Anche gli animali potranno donare organi all’uomo

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Gli scienziati hanno a lungo perseguito l’idea di mantenere in vita le persone utilizzando gli organi di animali, un processo chiamato xenotrapianto, ma per lungo tempo si è ritenuto fosse impossibile. Oggi, invece, sembrerebbe non essere più così. Diversi gruppi negli Stati Uniti, infatti, stanno lavorando a sperimentazioni cliniche sugli organi suini, dall’utilizzo della pelle di maiale per proteggere quella umana ustionata, fino ai trapianti di reni in adulti e di cuori in neonati in difficoltà. In particolare, a Cambridge, nel Massachusetts, una start-up chiamata eGenesis sta lavorando sull’allevamento genico di cellule suine per creare maiali i cui organi possano essere trapiantati in modo sicuro nelle persone. “Penso che questo sia un punto cruciale nel campo dei trapianti di animali”, ha affermato William Westlin, vicepresidente esecutivo di eGenesis per la ricerca e lo sviluppo. “Non è più una questione di se, ma solo di quando” (1).

I primi esperimenti hanno mostrato che il corpo impiega circa cinque minuti per respingere un organo proveniente da un’altra specie. Per questo, per poter impiantare un rene, un cuore o polmone di maiale per mantenere viva una persona, il sistema immunitario umano deve essere indotto a non riconoscere che proviene da una specie diversa. E proprio questo è l’obiettivo di Crispr, la tecnologia di editing del genoma più in voga al momento, che consente di intervenire sul DNA delle cellule. Per ora, è stata utilizzata da eGenesis per eliminare dal genoma del maiale un gruppo di virus che sarebbe potuto passare agli esseri umani dopo un trapianto; e adesso stanno lavorando per riuscire a rimuovere i marcatori che identificano le cellule come estranee in modo che il sistema immunitario non le rigetti. Un altro gruppo di scienziati ha testato organi di maiale bioingegnerizzati in primati non umani, un passo fondamentale verso una sperimentazione clinica nell’uomo. Un recente studio pubblicato sulla rivista Nature (2) ha mostrato che dei babbuini hanno vissuto per sei mesi con cuori trapiantati da maiali modificati geneticamente per ridurre il rigetto e i ricercatori dei National Institutes of Health hanno dimostrato che i babbuini potevano vivere fino a tre anni con un cuore di maiale che batteva accanto al loro (3). Diversi gruppi animalisti si stanno battendo affinché non vengano condotte ricerche sugli animali, che proprio per questo possono essere condotte solo in circostanze limitate e in poche strutture, ma sarebbe troppo rischioso provare questi trapianti direttamente negli uomini.

Sicuramente bisogna ammettere che il potenziale di tale tecnologia è enorme. In questo momento, infatti, 75.000 persone solo negli Stati Uniti sono in attesa di un trapianto di organi, e circa 20 muoiono ogni giorno perché non sono riusciti a ottenerne uno. In Italia, secondo il Sistema informativo trapianti le Ministero della Salute, quasi 9.000 persone sono in lista di attesa. La disponibilità di organi e cellule di maiale sarebbe virtualmente illimitata e risolverebbe in gran parte il problema delle lunghe liste di attesa. The Guardian (1) riporta che Devin Eckhoff, un chirurgo specializzato in trapianti di fegato presso la scuola di medicina di Birmingham dell’università dell’Alabama, ha fatto notare che se avesse ottenuto il via libera, avrebbe potuto “produrre” 50 maiali per il trapianto entro nove mesi. E i maiali utilizzati per il trapianto potrebbero essere impiegati in molti altri modi: ad esempio, per produrre le cellule delle isole di Langerhans, gruppi di cellule pancreatiche che producono insulina, necessaria alle persone con diabete. Con il sangue di maiale, invece, si potrebbero fare trasfusioni a pazienti con malattie croniche come l’anemia falciforme che spesso, dopo essere stati sottoposti a diverse trasfusioni, sviluppano anticorpi contro i globuli umani. La scuola di medicina di Birmingham ha in programma di allevare abbastanza animali per una sperimentazione pilota e una piccola sperimentazione clinica nelle persone. Ma gli ostacoli non mancano. Innanzitutto si pone il problema dei costi per condurre studi di questa portata, inoltre – da non sottovalutare – i ricercatori temono le reazioni dei cittadini che potrebbero non accettare l’idea di sacrificare degli animali per salvare delle vite umane Resistenze comprensibile ma probabilmente superabili per i sostenitori degli xenotrapianti.

L’ultimo e grosso ostacolo sarà testare il trapianto d’organo da animali nelle persone, l’unico modo per sapere se lo xenotrapianto funziona davvero. “Penso che tutti noi stiamo aspettando la prima sperimentazione clinica”, ha dichiarato a The Guardian Jay Fishman del Massachusetts General Hospital e della Harvard Medical School. Anche David Cooper, che codirige il programma di xenotrapianto presso l’Università dell’Alabama della Birmingham Medical School, si è mostrato molto ottimista: “Quando entrerà in azione, questo processo rivoluzionerà la medicina. Si avrebbero organi disponibili ogni volta che servono. C’è un enorme potenziale qui” (1).

Ma è anche vero che la scienza deve confrontarsi anche con il diritto e con la cultura della società in cui si inserisce. Come scrive Mariachiara Tallacchini, dell’Università Cattolica di Piacenza e membro del Comitato Scientifico di Observa Science in Society, “lo xenotrapianto solleva un numero di questioni che vanno dall’etica degli animali ai diritti umani, dal consenso informato alla salute pubblica all’accettazione democratica di politiche tecno scientifiche, le quali sono state tutte prese in considerazione da diversi modelli normativi negli Stati Uniti, in Europa, in Canada e in Australia. Questi modelli espongono visioni eterogenee delle relazioni tra scienza, cittadini e democrazia, e si occupano di rischi e di diritti in modi peculiari, dipendenti dal contesto e influenzati culturalmente. Inoltre, molte visioni dei ruoli del pubblico e molte costruzioni di pubblici differenti sono associate ai tentativi di dare un senso a ciò che i cittadini pensano, desiderano, o sono pronti ad accettare, e di immaginare concezioni alternative o complementari del processo decisionale collettivo su scienza e tecnologia” (4).

 

Bibliografia

  1. Weintraub K. Using animal organs in humans: ‘It’s just a question of when’. The Guardian, 3 aprile 2019.
  2. Längin M, Mayr T, Reichart B, et al. Consistent success in life-supporting porcine cardiac xenotransplantation. Nature 2018; 564: 430-3.
  3. Chan JL, Singh AK, Corcoran PC, et al. Encouraging experience using multi-transgenic xenografts in a pig-to-baboon cardiac xenotransplantation model. Xenotransplantation 2017; 24(6). doi: 10.1111/xen.12330. Epub 2017 Sep 22.
  4. Tallacchini M. Gli xenotrapianti tra medicina e società. Observa.it, 20 settembre 2010.