Burnout dei professionisti sanitari: la conseguenza di un danno morale

Essere un medico è un po’ come essere un soldato: si combatte quotidianamente per vincere una guerra ma lo si fa ogni volta in un campo di battaglia diverso. In un contesto del genere, i medici, come i soldati, si trovano spesso faccia a faccia con una problematica che molte volte non viene riconosciuta, cioè un vero e proprio danno morale, che nei medici si configura come burnout.

Secondo State of Mind, giornale delle scienze psicologiche, burnout significa letteralmente esaurimento, crollo, dovuto a una condizione di stress associato al contesto lavorativo e/o derivante da esso, che sfocia nel logoramento psicofisico ed emotivo accompagnato a stati d’animo quali demotivazione, delusione e disinteresse. Questo insieme di sintomi associati al suddetto stato si riflette inevitabilmente sulla performance lavorativa dei professionisti, inducendo un fallimento a livello di intraprendenza e resilienza. La problematica è molto frequente nell’ambiente sanitario; infatti, anche alla Mayo Clinic, che ha monitorato, investigato e affrontato il burnout per più di un decennio, un terzo dei clinici riporta i sintomi sopracitati.

In questo complesso quadro sintomatologico, il danno morale dell’assistenza sanitaria non risiede nell’uccisione di un’altra persona, come potrebbe esserlo in un contesto bellico, ma nell’incapacità di fornire una cura adeguata e di elevata qualità. Un medico, per essere definito tale, deve superare non pochi ostacoli, in primis una carriera accademica difficoltosa che sacrifica molti anni di vita. Per questo, non riuscire a soddisfare in modo coerente le esigenze dei pazienti ha un impatto profondo sul benessere del medico: questo è il nocciolo del conseguente danno morale.

Lo stress sul luogo di lavoro si amplifica considerando anche i profondi cambiamenti che si manifestano giorno per giorno nel contesto dell’assistenza sanitaria. L’orientamento al business e al profitto porta il clinico a dover considerare, al momento della scelta del trattamento, molti altri aspetti diversi dall’interesse del paziente, come per esempio quelli di tipo finanziario.

Il livello di soddisfazione dei precedenti pazienti e i siti di valutazione e revisione dei fornitori di cure possono dare maggiori informazioni sulla scelta di un medico, un ospedale o un sistema sanitario. Tuttavia, possono anche spingere i medici a evitare di fornire consigli necessari ma non graditi ad alcuni pazienti e portare a un eccesso di trattamento per soddisfarne altri. Le pratiche commerciali possono spingere i professionisti a fare riferimento ai propri sistemi, anche sapendo che possono ritardare le cure di comprovata efficacia o che le loro attrezzature o il personale non sono ottimali.

È necessaria, quindi, una leadership che abbia il coraggio di affrontare e minimizzare richieste di competizione formate da basi puramente commerciali, che non porterebbero alcun giovamento. I medici devono essere trattati con rispetto, autonomia e autorità per prendere decisioni razionali, sicure, basate sull’evidenza e finanziariamente responsabili. I professionisti hanno bisogno di leader che capiscano l’importanza del prendersi cura dei medici stessi, poiché questo si traduce in cure migliori per i pazienti, e quindi – tra gli altri vantaggi – anche in un ottimo affare.