Antibiotici sugli agrumeti in Florida: un rimedio peggiore del male?

di Luca Mario Nejrotti

I ricercatori sono in allarme: l’uso massiccio di antibiotici in Florida, per combattere un batterio che decima la produzione di agrumi, potrebbe avere effetti pesanti sulla salute dei consumatori.

Antibiotici e ambiente.

Abbiamo visto come l’uso degli antibiotici possa avere ricadute pesanti sull’ambiente (vedi) già normalmente: i ricercatori sono molto preoccupati dall’autorizzazione, data agli agrumicultori della Florida dall’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (EPA), ad usare la streptomicina e l’ossitetraciclina come trattamenti preventivi contro il batterio Candidatus Liberibacter asiaticus, che da decenni provoca danni ingenti alle colture (vedi).

Pericolo giallo.

Il Candidatus Liberibacter, conosciuto in Cina da un secolo e giunto in Florida almeno dal 2005, provoca la malattia del ramo giallo (huanglongbing) che infligge danni irreparabili ai frutti e alle piante ed è contagiosa (vedi). Si tratta di una patologia temibile e distruttiva, forse la più grave dell’arancio dolce, del  mandarino  e  del  pompelmo,  in  quanto compromette la longevità, la produttività e la qualità dei frutti. Essa rende anche gli alberi più vulnerabili ad altri agenti biotici e abiotici e conduce alla perdita di funzionalità delle radici fibrose (fino al 37%).

Tentativi disperati.

Attualmente non sono state individuate cure o profilassi preventive (a parte l’isolamento delle piante infette) efficaci. Per questa ragione la decisione dell’EPA di autorizzare il pretrattamento con i due antibiotici a livello massivo in Florida suona come misura disperata, ma anche potenzialmente dannosa.

I due medicinali sono già stati impiegati in agricoltura, ma mai a questi livelli.

Si tratterebbe di una sperimentazione su vasta scala: si parla di 440.000 chilogrammi di medicinali.

In generale è un’operazione controtendenza, che riporta gli Stati Uniti indietro rispetto ai timidi progressi fatti in questo campo. Già da almeno un decennio la discussione politica sugli antibiotici in agricoltura si è concentrata sulla riduzione. L’Unione Europea ha cominciato a vietare l’uso dei farmaci come promotori della crescita negli animali da allevamento e sta dando indicazioni per procedere all’uso mirato e non di massa e gli Stati Uniti ne stavano seguendo timidamente l’esempio.

Gli effetti secondari sono ben documentati nel bestiame: i composti causano l’emergenza di batteri resistenti, che possono contaminare la carne e diffondersi nell’ambiente attraverso il letame.

I ricercatori della sanità pubblica temono, quindi, che il piano di irrorazione possa stimolare la resistenza in alcuni patogeni umani, oltre a sovraccaricare l’ecosistema idrico.

Mancanza di prove.

La malattia ha paralizzato l’industria degli agrumi della Florida: quasi la metà della superficie coltivata in produzione prima dell’arrivo della malattia è stata abbandonata e, secondo alcune stime, il 90% degli alberi di agrumi dello stato sono stati infettati. “Il livello di disperazione è alto”, afferma Rick Dantzler, direttore operativo della Citrus Research and Development Foundation (CRDF) della Florida a Lake Alfred.

Il problema è che, a fronte della certezza dei rischi legati all’abuso di farmaci, manca la controprova della certezza dell’efficacia contro il batterio: gli studi mostrano che al massimo la patologia può essere ritardata, concedendo un paio di raccolti in più dalle piante infette. E le prove sono comunque scarse.

In attesa dell’individuazione di una forma di protezione meno invasiva, però, l’industria chiede risposte immediate per mantenere vivo il settore.

Fonti.

https://www.nature.com/articles/d41586-019-00878-4?WT.ec_id=NATURE-20190321&utm_source=nature_etoc&utm_medium=email&utm_campaign=20190321&sap-outbound-id=D9242E1D83C409E31731D06EDD4D6C62C91EB7A0

http://www.regione.sicilia.it/agricolturaeforeste/assessorato/allegati/fitosanitario2014/Articolo%20HLB%20Inf.%20Agr.%2002052%20-015.pdf