“Avvio alla Professione” Progetto per Giovani Odontoiatri

di Patrizia Biancucci

Il neolaureato in Odontoiatria si trova spesso ad affrontare un faticoso percorso legato all’avviamento della professione, dovendosi districare tra iter burocratici e quelli più strettamente legati alla professione quali l’ECM, la corretta comunicazione odontoiatra-paziente, gli aspetti etici e deontologici, l’informazione sanitaria, il rapporto coi colleghi, le assicurazioni, la prevenzione del contenzioso medico-legale, che spesso generano non pochi dubbi su come impostare la propria attività professionale, che si tratti di aprire un proprio studio o che si tratti di prestare opera di consulenza presso altri.

Per colmare il “vuoto” lasciato dal corso di laurea nasce il progetto Avvio alla Professione, presentato lo scorso 11 aprile 2019 a Napoli, durante il Congresso del Collegio dei Docenti, grazie alla collaborazione del Collegio dei docenti e della Conferenza Permanente dei corsi di laurea in odontoiatria e protesi dentaria con la CAO, l’ENPAM, e le principali sigle sindacali degli odontoiatri, tra cui AIO ed ANDI. L’obiettivo è “aiutare lo studente nel percorso dell’avviamento alla professione” con dei corsi ad hoc attivati negli Atenei, sede di Corso di laurea in odontoiatria, che seguiranno un percorso formativo comune, con lezioni strutturate e standardizzate all’interno delle singole sedi, tenute da docenti di competenza specifica sui singoli temi, prevalentemente esterne al mondo universitario e provenienti da CAO, ENPAM e rappresentanze sindacali.  Abbiamo rivolto qualche domanda all’avv. Roberto Longhin, patrocinante in Cassazione e esperto di questioni mediche e odontoiatriche, per fare il focus su argomenti all’ordine del giorno, in particolare per chi entra a pieno titolo nel mondo/mercato del lavoro.

Avvocato Roberto Longhin

Avv. Longhin, oltre al tradizionale studio odontoiatrico monoprofessionale, sono comparse altre realtà organizzative: vuole dirci quali? La grave crisi economica che affligge il nostro paese ormai da troppi anni ha generato alcuni cambiamenti significativi nello scenario della professione odontoiatrica. I giovani dentisti vivono con prospettive completamente diverse da quelle vissute dalle generazioni precedenti in cui la professione era totalizzante ed interamente trascorsa nel loro studio, costruito con sacrifici e rinunce. Oggi i giovani odontoiatri vivono alla giornata, adattandosi ai mutamenti della professione per poter continuare ad essere protagonisti nei nuovi modelli generati da un mercato sempre più pervasivo. L’ingresso del capitale in questo mercato ha portato le ultime generazioni ad accettare di lavorare come collaboratori, come consulenti, come prestatori d’opera occasionale, non infrequentemente svendendosi a qualche catena low cost. Alcuni per ridurre le spese divenute insostenibili, creano studi associati, consorzi di dentisti, società tra professionisti e altre forme di lavoro aggregato. I neolaureati non si sognano più neppure lontanamente di avviare una propria attività libero professionale e preferiscono adattarsi a questi cambiamenti epocali nella consapevolezza che sopravvive solo chi sa adattarsi.

Sono molti i giovani odontoiatri che, non essendo titolari di studio, lavorano come collaboratori: può farci un quadro delle attuali opportunità e dei relativi contratti da sottoscrivere? La scelta di lavorare come “collaboratori” può essere un’opportunità se gestita oculatamente anziché subita, come purtroppo si constata in molti casi. La funzione di collaboratore consente infatti di potersi concentrare esclusivamente sull’attività di cura, senza doversi occupare dell’organizzazione dello studio. Occorre tuttavia che il rapporto sia chiaro e preferibilmente regolamentato per scritto in tutte le sue sfaccettature e non solo in quella economica. Quest’ultima solitamente è l’unica a preoccupare, quando invece altri sono gli aspetti che in qualunque rapporto di collaborazione meritano di essere dettagliatamente regolati come l’accesso e la conservazione dei dati, la raccolta del consenso informato, le modalità di scioglimento del rapporto, il passaggio di consegne, il patto di esclusività e di non concorrenza, il preavviso e altro. Purtroppo non esistono contratti predefiniti perché ciascun rapporto di collaborazione ha le sue peculiarità che suggeriscono di preferire contratti sartoriali su misura.

La giurisprudenza riconosce differenze tra collaboratore e consulente? La differenza tra collaboratore e consulente è molto difficile da delineare in quanto la figura del “dentista consulente” è un fenomeno tutto italiano che non trova eguali nei paesi europei. Consulente un tempo era il luminare, al quale ci si rivolgeva per un consulto nei casi più complessi e difficili. Collaboratore è invece un dentista la cui funzione è quella di collaborare con un collega, coadiuvandolo nel disbrigo dell’attività come può desumersi dall’etimologia del sostantivo derivato dal latino cum laborare ovvero lavorare insieme. Nella realtà quotidiana consulenti e collaboratori del settore odontoiatrico non sono altro che professionisti dei nostri giorni, nati orfani di ogni privilegio che, per scelta, ma i più per necessità, prestano il loro lavoro presso terzi siano essi colleghi, società o catene low cost. La differenza tra le due figure sta nella maggior autonomia professionale riconosciuta al consulente in quanto solitamente è un dentista dotato di competenze specialistiche (ortodontista, implantologo), mentre il collaboratore è più delegato a svolgere prestazioni di routine. La giurisprudenza ha quindi prestato molta attenzione a queste nuove realtà del mondo del lavoro professionale, giungendo a riconoscere come dietro il paravento della qualifica di collaboratore sovente sia mascherato un rapporto subordinato, mal pagato e senza alcuna garanzia.

Quali i diritti e quali i doveri del collaboratore? I diritti e i doveri di un dentista collaboratore non sono facili da indicare. Il collaboratore è un prestatore d’opera autonomo che in teoria può negoziare tutti i suoi diritti e i suoi doveri, ma nella realtà ha molti doveri e quasi nessun diritto. Invero, tolto il corrispettivo per la sua attività, solitamente costituito da una percentuale sull’incasso della prestazione al titolare dello studio, il collaboratore non ha diritto alla malattia, alla maternità, alla previdenza, alle ferie o allo straordinario. Sulla carta è libero professionista, è un lavoratore autonomo, ma nella quotidianità ha vincoli d’orario, non dispone di mezzi di produzione , è tenuto a rispettare tutte le direttive e gli ordini del committente, risponde in via diretta del proprio operato non solo a quest’ultimo, ma anche ai pazienti e se gli succede qualche incidente o rompe qualche strumento sovente si trova costretto a risarcirne il costo. Pochi parlano di questa tristissima realtà, ma sono moltissimi i dentisti che accettano di essere collaboratori per necessità e subiscono un ruolo privo di ogni potere contrattuale di qualsiasi rivendicazione o legittima aspettativa.

A quali rischi va incontro il giovane collaboratore di studio? I rischi cui va incontro il collaboratore sono tutti quelli propri di qualunque dentista, cui si aggiungono quelli nei confronti del committente. Tuttavia il cosiddetto rischio professionale sovente è molto più elevato in conseguenza di situazioni confuse e posticce. Penso a tutte le collaborazioni di fase, dove il collaboratore è impiegato in un segmento della terapia esattamente come nelle catene di montaggio. Se al collaboratore è delegata la fase estrattiva, mentre quella protesica è delegata ad un altro collaboratore e quella delle cure endodontiche ad un altro ancora, il rischio è quello di dover rispondere dell’intero danno anche se causato da altri. Penso alle catene low cost che sovente scompaiono senza aver concluso le terapie pur avendo già anticipatamente incassato l’intero corrispettivo, mentre il collaboratore in quanto iscritto ad un albo territoriale continua ad essere il bersaglio incolpevole del paziente infuriato. Fortunatamente negli ultimi anni, grazie anche alle varie associazioni di categoria, nei giovani laureati c’è molta più consapevolezza di questi rischi e molti collaboratori pretendono di regolare per scritto il loro rapporto, i loro diritti e i loro doveri, accettando con maggior consapevolezza i rischi connessi a queste nuove forme di lavoro.

Avv. Longhin, cosa è cambiato con la legge Gelli-Bianco in termini di responsabilità professionale? La legge Bianco Gelli ha cambiato enormemente lo scenario della responsabilità offrendo a consulenti e collaboratori grandissime opportunità di circoscriverla nel solo ambito extracontrattuale. La legge ha infatti codificato la responsabilità delle strutture, obbligandole ad assicurarsi per la responsabilità civile delle prestazioni erogate tramite i collaboratori che, solo se accettano una posizione di rapporto contrattuale diretto con il paziente, continueranno ad essere responsabili come prima della legge. Circoscrivere in ambito extra contrattuale la responsabilità significa non dover temere di restituire l’onorario corrisposto dal paziente alla struttura, significa non dover più temere di dover risarcire danni dopo 5 anni dalla conclusione delle cure, significa poter contare sulla assicurazione della struttura. La nuova legge meriterebbe un lungo discorso che magari faremo, anche se posso dire fin d’ora che per collaboratori e consulenti si sta rivelando provvidenziale