studio (vedi); al momento la PrEP comporta un’assunzione quotidiana, ma si sta lavorando per renderla mensile o annuale.

Oltre agli aspetti legati alla posologia, i maggiori ostacoli sono i costi della terapia, che possono arrivare fino a $ 2000 al mese, e l’accessibilità: la PrEP attualmente richiede una prescrizione, che può essere un ostacolo perché molti medici richiedono ai pazienti di effettuare visite cliniche prima di erogare una prescrizione. La Food and Drug Administration degli Stati Uniti dovrebbe prendere in considerazione la possibilità e la sicurezza di trasformarlo in farmaco da banco.

Tra gli altri strumenti di prevenzione di provata efficacia si dovrebbero includere e potenziare il preservativo e la circoncisione maschile oltre a rendere la profilassi post-esposizione più facilmente  disponibile per le persone che sono involontariamente esposte all’HIV.

Non basta prevenire.

In secondo luogo, sarà necessaria una strategia nazionale efficace che garantisca che coloro che convivono con l’HIV mantengano una soppressione virale a lungo termine.

Chiari dati scientifici indicano che coloro i cui carichi virali non sono rilevabili raramente trasmettono il virus ad altri. Ciò nonostante non è semplice garantire continuità e aderenza alla cura: se l’85% dei malati riceve una diagnosi corretta, solo il 73% di questi riceve le cure e solo il 60% raggiunge la soppressione virale.

Oltre ai problemi legati all’aderenza alle cure, gli USA dovranno combattere una battaglia culturale perché il progetto dell’eliminazione della trasmissione del virus sia raggiunto entro il 2030: si dovrà intervenire radicalmente contro lo stigma legato alla malattia e le disparità di trattamento, regionali economiche ed etniche.

 

Fonti.

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2728170

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2724455

https://www.pharmastar.it/news/altri-studi/hiv-soppressione-virale-equivale-a-nessuna-trasmissione-dellinfezione–27410

https://scienze.fanpage.it/hiv-funziona-la-terapia-preventiva-prep-contro-la-trasmissione-del-virus-ecco-cose/

https://scienze.fanpage.it/hiv-funziona-la-terapia-preventiva-prep-contro-la-trasmissione-del-virus-ecco-cose/