Le basi filosofiche della scienza

Il connubio tra scienza e filosofia sembra inusuale a uno sguardo superficiale, ma è più concreto di quanto si possa immaginare. Non a caso, infatti, entrambe le discipline hanno un fine ultimo comune: la conoscenza della verità. Questo è da sempre l’obiettivo di ogni ricercatore scientifico e, al contempo, dei più grandi filosofi classici, primo fra tutti Socrate con la sua celebre frase “so di non sapere”.

Prendendo in prestito le parole del filosofo Eraclito, la scienza e la filosofia si posizionano in un percorso tutto “in divenire” poiché situate in un continuum in cui condividono gli strumenti della logica, accompagnati da analisi concettuali e argomentazioni rigorose. Tuttavia, a differenza dei ricercatori, i filosofi possono sfruttare gli strumenti logici con gradi di completezza, libertà e astrazione teorica, possibilità che agli scienziati è totalmente negata nella loro routine.

Sono presenti diversi esempi del contributo filosofico alla scienza, che può assumere quattro forme: chiarificazione di concetti scientifici, valutazione critica di ipotesi scientifiche o metodi, formulazione di nuove teorie e promozione di collegamenti fra scienze diverse, come anche tra scienza e società.

La chiarificazione concettuale da parte della filosofia è utile alla precisazione dei termini scientifici e aiuta a progettare nuove procedure sperimentali. Un esempio può essere il concetto di staminalità letto in chiave filosofica, che ha condotto alcuni ricercatori a evidenziare importanti criticità semantiche e concettuali riguardo alla biologia delle cellule staminali e all’oncologia.

Il potenziale critico della filosofia sulle ipotesi scientifiche ha dato significativi contributi, ad esempio sul quadro dell’immunità self-non self, conducendo alla teoria della discontinuità dell’immunità che ha portato a una migliore comprensione di rilevanti fenomeni, come le malattie autoimmuni e la risposta immunitaria ai tumori.

Un’altra grande branca della scienza in cui la filosofia ha dato e continua tutt’ora a dare grandi spunti di riflessione è la neuroscienza cognitiva, con famose teorie quali quella di Jerry Fodor sulla modularità della mente [Fodor JA (1983) Modularity of Mind: An Essay on Faculty Psychology (MIT Press, Cambridge, MA)]. Nel suo libro, il filosofo spiega come i processi mentali scaturiscano dall’insieme di più meccanismi diversi e non da un singolo processo mentale indifferenziato. La filosofia, inoltre, è servita a implementare cambiamenti in questa branca della scienza rilevando presupposti critici o obsoleti, come i concetti di mente, intelligenza ed emozione, spesso utilizzati in diversi campi ma con poco accordo sul loro significato.

Considerando tutti i benefici appena menzionati che la filosofia ha apportato alla scienza, bisognerebbe connettere le due parti anche nell’atto pratico. Concedere spazio alle intuizioni filosofiche durante le conferenze scientifiche, ad esempio, potrebbe essere di grande aiuto per la ricerca. La presenza dei filosofi nei laboratori e nei dipartimenti scientifici farebbe in modo che quest’ultimi possano apprendere nozioni scientifiche in modo da poter fornire analisi appropriate ai ricercatori e, allo stesso tempo, permettere agli scienziati di prendere confidenza con la filosofia.

La connessione fra i due campi potrebbe essere agevolata anche nel contesto accademico permettendo agli studenti delle materie scientifiche di sviluppare una prospettiva completa, che possa affrontare le sfide della scienza moderna e, nel contempo, fornire ai filosofi basi scientifiche solide per massimizzare l’impatto della filosofia sulla scienza.