Probiota Orale sempre più protagonista nel Probioma Umano

di Patrizia Biancucci

“Probioma Umano. Sindrome metabolica e patologie correlate”. Presieduto da E. De Masi e G. Marostica (presidente onorario G. Gasbarrini), su questo tema si è svolta, sabato 6 aprile 2019 a Villa Raby presso l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Torino, una giornata di studio sul Probioma umano. Un incontro d’interesse sia per le varie specialità (Gastroenterologia, Malattie metaboliche e diabetologia, Medicina interna, Chirurgia generale, Pediatria, Pediatria di base, Medicina generale, Scienze dell’Alimentazione e Dietetica, Oncologia, Ginecologia, Urologia e Genetica medica) sia per la valenza polispecialistica delle relazioni presentate. Tra le materie interessate anche l’Odontostomatologia, con una relazione sul Microbiota Orale presentata in chiusura da Antonio Scalabrino, medico odontostomatologo, autore di tre libri dal titolo “Medicina Odontoiatria e corretti stili di vita”, che da anni si occupa di medicina integrata olistica, cercando di analizzare ogni organismo a livello globale, sotto il profilo biochimico, biofisico, psichico ed emozionale.

Antonio Scalabrino

Dr. Scalabrino, lei che ha approfondito l’argomento, ritiene che con il probioma umano e la sindrome metabolica la Medicina tutta si trovi ad una svolta epocale? Sicuramente. Siamo solo agli inizi, ma non solo la sindrome metabolica, ma tutte le malattie saranno individualizzate prima che gli ormai datati valori biochimici possano apparire alterati. In altre parole i valori di colesterolo, glicemia, enzimi epatici e tutti gli altri valori biochimici perderanno di valenza clinica in quanto la costruzione di sempre più efficaci banche dati permetterà di analizzare epigeneticamente ognuno di noi. Va da sè che il poter individualizzare il nostro probioma, con sempre più varianti epigenetiche, sarà di aiuto al clinico del futuro. Ma in parte lo è già nel presente.

Affrontare il problema della sindrome metabolica limitandosi alla bocca, costituisce una visione parziale, un limite? Certo, e non solo la bocca ma tutto l’organismo dovrà essere analizzato: oltre al microbiota del cavo orale oggi si è in grado di eseguire test epigenetici delle feci, del capello e della respirazione.

Tra le molte cause della disbiosi , ha citato anche le manovre odontoiatriche. Dopo tanti anni di pratica odontostomatologica, da cosa trae questa convinzione? Le manovre odontoiatriche possono sicuramente influenzare il quadro simbiotico del nostro organismo. L’uso di metalli per l’esecuzione di protesi, l’amalgama d’argento e altri materiali odontoiatrici possono far variare il ph del cavo orale (fenomeno del bimetallismo e corrosione) ed  influenzare la composizione epigenetica dei nostri microorganismi. Basta ricordarsi che ognuno di noi possiede all’incirca un chilo e mezzo di funghi, batteri e virus al proprio interno.

Dr. Scalabrino, accennando all’analisi del capello e del tampone salivare, ha preconizzato un grande futuro soprattutto per quest’ultima pratica. Perché? Il capello è un tessuto vivente dove rimangono le tracce di ciò che accade nel nostro corpo. Tramite la sua analisi vengono rilevati ad esempio eventuali tracce di droghe e viene utilizzato nella medicina del lavoro. Anche in questo caso l’aumento delle banche dati di varianti epigenetiche ci mostra un quadro sempre più ampio di possibili interpretazioni cliniche. Tramite il tampone salivare si possono analizzare molte varianti geniche, riscontrare batteri presenti che predicono il possibile terreno fertile per l’instaurarsi di malattie sistemiche come diabete, ipertensione, Alzheimer e malattie cardiovascolari, oltre alla predisposizione verso patologie del cavo orale come la parodontite.

Nel suo intervento l’intestino è stato definito come “secondo cervello”, da cui il “parlare alla pancia” di molti politici. Che significa e in cosa consiste l’asse cervello, bocca, intestino da lei richiamato? Che l’intestino sia il secondo cervello o il cervello dell’addome non è certo una novità in quanto gli antichi medici greci preconizzavano già questo concetto duemila anni fa. L’intestino possiede tre sistemi nervosi autonomi (più di cuore e reni), dà e riceve informazioni molto importanti. Ad esempio pare che il trigemino, oltre che essere sensitivo e motorio, possa dare e ricevere informazioni viscerali informando l’intestino tramite i denti. Siamo sicuramente agli inizi della scoperta di un mondo affascinante e complicato ma dai risvolti clinici molto interessanti.

Dr. Scalabrino, alla fine del suo intervento, partendo dallo studio del microbiota, si rafforza sempre più la convinzione che ogni organismo è un unicum e come tale va studiato. È un inno alla Olistica? Nel 2000 in un convegno feci una relazione dal titolo “Approccio olistico in Odontoiatria” e molti uditori rimasero stupiti nel sentir parlare di varie correlazioni tra denti e altri organi. Alcuni mi dissero che non c’era niente di scientifico in tutto ciò. Oggi c’è un gran numero di pubblicazioni scientifiche che sostengono tali correlazioni: dai concetti di Planas, Goodhaert, De Cicco, Bottaccioli (solo per nominarne alcuni) ad oggi bisogna capire che l’organismo è uno e unico. L’abbiamo suddiviso noi in cellule, tessuti, organi e apparati ma l’interpretazione olistica permette di avere una visione globale della salute e delle patologie. Ancor di più l’analisi del microbiota o meglio ancora, dell’olobionte(tutto il nostro interno) permetterà di rafforzare il concetto olistico. Ogni cambio epocale ha sempre portato scetticismo e incomprensioni, la storia ce lo insegna, ma se uniamo le forze per formare team di specialisti diversi, possiamo veramente dare una nuova interpretazione di benessere e salute, ricordandoci che ogni organismo è in salute non solo se non ci sono segni e sintomi patologici, ma se ha il pieno e perfetto funzionamento di ogni cellula del proprio corpo. Vorrei concludere con una frase di G. Gasbarrini, gastroenterologo e presidente del convegno: “Mi sento offeso se un paziente mi chiama gastroenterologo, in quanto io mi ritengo un medico di tutto l’organismo”. E io mi associo perché anche a me dà fastidio se un paziente mi chiama “dentista” dal momento che ogni organismo è uno e unico e come tale va visitato, osservato, interpretato e curato.