La variabilità del dolore oltre il genere

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Il dolore dell’uomo non è uguale a quello della donna e gli analgesici più indicati potrebbero essere diversi. Ma per ora non ne sappiamo abbastanza per formulare prescrizioni mirate, perché la differenza è stata riconosciuta da poco e non è ancora stata considerata nelle sperimentazioni dei farmaci.

La giornalista Amber Dance racconta su Nature come il giovane campo di studi si sia sviluppato nell’ultimo decennio. Soprattutto da quando Robert Sorge e Jeffrey Mogil, alla McGill University di Montreal in Canada, hanno condotto alcuni esperimenti sull’ipersensibilità al contatto indotta nei topi iniettando nel loro midollo spinale una molecola batterica, il lipopolisaccaride. E si sono accorti che solo nei maschi ciò causava un’infiammazione che li portava ad avvertire dolore quando erano toccati anche solo con una setola. Nelle femmine non si vedeva alcun effetto del genere. Ma fino ad allora la cosa era passata inosservata perché, per evitare irregolarità dovute ai cicli ormonali, in questi esperimenti si studiavano solo topi maschi.

Di lì è nata una serie di ricerche che ha rivelato che i meccanismi alla base delle varie forme di dolore cronico sono diversi nei due sessi: nei maschi il lipopolisaccaride batterico induce un’infiammazione perché stimola la microglia (le cellule immunitarie del sistema nervoso centrale), mentre nelle femmine no. Lesioni ai nervi periferici ipersensibilizzano invece entrambi i sessi, ma comunque con meccanismi diversi: nei maschi interviene sempre la microglia, nelle femmine un altro tipo di cellule immunitarie, i linfociti T, che sortiscono effetti analoghi. Farmaci che bloccano la microglia, infatti, sono analgesici solo nei maschi.

Si è poi visto che la differenza dipende fra l’altro dagli ormoni sessuali, e la prevalenza dell’uno o dell’altro meccanismo cambia quindi con l’età e con condizioni quali la castrazione degli animali. Sono emersi inoltre vari segni che lo stesso accada in altre specie, inclusi gli esseri umani. Oltre agli ormoni sessuali sembrano poi intervenire altri meccanismi, quali una maggiore predisposizione genetica di alcune donne al dolore cronico, dovuta alle varianti di alcuni geni sul cromosoma X. Queste e altre osservazioni sembrano individuare una situazione complessa che muta nel corso della vita e va oltre la semplice dicotomia di genere: “il sesso biologico di una persona – scrive la giornalista – non sempre rientra chiaramente nelle categorie di maschio e femmina, ma dipende da uno spettro di caratteristiche genetiche, anatomiche, ormonali e via dicendo, ciascuna delle quali potrebbe influenzare le necessità dell’individuo in fatto di terapia analgesica”.

Per tradurre tutto ciò in indicazioni pratiche, come si diceva, bisognerà approfondire le conoscenze perché gli studi, soprattutto quelli condotti sull’uomo, sono ancora scarsi. Qualche indizio però c’è già.

L’anno scorso per esempio si è scoperto che la metformina, usata per il diabete, riduce il reclutamento di cellule della microglia intorno al midollo spinale e quindi, come prevedibile, lenisce l’ipersensibilità dolorifica solo nei topi maschi. Anche l’azione della morfina nel dolore cronico dipenderebbe in parte dalla microglia, e questo spiegherebbe perché di solito nelle donne occorrono dosi più alte. Mentre gli studi sugli animali fanno pensare che un nuovo farmaco anti emicrania, gli anticorpi contro il peptide CGRP, potrebbe funzionare meglio nelle donne, anche se i trial clinici non hanno verificato questa evenienza.

Le sperimentazioni dei farmaci, perlomeno nelle fasi iniziali centrate sulla sicurezza, reclutano soprattutto uomini o donne in menopausa per non rischiare effetti avversi in caso di gravidanza, ma questo ha ostacolato l’osservazione di differenze tra i sessi, specie quelle legate agli ormoni in età fertile. Ora le cose potrebbero cambiare, e varie aziende farmaceutiche stanno già mostrando interesse a questi studi: potrebbero emergere analgesici destinati solo all’uno o all’altro sesso, o con posologie e modi d’uso diversi, o ancora, indicazioni che considerino tutto lo spettro di variabilità che va oltre la dicotomia uomo/donna per tarare il regime terapeutico sulle esigenze individuali di uno specifico paziente.

 

Bibliografia

  1. Dance A. Why the sexes don’t feel pain the same way. Nature, 27 marzo 2019